L’impegno di ciascuno nella realtà nella quale vive (Lc 12,49-53)
Nel giorno della festa di Maria assunta leggevamo il magnificat con una visione ottimista sul mondo. E cantavamo con Maria: La sua misericordia si estende di età in età, rovescia i potenti, innalza gli umili, colma di beni gli affamati…”
E Noi a suo posto siamo tentati ad esprimere costatazioni opposte: “Gli orgogliosi trionfano, i potenti dominano, gli umili sono schiacciati, gli affamati si moltiplicano, i ricchi si arricchiscono sempre di più…
Guardiamo il nostro paese come l’ingiustizia e la disonestà regnano, come ci si chiude nell’egoismo e nel benessere per paura degli immigrati, come siamo legati al presente e non siamo attenti all’ecologia integrale e di rispetto alle generazioni che verranno, come viviamo con una mentalità ristretta e poco umana non volendo lasciare il comodo e quieto angolino che ci siamo preparati.
Di fronte a alla realtà del mondo di oggi ci possono avere vari atteggiamenti: c’è chi è sdraiato, c’è chi è seduto e c’è chi è in piedi e cammina.
Possiamo essere sdraiati sulla poltrona… allungandosi orizzontalmente con gli auricolari, indifferenti di tutto quello che passa attorno a noi. Lasciamo che le cose si aggiustino da sole, lasciamo ad altri la responsabilità, e noi ce ne freghiamo…
Oppure siamo seduti ai bordi della strada, ammusoniti, guardando quelli che passano, commentando quello che accadde. Abbiamo nostalgia del passato, perché una volta tutto era bello. E ci domandiamo: perché quel mondo non esiste più e di chi è la colpa?
L’altro atteggiamento che possiamo avere è quello di stare in piedi, di rendersi conto di come le cose vanno, di essere disponibili e pronti a camminare, ad intervenire. (venerdì 16 agosto, a Valdagno, sul sagrato della chiesa di Ponte dei Nori, una manifestazione per gridare: Fateli scendere: Siamo con voi!)
La differenza cristiana…
I cristiani, sono quelli che hanno ricevuto il battesimo, per mettersi in cammino alla sequela di Gesù e si impegnano per la vita del mondo.
Il primo esempio luminoso ci viene da Gesù Cristo, che non vive sdraiato, non si siede ai bordi della strada, ma reagisce, in piedi annuncia: “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra e quanto vorrei che fosse già acceso!” Egli cammina sulla strada di Gerusalemme con il grande desiderio di salvare il suo popolo.
L’altro esempio è quello di Paolo, che nella seconda lettura scrive: Corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù.
Anche Geremia nella prima lettura vede che il suo popolo va verso la rovina e lo previene, annunciando la prossima distruzione di Gerusalemme. Geremia pagherà di persona il prezzo della verità annunciate. Sarà gettato in una cisterna, perché è giudicato come un uomo che non cerca il bene del suo popolo. È a servizio di Dio, che non offre una vita comoda e tranquilla, ma che lo espone al rischio, alla lotta e alla persecuzione.
È stato detto che la religione è oppio dei popoli, perché serve ad addormentare, offre illusioni. Invece, l’annuncio del Vangelo è segno di contraddizione, fuoco, sale e non miele, luce e non tenebra, inietta coraggio, creatività, “adrenalina”.
Il mondo vede con fastidio l’ingerenza della verità del Vangelo e preferisce le tenebre alla luce... Oggi essere buoni è diventato un insulto. Portare un cartello in cui si invita ad amare i nemici, pericoloso. Le suore sono arrestate perché sostengono l’accoglienza.
Scrive papa Francesco: “Non è la stessa cosa aver conosciuto Gesù o non conoscerlo, non è la stessa cosa camminare con Lui o camminare a tentoni, non è la stessa cosa poterlo ascoltare o ignorare la sua Parola, non è la stessa cosa poterlo contemplare, adorare, riposare in Lui, o non poterlo fare. Non è la stessa cosa cercare di costruire il mondo con il suo Vangelo piuttosto che farlo unicamente con la propria ragione. Sappiamo bene che la vita con Gesù diventa molto più piena e che con Lui è più facile trovare il senso di ogni cosa.” (EG 266)
Ermes Ronchi scrive: “Dio non è neutrale: vittime o carnefici non sono la stessa cosa davanti a lui, tra ricchi e poveri ha delle preferenze e si schiera. Il Dio biblico non porta la falsa pace della neutralità o dell'inerzia, ma «ascolta il gemito» e prende posizione contro i faraoni di sempre.”
Famosa è la lettera a Diogneto: un testo cristiano in greco antico di autore anonimo, risalente probabilmente alla seconda metà del II secolo. La lettera descrive bene il ruolo dei cristiani nel mondo, dicendo che i cristiani rappresentano nel mondo ciò che l’anima è nel corpo. L’anima si trova in ogni membro del corpo; ed anche i cristiani sono sparpagliati nelle città del mondo. Sono quelli che danno vita al corpo con le loro scelte nella fedeltà al Vangelo.
Sdraiati, seduti ai bordi della strada, oppure in piedi e in cammino? “Il cristiano cammina, ma in piedi, perché sorretto dalla speranza. Se facessimo affidamento solo sulle nostre forze, avremmo ragione di sentirci delusi e sconfitti, perché il mondo spesso si dimostra refrattario alle leggi dell’amore, preferisce tante volte la legge dell’egoismo”. (Udienza 26 aprile 2017)
L’incontro con Gesù apre gli occhi e il cuore e stimola ad agire e scegliere di stare in strada e nelle piazze, in compagnia con chi sogna una società giusta e fraterna. Dice Madre Teresa di Calcutta: “Quando non potrai camminare veloce, cammina. Quando non potrai camminare, usa il bastone. Però, non trattenerti mai!”
Vicenza, 17.08.2019
PADRE PIETRO UCCELLI
La fama di santità lo accompagnò per tutto il resto della vita, anima semplice e di carattere allegro, era innocente e limpido, rimanendo così fino alla morte, avvenuta il 29 ottobre 1954 nella casa dei Missionari Saveriani a Vicenza, dove le spoglie sono conservate nella chiesetta attinente alla casa stessa di Vicenza.





