Nel primo pomeriggio di domenica 1 febbraio 2026 con Eric, Hery, Nicolas e Riko, da casa saveriana di Desio, ci dirigiamo verso la sede del comune di Desio per unirci alla marcia della pace organizzata e promossa dalla comunità
pastorale di Desio, l’associazione pakistana Minaj Ul Quran, Desio Città Aperta, Missionari e Laici Saveriani, Scuola italiano per stranieri, col patrocinio del comune.
In breve siamo nel corteo tra centinaia di persone: giovani, bambini e anziani, sacerdoti e laici, cristiani e musulmani uniti per invocare la pace, segno importante che la pace ci appartiene e ci interpella.
Siamo parte di un coloratissimo variegato corteo con tante bandiere per i tanti paesi in guerra per dar voce a popolazioni vittime di violenza purtroppo spesso negata, silenziata e ignorata da tanti canali nazionali e internazionali.
Un gruppo di bambini portava una enorme bandiera della pace segno di ciò che hanno nel cuore e che si aspettano nel loro futuro.
Il corteo raggiunge il salone della Chiesa di San Giovanni Battista dove ascoltano alcune testimonianze tra le altre quella di due adolescenti che alla domanda “che cos’è la pace?” rispondono: “la pace non è una parola, ma un impegno da vivere ogni giorno”, “non litigare, non essere antipatici, non dire parolacce, essere gentili con tutti, rispettare i sentimenti degli altri”.
Poi altri due interventi: una musulmana, una cattolica già volontaria in centro africa, hanno ribadito l’importanza di costruire sulla pace la convivenza sociale.
Ecco alcuni punti del loro intervento: la pace ha bisogno di essere voluta e costruita; occorre essere costruttori di pace agendo e lavorando con le proprie mani; la pace non è passiva, è responsabilità; la pace non è essere prepotenti verso i deboli.
i rispecchieremo in tanti popoli con i loro volti, le loro storie e con le sfide come la pace, la giustizia, il dialogo interreligioso e interculturale, la salvaguardia del creato.






