GENERATORE DI NOVITÀ! (Gv 14,15-16.23b-26) Pentecoste 2019
Gesù lo aveva promesso ed eccolo che lo dona nel giorno di Pentecoste, cinquanta giorni dopo la Pasqua. Non è un semplice soffio. È un vento. È un vento forte, che scuote e che smuove. È lo Spirito Santo che trasforma in apostoli i fragili discepoli nascosti in casa per paura dei giudei. È lo Spirito santo che è come un terremoto, come un incendio, perché è l’irruzione di Dio nella Storia. È lo Spirito Santo che è luce per ridonare la capacità di intendersi, di parlarsi, di comprendersi. Se nella costruzione della torre di babele la gente non si capiva, parlava lingue diverse, la pentecoste è l’anti-Babele, perché la confusione di linguaggio si trasforma in mutua comprensione, e come dice la prima lettura: “Ciascuno udiva parlare nella propria lingua. Ed erano stupiti…”
La festa della Torà
La festa di Pentecoste, in primo tempo, era festa della mietitura di origine contadina, che poi si è trasformata nella festa del dono della Torà, cioè del dono della Legge ad Israele, ai piedi del monte Sinai per la vera libertà.
Gli anziani, poi, con il passare del tempo, hanno moltiplicato le dieci parole con nuove regole, con nuove norme e hanno trasformato la Torà in uno strumento di dominio e di costrizione morale. Gesù opera la riforma, libera la legge, elimina i precetti aggiunti e ridona ai comandamenti il senso iniziale. Alla fine dichiara che uno solo è il vero comandamento, quello dell’amore: “Ama con l’amore con cui sei amato.” Per questo Gesù dona il suo Spirito, dona la forza interiore capace di scolpire l’amore nel cuore, non sulla pietra come era avvenuto nel passato. Possiamo, così, riconoscere l’azione dello Spirito nel cuore dell’uomo, nel cuore della chiesa e nel cuore del mondo.
- Parlare dello Spirito Santo è riconoscere la sua azione nel cuore di ogni uomo
Nel lungo discorso di addio, Gesù annuncia la venuta dello Spirito Santo: “Lo Spirito Santo, che il Padre manderà a nome mio, lui vi insegnerà ogni cosa”.
Possiamo avere una vita interiore, fatta di ascesi, di sforzo con motivazioni sagge per una buona vita morale. Possiamo impegnarci nello studio per conoscere Dio e per incontrarlo. Però l’ascesi non basta, siamo limitati, siamo fragili, non siamo in grado. “Dio ci supera infinitamente, è sempre una sorpresa…”
Ma ci è data la possibilità di avere la vita spirituale con il dono dello Spirito Santo, accolto nella contemplazione, nella disponibilità, nell’umiltà del cuore aperto. Il dono dello Spirito che ci insegna ogni cosa.
Per questo Paolo, nella seconda lettura, esorta i discepoli a lasciare allo Spirito la direzione della vita: “Non siete sotto il dominio della carne, ma dello spirito di Dio, che abita in voi”.
D’abitudine dirigiamo la nostra vita, la orientiamo con i nostri criteri terreni e egocentrici.
Invece Paolo ci invita a cedere il passo, a dare la direzione allo spirito che abita in noi. Ci invita a confidare nei sui doni, a consegnarci alla sua guida, a lasciare che lo Spirito ami in noi, che risponda all’amore del Padre attraverso di noi, per non essere più schiavi, ma figli che gridano: “Abba! Padre”.
- Parlare dello Spirito Santo è riconoscere la sua azione nel cuore della Chiesa e delle nostre comunità.
Un’ombra di realismo copre oggi la chiesa e le nostre comunità per quello che vediamo con i nostri occhi e sentiamo con le nostre orecchie. Il male, che è presente anche tra i membri della comunità cristiana, ci fa dubitare sull’azione dello Spirito Santo.
Ma nonostante tutto riconosciamo la sua azione nel cuore della chiesa ed è colui che ci dà il coraggio di sognare.
È bello ricordare il 13 marzo 2013, quando Francesco, al balcone della basilica di San Pietro, si inchinò davanti alla folla e ne chiese la benedizione. In quel momento ci fu un silenzio impressionante, un segno tangibile dello Spirito di Dio come nel giorno della Pentecoste.
Fu quello un inizio di primavera che si è consolidato e meglio definito con gesti, parole e scelte di papa Francesco in questi anni.
La chiesa è sempre in cammino, va di inizio in inizio, attraverso inizi sempre nuovi. Un inizio con papa Giovanni, altri inizi con Paolo VI, con Giovanni Paolo II, con Benedetto XVI. Lo Spirito è in azione nel suo cuore ed è generatore di novità. È come il vento e non si sa da dove viene, non si sa dove va, agisce con libertà. “E’ Dio in libertà!” Siamo il popolo in cammino nella storia degli uomini, e quando si cammina in gruppo è normale trovare alcuni che precedono nel loro ruolo di profeti e guide ed è normale intravedere altri che faticano nel tenere il passo e stanno nelle retrovie.
Papa Francesco diceva domenica 26 maggio: “La Chiesa non può rimanere statica, ma, con la partecipazione attiva di ciascun battezzato, è chiamata ad agire come una comunità in cammino, animata e sorretta dalla luce e dalla forza dello Spirito Santo che fa nuove tutte le cose.”
- Parlare dello Spirito Santo è riconoscere la sua azione nel cuore del mondo e della storia
È scritto nella prima pagina della Bibbia che lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque (Gn 1,2). Oggi lo Spirito è attivo come creatore e generatore di vita e di novità nelle città e nella storia degli uomini.
È lo Spirito Santo che dà forza a tutti quelli che si impegnano per un mondo più giusto, equo e solidale. È lo Spirto Santo che fa scaturire, anche in mezzo alla violenza e alle guerre, parole e gesti di pace e di riconciliazione. È lo Spirito Santo che suscita i profeti con parole sagge e profonde, per rispondere agli interrogativi dell’umanità sul suo futuro, sul rispetto della natura, sulla fratellanza universale, sui diritti umani e di democrazia.
È Spirito di Dio che risveglia la sensibilità dei giovani per lo sviluppo sostenibile e contro il cambiamento climatico, come la giovanissima attivista svedese Greta Thunberg.
È Spirito di Dio che si manifesta in sensibilità, in partecipazione e in uomini e donne nel festival biblico realizzato a Vicenza e altrove nel mese di maggio
È lo Spirito Santo che conduce la storia degli uomini perché egli è l’alfa e l’omega, e ci conduce verso la Gerusalemme Celeste.
Dicevamo all’inizio che Gesù dichiara che uno solo è il vero comandamento, quello dell’amore: “Ama con l’amore con cui sei amato.”
Per questo Gesù dona il suo Spirito, dona la forza interiore capace di scolpire l’amore nel cuore, non sulla pietra come era avvenuto nel passato, ma nel cuore dell’uomo e della donna, nel cuore della chiesa e nel cuore del mondo.
E invochiamolo: Vieni Spirito Santo e rinnova la faccia della terra.
Vicenza, 8 giugno ’19
PADRE PIETRO UCCELLI
La fama di santità lo accompagnò per tutto il resto della vita, anima semplice e di carattere allegro, era innocente e limpido, rimanendo così fino alla morte, avvenuta il 29 ottobre 1954 nella casa dei Missionari Saveriani a Vicenza, dove le spoglie sono conservate nella chiesetta attinente alla casa stessa di Vicenza.






