IL MAESTRO BUONO, L’ALBERO BELLO, IL CUORE TRABOCCANTE (LC 6,39-45), VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO, ANNO C
Il maestro
Gesù oggi con il suo messaggio ci invita ancora una volta essere radicali, come l’ha fatto due settimane fa con il vangelo delle beatitudini.
Ci domanda, per prima cosa, di lasciarci guidare, di aver una guida, un maestro. Facilmente noi amiamo la libertà nelle nostre scelte e scegliamo una via di mezzo. Non ci proponiamo di essere santi, ma cerchiamo di essere onesti, di evitare di essere ladri e delinquenti…
Senza accorgerci alla fine tutti seguiamo delle guide.
Da piccoli avevamo come guida alcune regole e alcune buone abitudini. Da adulti in generale siamo guidati dal senso comune, seguiamo l’opinione dei social, siamo presi dal politico di turno, dal guru rinomato, dall’ultimo cantante di San Remo. Crediamo d’essere liberi, ma in realtà abbiamo un marea di maestri e di guide.
E ‘importante invece scegliere la guida giusta. Per le strade del mondo, per non perderci, abbiam bisogno di un buon navigatore, abbiamo bisogno di una guida esperimentata in montagna per non cadere diritto in un burrone.
Gesù si propone come Maestro nel nostro pellegrinare. Come unico Maestro.
Sa dove condurci e nella luce di Dio ci porta alla pienezza di noi stessi.
In un percorso faticoso, certo, ma che ci rende vittoriosi su tutto ciò che ci conduce alla morte, come annota magnificamente san Paolo nella seconda lettura. Fidiamoci di lui e proviamo seguirlo.
Inviati ma sempre discepoli
Con il passare del tempo facilmente a noi arriva di saper qualche cosa e pretendiamo di diventare maestri degli altri… E allora Gesù ci interroga: “Può un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso?”
“Gesù non sta parlando solo ai farisei che si sentivano i primi della classe, nemmeno agli scribi, quelli che, avendo studiato, si sentivano superiori. E nemmeno ai soli sadducei, conservatori e tradizionalisti che non amavano certo le novità.”
Gesù parla anche a noi.
Quando abbiamo studiato, quando ci siamo messi a suo seguito, quando mettiamo i nostri doni a disposizione degli altri, quando veniamo scelti per un servizio, ecco che allora siamo tentati di sentirci qualcuno. Ci mettiamo al posto del maestro, ci erigiamo come dottori, professori, e facilmente autorizzati a giudicare gli altri.
In quel momento, attenzione, dice il Signore, perché guardiamo la pagliuzza che è nell’occhio del nostro fratello e non ci accorgiamo della trave che è nel nostro occhio. “Non è così lo sguardo di Dio”
Il programma del mese missionario speciale d’ottobre di quest’anno porta il titolo “battezzati e inviati”. Ci dice che per annunciare, per aiutare gli altri non siamo mai al di sopra di lui, il Maestro. Siamo sempre discepoli per imparare, per correggere in noi quello che è stonato, e sempre in cammino senza pretese. Abbiamo sempre bisogno di essere “ricuciti e rassettati”, come le reti da pesca di Pietro.
E’ umiliante vedere la logica mondana che affonda nella immoralità e che contamina la Chiesa di oggi. E’ momento di domandarci: quale maestro determina le nostre scelte quotidiane?
L’Albero bello
Per conoscere noi stessi e per conoscere gli altri, senza giudicare male, Gesù ci offre un criterio, dettato dalla esperienza del contadino.
Un albero è buono se dà frutti buoni, dolcissimi come quelli del fico.
L’albero è cattivo se dà frutti avvelenati che fanno morire. Non si guardano le parole, le dichiarazioni e neanche le preghiere, ma sono determinanti i frutti delle azioni compiute davanti a Dio (Mt 25).
Il cuore Traboccante
Nell’albero c’è la linfa che parte dalle radici e va ai rami e che dà vita a tutta la pianta. Nell’uomo c’è un centro che è la sorgente di tutto: il cuore.
«Un uomo vale quanto vale il suo cuore» (Gandhi).
“Se il nostro cuore è buono, e Dio così lo ha creato, possiamo trarre da esso parole che costruiscono, azioni che incoraggiano, gesti che donano speranza.
Come causticamente annota Ben Sirach nella prima lettura, la parola rivela i pensieri del cuore. E se i nostri pensieri sono cupi, giudicanti, aspri, negativi, le nostre parole li rivelano.” (P. Curtaz)
Ci domandiamo: nel nostro pellegrinare accogliamo Gesù come Maestro unico di vita? Siamo noi fecondi come l’albero piantato lungo i corsi d’acqua che dà frutto a suo tempo (Ps 1)? Coltiviamo un cuore pieno di ogni tenerezza, perché sia traboccante di amore in parole e in opere?
DG, Vicenza 1 marzo 2019
PADRE PIETRO UCCELLI
La fama di santità lo accompagnò per tutto il resto della vita, anima semplice e di carattere allegro, era innocente e limpido, rimanendo così fino alla morte, avvenuta il 29 ottobre 1954 nella casa dei Missionari Saveriani a Vicenza, dove le spoglie sono conservate nella chiesetta attinente alla casa stessa di Vicenza.






