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Animazione Missionaria e Vocazionale

Desio (MB)



Presentazione

La nostra casa vuole dunque essere “spazio aperto” di condivisione con la famiglia saveriana, composta dai missionari saveriani, dalle missionarie saveriane e dai laici saveriani. Insieme incroceremo cammini di vita alla luce di Cristo con un grande desiderio di felicità e di pace.

Cdesio celebrazionei rispecchieremo in tanti popoli con i loro volti, le loro storie e con le sfide come la pace, la giustizia, il dialogo interreligioso e interculturale, la salvaguardia del creato.

Qui, dall’inizio alla fine, la missione è intesa come incontro tra persone in Cristo che, secondo continenti, modalità e tempi diversi, suscita sfide, accende il cuore di desideri e porta a formulare progetti.

Offriamo, dunque, strumenti di animazione, itinerari e proposte di formazione, incontri di Spiritualità alla luce del Vangelo, l’ascolto di testimoni, di missionari che hanno già fatto la loro scelta di vita accanto agli ultimi del mondo.

Insieme, ci collegheremo con tante persone già impegnate nella diffusione del Vangelo e anche noi potremo scoprire cammini per farlo a partire dal nostro territorio, dal nostro ambiente lavorativo, scolastico o universitario, per essere anche noi proiettati verso gli altri… “fino agli estremi confini della terra!

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La comunità dei missionari saveriani di Desio cerca di concretizzare il sogno del san G. M. Conforti in due ambiti specifici. Il primo è quello dell’animazione missionaria nelle scuole, nell’accompagnare i giovani in missione, nell’accompagnare le commissioni missionarie. Il secondo è favorire l’incontro tra i cristiani e i musulmani. Posso affermare che siamo qui per l’animazione missionaria e il dialogo interreligioso (che include il dialogo interculturale). In questo articolo voglio soffermarmi sul secondo aspetto, il dialogo interreligioso.

Quando sono arrivato a Desio, quattro anni fa, ho trovato un gruppo compatto di dialogo, un cammino avviato, delle basi solide nell’incontro tra la fede cristiana e quella islamica. All’interno di questo percorso, la spiritualità buddhista si è inserita con le sue ricchezze e così aprendo nuovi orizzonti.

Ritengo fondamentale e necessario l’incontro tra le fedi. La sostanza del nostro credo ci spinge all’incontro con l’altro, all’accoglienza del diverso.

Prima del cristianesimo in Africa, c’era l’adorazione del Dio Supremo che invitava a vivere nella fraternità, ad accogliere tutti, a rispettare il creato. Le religioni tradizionali africane sono state il fondamento, il tronco su cui è germogliato il cristianesimo. Come dice il gesuita Agbonkhianmeghe, la religione africana non è negativa come molti autori l’hanno definita. La religione africana riguarda l’uomo nella sua interezza nel rapporto con Dio, con i simili e con il creato.

Come ogni cultura deve essere purificata dal messaggio del Nazareno, così le culture africane devono essere purificate dal vangelo. Dico purificare. Non si tratta, perciò, di buttare via l’acqua e il bambino. Si tratta di purificare facendo elogio della grande Saggezza che contengono le varie Afriche.

Nonostante le diversità che troviamo in Africa, un aspetto unisce le varietà culturali, l’Ubuntu.

Nel suo significato originale, ubuntu, è un’idea semplice che fa primeggiare l’inclusività sull’esclusività, la comunità sulla competizione, l’ospitalità sull’ostilità, il dialogo sullo scontro e il rispetto sulla dominazione. Ubuntu significa che non possiamo voltare le spalle a nessuno che voglia sinceramente essere parte della nostra comunità. Ubuntu in questo senso mette il dialogo al centro di ciò che significa essere completamente umani. Implica un futuro che cerca di superare l’esclusione e l’alienazione”. Sia l’Islam che il cristianesimo hanno rivendicato questo ideale di comunità inclusiva ed egualitaria; nella pratica, tuttavia, tali affermazioni risultano sempre più indebolite dalle tendenze settarie. (Le confessioni di un animista).

Chi nasce in Africa eredita questa convinzione, la respira fin dal grembo materno.

Il cristianesimo non poteva che trovare un terreno propizio per accogliere il Messaggio di Gesù che ci ricorda che la cosa che conta è l’Amore. «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Mt 22,36-37.39).  

Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell'Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso (Luca 6, 32-36)

E se ognuno di noi vedesse in ogni persona – diversa per la fede, la cultura, ecc – il proprio padre, la propria madre, il proprio fratello, la propria sorella lo sguardo non cambierebbe? Le maschere del pregiudizio non cadrebbero? Chi incontra veramente un altro, non incontra gli schemi, le maschere, l’astratto. Incontra persone concrete, con storia, qualità. Il fondatore dei missionari saveriani si è lasciato trasformare dalla missione quando è andato in Cina. L’incontro ci ricrea, ci trasforma, ci arricchisce, ci disarma, ci apre gli orizzonti nuovi, ci fa rispettare la bellezza dell’altro. Ecco cosa era successo quando il fondatore dei missionari andò in Cina.

Vedere la bellezza in ogni cultura e popolo, l’esperienza del Conforti

Il vescovo Conforti quando è rientrato dalla Cina è totalmente cambiato. L’incontro con quel popolo diverso ha plasmato il suo modo di vedere il mondo fino a modificare il suo vocabolario. Il vescovo Guido Maria Conforti tornò in Italia con una visione nuova dell’evangelizzazione. Cancellò dalla memoria la convinzione, molto diffusa in quei tempi di conquiste coloniali, che i missionari andassero in Cina o tra le popolazioni non ancora cristiane per convertire dei “pagani” rozzi, privi di validi principi morali, da civilizzare e strappare all’inferno con la conversione alla nuova religione straniera. L’ammirazione del Conforti per i Cinesi fu immensa… e nel suo vocabolario pastorale cominciò a cancellare molti stereotipi e pregiudizi di quei tempi che lo mettevano ora grande disagio.

Per fare del mondo una sola famiglia, occorreva innanzitutto il rispetto per le culture, per le tradizioni e per le religioni dei popoli da evangelizzare. Il missionario doveva essere la “proposta”, la lettera di Dio ai figli che non lo avevano ancora incontrato, una lettera attesa che avevano già pregustato nei loro libri sacri pieni di segni del verbo.” (Il Fascino del vescovo Guido Maria Conforti”, il santo della mondialità, Al Hakim-Nazareth 2011).

Storia che può cambiare il punto dove ci mettiamo per vedere la realtà (punto di vista)

Nel dicembre 2015, un gruppo di militanti di al-Shabaab attaccò un autobus carico di passeggeri nella regione di Mandera, nel Nord-est del Kenya. Come di consueto, nei loro macabri rituali, gli assalitori separarono i cristiani dai musulmani, con l’intenzione di massacrare i primi e risparmiare i secondi. Un insegnante musulmano, Salah Farah, si rifiutò di obbedire all’ordine di segregare le persone sulla base della loro affiliazione religiosa. Per il suo diniego gli spararono, ferendolo gravemente. Mentre lottava per la vita in un letto in ospedale a Nairobi, Farah raccontò quanto gli era avvenuto e così spiegò le ragioni del suo gesto: "ci dissero che se eravamo musulmani, eravamo salvi…Chiedemmo loro di ucciderci tutti o di lasciarci andare tutti… Siamo fratelli. La gente dovrebbe vivere insieme pacificamente. È solo la religione che è diversa, così chiedo ai miei fratelli musulmani di prendersi cura dei cristiani, e che anche i cristiani si parendano cura di noi.

Aiutiamoci gli uni gli altri e viviamo insieme in pace." 

Il 18 gennaio 2016, Farah morì, dopo un intervento chirurgico, in seguito alla ferita riportata. (le confessioni di un animista, p.115)



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