Dialogo tra le religioni e pace tra i popoli
Da quando, il 27 ottobre 1986, S. Giovanni Paolo II convocò ad Assisi la prima giornata mondiale di preghiera per la pace, a cui presero parte i rappresentanti delle grandi religioni mondiali (oltre ai rappresentanti cattolici, erano presenti 50 rappresentanti delle Chiese cristiane e 60 rappresentanti delle religioni mondiali), il rapporto dialogo-pace è andato via via approfondendosi rivelando una sua singolare fecondità. Contrariamente a quanti videro nell’evento l’espressione di un pericoloso sincretismo, Assisi 1986 ha rivelato, lungo i decenni, la sua carica profetica capace di aprire “vie” nuove di collaborazione interreligiosa nella certezza che «solo la pace è santa» e che il nome di Dio non può mai giustificare la violenza e la guerra.
Nell’insegnamento della Chiesa, la via del dialogo - che ha avuto in S. Paolo VI il suo grande profeta – trova il suo fondamento «nell’intenzione stessa di Dio» (Paolo VI, Ecclesiam Suam (ES) 72), e il suo archetipo in quel «dialogo della salvezza» che Dio stesso intrattiene con l’umanità dall’inizio dei tempi. Bisogna infatti che «noi abbiamo sempre presente questo ineffabile e realissimo rapporto dialogico, offerto e stabilito con noi da Dio Padre, mediante Cristo, nello Spirito Santo, per comprendere quale rapporto noi, cioè la Chiesa, dobbiamo cercare d'instaurare e di promuovere con l'umanità» (ES 73). È proprio a questo particolare «dialogo della salvezza» che l’impegno della Chiesa per il dialogo con il mondo e, in particolare, per il dialogo con le tradizioni religiose dell’umanità, si è ispirato in questi decenni.
Dal Vaticano II in poi, soprattutto a partire dalla Dichiarazione Nostra Aetate sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane, molti passi sono stati fatti e molte iniziative sono nate, sia all’interno della Chiesa cattolica sia all’interno delle altre tradizioni religiose. Per il profondo legame che ha avuto e ha con l’incontro di Assisi, ricordo qui in modo particolare il Summit delle Religioni che, dal 1987, si celebra ogni anno il 4 agosto sul Monte Hiei (Kyoto-Giappone). Voluto dal Ven. Yamada Eisai, l’allora Patriarca del Buddhismo Tendai (una delle principali Scuole del Buddhismo giapponese) che aveva partecipato all’incontro di Assisi, il Summit delle Religioni si pone in dichiarata e ideale continuità con l’iniziativa di S. Giovanni Paolo II. La data del 4 agosto non è casuale. Il Summit viene infatti celebrato in prossimità degli anniversari dei bombardamenti atomici di Hiroshima (6 agosto 1945) e Nagasaki (9 agosto 1945) per denunciare l’atrocità della guerra e soprattutto della guerra atomica.
I giovani che sono tra di noi vengono da vari paesi di tutti i continenti (Camerun, Indonesia, Messico, Burundi, Brasile, ecc) formando così una vera comunità internazionale.






