La santità del quotidiano. L’accoglienza e la delicatezza di fratel Gino Masseroni.
Scrivere di Fr. Gino Masseroni non è cosa semplice: prima di tutto perché non è semplice sintetizzare in poche righe la grandezza che un uomo così piccolo ha rappresentato per molti, e secondo poi perché scriverne vuol dire in qualche modo fare i conti con la sua assenza.
Fratel Gino ci ha lasciato nella notte del 18 Marzo che non era ancora mezzanotte: poco prima che sorgesse un nuovo giorno, quello in cui liturgicamente si ricorda San Giuseppe, il suo santo più amato.
Dalla sua amata Cremona, luogo di preziosi affetti famigliari, a San Pietro in Vincoli e Parma, per poi viaggiare in nave per 15 giorni verso la vita di missione in Brasile Sud, che non dimenticava mai di condividere: “Durante i 12 anni che trascorsi in Brasile ho potuto dare molto di me, ma vi posso dire che ho anche ricevuto tanto da quelle popolazioni semplici e povere. Soprattutto ho ricevuto una grande carica di amore, sì, perché essi vivono una vita di maggior comunione e di grande semplicità. Chi vive nella povertà e nella sofferenza quotidiana, ha una disponibilità e una sensibilità molto più grande verso gli altri, se poi cercano di vivere cristianamente sono dei veri apostoli dell’amore di Cristo”.
Il rientro in Italia nel 1968, anno di cambiamenti epocali per il nostro paese: “Non fu facile per me, parlare ai giovani. Mi accorsi che riuscivo a toccare il loro cuore e ad avere la loro attenzione attraverso esempi di vita di fede vissuta insieme ai miei fratelli brasiliani, un mondo di fede e di vera umanità! Fu di fatto un rimettermi in gioco!”
Dopo diversi anni a disposizione in diverse comunità saveriane in Italia, dal 1995 fratel Gino è destinato alla Casa Saveriana di Macomer: si apre così una storia lunga 20 anni. Erano gli anni dei grandi gruppi giovanili missionari. Fratel Gino nel suo ruolo di economo, ma anche di animatore vocazionale, trovava sempre qualcosa da fare per i giovani in casa: “Ci sarebbero da lavare i vetri al terzo piano…” o la più famosa in quegli anni: “C’è da spostare un pianoforte!”. Quanti viaggi su e giù per le scale con quel pianoforte, solo per evitare che potessimo passare del tempo senza fare niente! Ne nascevano simpatici siparietti e imitazioni, e quanto si divertiva quando al momento della sua parodia si rendeva conto di quanto fosse veritiera.
Ma la sua accoglienza non era solo per i giovani, seppure li amasse molto. Aveva una delicatezza unica nelle relazioni con le benefattrici, soprattutto per quelle anziane e sole: telefonate, lettere, e-mail. Aveva sempre tempo per regalare parole e ascolto a tutte, non dimenticando mai di tenerle aggiornate sulle missioni. Chiunque a Macomer avesse una necessità, sapeva che, suonando il campanello in Via Toscana, avrebbe trovato non solo ascolto, ma spesso un aiuto concreto. Vien da sé che certe giornate in casa erano un via vai continuo: nomadi, disoccupati, persone con problemi di dipendenze, donne in difficoltà con bambini piccoli. E lui spesso, con l’umiltà che lo caratterizzava, non si capacitava della fiducia che le persone riponevano in lui. Mi scriveva a febbraio 2019: “Devo chiedermi: chissà se la gente che mi avvicina riceve da me uno stimolo al bene?”.
In casa non faceva mai mancare due piccole cose, simbolo del suo senso di accoglienza, il bitter e il gelato. I primi da offrire a chi si trovava di passaggio e soprattutto alle sue care volontarie, ogni settimana al termine delle pulizie dell’istituto; i secondi per i volontari che aiutavano in altre attività. “Mi sento felice e realizzato”. Erano queste le parole che usava per descriversi, ed è stato un privilegio far parte di questi sentimenti che sapeva trasmettere con generosità.
Fratel Gino ha uno sguardo diverso su di noi ora. La sua assenza è dolorosa, ma al contempo è alleviata da un profondo senso di gratitudine per averlo avuto nelle nostre vite, consapevoli di aver incontrato un missionario speciale e un uomo prezioso che ha realmente sperimentato la santità del quotidiano, di cui tutti siamo stati testimoni e a cui tutti rivolgiamo il nostro GRAZIE.






