Il monaco zen e l’istante presente
È arrivato aprile con i suoi consueti due stereotipi: il pesce e il dolce dormire. Per quanto riguarda il pesce, io, nato in aprile, l’ho evitato per un giorno. Quanto al secondo, tra aprile e dormire, proprio non si capisce quale sia il collegamento, dato che in aprile pure la natura festeggia il tripudio del risveglio. In realtà, quotidianamente, ci rendiamo conto di quanto sia necessario essere sempre vigili. In aprile non meno che a maggio.
A questo proposito, c’è una specie di parabola Zen. Il racconto è presto detto: un giovane, desideroso di bruciare le tappe per raggiungere l’illuminazione, fa visita a un famoso Maestro Zen. Zelante e impaziente quanto mai lo prega di insegnargli la formula per raggiungere il controllo e l'armonia del sé, mente, spirito e corpo. Il Maestro, imperturbato, continua la sua meditazione. Il giovanotto, preso atto che da quella parte non gli sarebbe venuta neppure una parola, si alza dalla sedia e si avvia, deluso, verso la porta d'uscita. Prima di arrivarci, il Maestro apre bocca e dice, semplicemente: “Ecco, illuminazione è rimettere a posto la sedia dopo che ti sei alzato”. E qui la storia finisce in campo aperto.
Secondo questa interpretazione, vivere da illuminati, significa vivere ogni istante della propria vita in controllo di sé, mettere in atto l’azione appropriata per quel momento e non altra: l'opposto della distrazione e del vivere in preda a una dormiente spensieratezza. Illuminati sta sul versante opposto dei dormienti ebeti e degli arruffoni.
Siamo, in realtà, responsabili di ogni momento che viviamo e se la cosa occupava l'animo dei monaci Zen, essa non ha avuto minore attenzione nella spiritualità e sapienza cristiane. Semplicemente si presentava con un vestito differente e si definiva come "vivere l'istante presente".
Sul versante cristiano, tuttavia, non si fermava lì e aveva un importante corollario, ovvero, proponeva di "andare oltre", perché suggeriva di vivere ogni istante in unione con Dio. Non il puro, consapevole autocontrollo che, di per sé, vive di una luce effimera. Da Dio veniva una luce che poteva illuminare il lungo esercito dei nostri istanti in marcia inesorabile, per catapultarli sull'eterno. Da ragazzo ci fu un periodo della mia vita in cui trovai attraente un detto, che espresso in forma laica, diceva: "Attacca il tuo aratro ad una stella".






