Il nostro grande grazie ai Padri Saveriani di Desio
I Padri Saveriani di Desio collaborano con i Docenti di Religione Cattolica dell’IIS ‘Ettore Majorana’ di Cesano Maderno fin dall’anno 2000, all’interno del Progetto: ‘Il sentiero del pregiudizio’ che i Docenti hanno fatto partire nel corso dell’Anno Santo della Redenzione indetto da Papa San Giovanni Paolo II (1920-2005). Ogni anno, da 18 anni, alcuni Padri Saveriani tengono nelle Classi alcune lezioni agli alunni. I temi trattati nei loro incontri sono stati molteplici e ad ampio spettro: la vita nelle terre di missione, la solidarietà verso gli ultimi, il dialogo interreligioso (che molti Padri portano avanti nei Paesi che li ospitano), i giovani e la vita di fede, l’inclusione e l’integrazione di immigrati e rifugiati, l’accoglienza e l’accompagnamento delle persone in difficoltà, ecc. Lo scorso anno scolastico il tema scelto ha avuto come titolo: ‘La custodia dell’ambiente e la tutela dell’acqua, bene prezioso e comune’, tema prescelto per riflettere sull’Enciclica di Papa Francesco: ‘Laudato sì’ sulla cura della casa comune (la nostra cara e amata Terra). Quest’anno il tema da svolgere avrà il titolo: ‘Dialogo interculturale: dall’Integrazione all’Interazione’ ed è stato preceduto da una Mostra Missionaria allestita nell’atrio dell’IIS Majorana dal 29 Novembre al 22 Dicembre 2018. La Mostra, intitolata: ‘Ti racconto una storia: c’era un volto’, è stata predisposta dal Centro di Documentazione sulla Mondialità (CDM) dell’Istituto Saveriano di Salerno e sta facendo il giro di Scuole, Parrocchie ed Oratori d’Italia. I ragazzi del Majorana che hanno visitato la Mostra hanno riflettuto in profondità sulle situazioni descritte nelle varie parti del mondo, mostrando sensibilità e solidarietà verso i volti e le storie presentate. La tesi di fondo è che lo sguardo diretto all’altro è l’atto costitutivo dell’incontro per oltrepassare barriere, preconcetti e schemi troppo semplicistici e riduttivi. Guardare il volto di chi ci sta di fronte vuol dire stabilire da subito una relazione che, come ricorda il filosofo Emmanuel Lévinas (1906-1995), è ‘immediatamente etica’; lo sguardo verso il volto dell’altro è la mia presa di responsabilità verso chi mi guarda, è il mio sentirmi interpellato eticamente dal suo volto.
L’altro che mi guarda non deve determinare in me paura e sospetto, ma al contrario rispetto, responsabilità e attenzione. Afferma il biblista e teologo Cardinal Gianfranco Ravasi: ‘L’odio e la paura dell’altro nascono dall’incapacità di guardarci in faccia: se facessimo più attenzione, scopriremmo di essere del tutto simili, segnati dalla stessa impronta umana, fratelli nel dolore e nella gioia. Riscopriamo la particolare capacità silenziosa del dialogo e dell’incontro cogli altri, così da far cadere prevenzioni e pregiudizi e accendere simpatia e comprensione!’. Così, faccia a faccia con chi ci sta di fronte, noi ci disponiamo ad un’autentica apertura verso l’altro e lo rispettiamo nel suo essere altro. L’ascolto della storia delle persone ci rende poi ‘compagni di strada’ e ‘concittadini del mondo’. Per vivere con chi ci sta di fronte abbiamo bisogno di ascoltare, conoscere, sapere, capire. Abbiamo bisogno che si crei il terreno fecondo per l’ascolto profondo del racconto dell’altro. Il volto che osserviamo e le parole che ascoltiamo narrano una storia che ci permette di passare dall’originaria relazione etica, fatta di responsabilità e rispetto, ad una relazione conoscitiva dell’altro fatta di attenzione ed empatia. L’infinita ricchezza dell’altro consentirà a noi di agire con lui e per entrambi nella concretezza di questo giorno, questo luogo e questa vicenda. Così diventeremo compagni di strada e, a poco a poco, attraverso il racconto, prenderà forma il mosaico della nostra reciproca identità (familiare, storica, culturale): un’identità non fissa e immutabile per sempre, non fatta di proclami o parole d’ordine, ma un’identità aperta agli sviluppi stessi della vita e della sua grande narrazione. Un’identità che, se ci radica nel luogo in cui ora viviamo e al quale si legano i nostri racconti, non ci costringe tuttavia nei limiti troppo spesso angusti di questo luogo, anzi ne dimostra la provvisorietà, un’identità che ci rende non soltanto concittadini rispetto a chi ci sta di fronte qui e ora, ma, dato il progressivo allargarsi dei limiti stessi della cittadinanza per effetto delle grandi trasformazioni globali, concittadini del mondo. In conclusione: il nostro incontro con l’altro è orientato tanto alla responsabilità etica originaria (lo sguardo verso il volto), che ci fa tutti fratelli di un’unica grande famiglia - e qui non si può non ricordare l’ideale di San Guido Maria Conforti (1865-1931): ‘Fare del mondo una sola famiglia!’ - , quanto alla conoscenza concreta e storica dell’altro in una determinata situazione, contesto, cultura e società (l’ascolto della storia). E’ in questo atto di umiltà che si apre infine la strada verso la conoscenza di DIO: infatti, come ricorda il filosofo svizzero Max Picard (1888-1965) ‘il volto dell’uomo è la prova dell’esistenza di DIO’. Non è prima di tutto per via logica o razionale, ma seguendo le tracce nascoste nel volto umano che cogliamo la luce del divino. ‘Il volto è sempre epifania dell’Infinito, esperienza d’un segreto che non si lascia ridurre alle nostre proporzioni’ (Padre Stefano De Fiores, 1933-2012).
I Docenti di Religione dell'IIS Ettore Majorana di Cesano Maderno: Demis Fuschini, Saverio Hernandez, Matteo Zampieri e Giovanni Riboni
i rispecchieremo in tanti popoli con i loro volti, le loro storie e con le sfide come la pace, la giustizia, il dialogo interreligioso e interculturale, la salvaguardia del creato.






