L'INNOCENTE CHE MUORE PREGANDO E PERDONANDO! Lc 19,28-40; Lc 22,14 -23,56
Domenica delle palme:
“Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore”
Gesù scende dal Monte degli Ulivi con i suoi.
Scende per una strada rapida verso Gerusalemme, che sta di fronte ed è splendente.
Lascia alle spalle Betania, il villaggio di Maria, Marta e Lazzaro.
La gente della strada lo riconosce, si unisce a lui, l’accompagna e li fa festa.
Qualcuno prende un asino e lo fa salire.
Egli, vedendo la semplicità dell’accoglienza, accetta con bontà l’iniziativa.
I bambini corrono davanti gridando e agitando i rami d’ulivo appena tagliati.
E la folla dei discepoli, pieni di gioia, lodano Dio a gran voce: “Benedetto colui che viene, il
re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!”
Man mano che il corteo si avvicina al porta della città, la gente aumenta, la festa cresce e le
grida di gioia sono sempre più rumorose.
E così Gerusalemme accoglie il suo Messia, il suo Maestro, il suo re, dopo tanti secoli di
attesa!
Gesù non entra nella città cavalcando un bianco cavallo da battaglia preceduto da stendardi
ma montando su un asinello della gente povera. Viene come un re bisognoso, così povero da
non possedere neanche la più semplice bestia da soma. Un Dio umile che non si impone, che
non schiaccia, che non fa paura
Il contrasto è evidente in paragone alle nostre aspirazioni di gloria, di onorificenze, di titoli
nobiliari, di successi.
Ma in questa domenica delle palme, noi, con sincero amore, diciamo a Gesù che entra a
Gerusalemme e nella nostra vita: “Osanna a te nostro bene, nostro cuore, nostro re. Osanna a
te che stai andando a consegnarti alla morte per salvarmi. Osanna.”
La settimana santa: Crucifiggilo!
Dopo la lettura del vangelo dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, leggiamo soprattutto il
brano della passione di Luca.
Perché?
Gran parte del popolo cristiano non parteciperà al Triduo pasquale.
Tanti arriveranno domenica prossima per la Pasqua. “Un po’ come essere invitati ad un
banchetto nuziale e degustare l’aperitivo… e l’digestivo.”
La Chiesa, invece, rallenta il passo in questi giorni, celebra di giorno in giorno, di ora in ora
gli ultimi avvenimenti della passione di Gesù. Così, in questa settimana, mentre andiamo al
lavoro potremo pensare allo stato d’animo di Cristo, fare nostri i suoi sentimenti, come ci
invita san Paolo.
E’ la settimana in cui Dio muore per amore.
L’ideale è quello di organizzare il nostro tempo per celebrare con la comunità, per pregare
insieme, per essere presenti alle celebrazioni.
Giovedì è il giovedì santo dell’ultima cena, la prima eucaristia di una lunga serie, in cui Gesù
si fa pane. Seguirà poi la lunga notte di preghiera nel Getsemani, alla quale noi saremo invitati a pregare con lui.
Venerdì è il venerdì drammatico in cui Gesù viene condannato e appeso alla croce. Ed è il
venerdì, nel pomeriggio, straziante della morte con la disperazione dei discepoli.
Sabato è il sabato santo dell’attesa, della lunga notte di veglia pasquale, per aspettare
l’incredibile e gioiosa notizia.
La passione secondo Luca:
E bene riprendere in mano questo testo quando arriviamo a casa, per leggerlo con calma, per
rivedere le scene, per individuare i dettagli.
Siamo abituati alle notizie di uccisioni, di morti che ci giungono nel telegiornale ogni giorno
mentre ceniamo, oppure siamo abituati alla visione di film violenti al computer o al cinema.
Ma cerchiamo di vivere gli avvenimenti della passione di Gesù come discepoli.
Molti suoi amici hanno fatto una magra figura, perché si mostrarono spaesati, pavidi e
incapaci: pensiamo al tradimento di Giuda, al rinnegamento di Pietro, alla fuga degli altri.
Poveri discepoli, come noi, fragili discepoli e inesperti.
Dio sceglie non i migliori, non gli eroi, ma proprio i meno adatti per manifestare appieno la
sua potenza.
Siamo come la folla che un giorno grida osanna e l’altro grida crocifiggilo!
O come il Sinedrio che vuole solo liberarsi di Gesù per non compromettere il fragile
equilibrio con i dominatori romani.
O come Pilato, che, irritato dalle grida del popolo, si lava mani e non vuole compromettere la
sua carriera.
O come i soldati, gli aguzzini, ben contenti di sfogare il loro istinto bestiale sugli inermi.
O come le donne, affrante, sulla via del Calvario o sotto la croce.
O come il buon ladrone, che ruba all’ultimo momento il paradiso
O come il centurione, che dà gloria a Dio e riconosce il Figlio di Dio.
O come Giuseppe d’Arimatea, che offre al Maestro la sua tomba.
Siamo tutti in questo racconto della passione e siamo invitati ad alzare lo sguardo:
Verso Colui che è stato innalzato.
Verso Colui che muore come ha chiesto a noi di vivere, nella fedeltà e nella volontà del Padre.
Verso Colui che ama perdonando coloro che l’hanno condannato e fatto del male.
Verso Colui che si consegna nelle mani del Padre…
Buona settimana santa!
PADRE PIETRO UCCELLI
La fama di santità lo accompagnò per tutto il resto della vita, anima semplice e di carattere allegro, era innocente e limpido, rimanendo così fino alla morte, avvenuta il 29 ottobre 1954 nella casa dei Missionari Saveriani a Vicenza, dove le spoglie sono conservate nella chiesetta attinente alla casa stessa di Vicenza.






