È stato un pomeriggio molto colorato quello di oggi (sabato 16 maggio 2026), prima di tutto dalla bandiera della pace sventolata dai bambini partendo dalla piazza Giovanni Paolo II (sede del municipio) lungo tutto le vie cittadine fino ad arrivare in piazza della conciliazione (davanti alla basilica) di Desio. Insieme alla bandiera della pace c’erano anche tanti striscioni, scritti dedicati alla pace ed in particolare 56 cartelloni con la parola “PACE” in 56 lingue diverse che rappresentavano i paesi del mondo in guerra.
Bandiere della pace e paesi in guerra: una combinazione per caso? No! è stata una denuncia alla politica all’indifferentismo e alla predominanza della violenza: “siamo qui per testimoniare che siamo contro la guerra, l’indifferenza e
l’individualismo”; “le bombe non cadono da sole, ma insieme alla nostra indifferenza”; “come è possibile identificare come coraggioso il gesto di colui che punta l’arma contro un bambino innocente”.
È stata una marcia della pace espressa non solo con parole, discorsi e striscioni. Lo è stata con i volti svariati, dai bambini piccolissimi in carrozzina, agli adolescenti agli adulti; da un cittadino comune al primo cittadino della città; dagli stranieri, ai cittadini impegnati nel sociale, da una alunna di una scuola elementare a un pensionato carico di buona volontà.
i rispecchieremo in tanti popoli con i loro volti, le loro storie e con le sfide come la pace, la giustizia, il dialogo interreligioso e interculturale, la salvaguardia del creato.


Tutti quanti radunati ed in cammino a nome della fraternità, di una città che desidera restare aperta e rispettosa di tutte le differenze che sono considerate fonte di ricchezza e non minace. La pace, infatti, comincia dal desiderio di tessere una relazione umana, che sia sana, rispettosa, fatta di gesti vissuti nella nostra quotidianità indipendentemente dalla religione, appartenenza culturale e nazionale. La pace appartiene a tutti ed è percorribile da ciascuno di noi.



