1. Non la fine, ma il fine?
La cronaca di ogni giorno ci ricorda le miserie del nostro mondo: violenze, odi,
distruzioni, immigrazione, tutto il male che sembra non avere fine. La natura stessa
è offesa dal comportamento di noi uomini e donne e si ribella con cambi climatici,
con alluvioni, con siccità, con epidemie.
La domanda è sempre la stessa: ma dove andremo a finire? Dove troveremo la luce
in questa tenebra infinita?
Il vangelo è buona notizia. Ci ricorda che la storia non è un disastro, non stiamo
andando verso la fine, ma verso un FINE, un’attuazione. Ciò che ci attende sarà il
compimento, la realizzazione nostra e del mondo. Il traguardo di un viaggio, il
traguardo di un’impresa. A noi interessa della nostra storia e della nostra vita
personale lo sbocco finale che determina la bellezza e il senso del vivere oggi.
2. Rivelazione della una venuta e di un incontro
Quando usiamo la parola "apocalisse" immaginiamo eventi terribili, catastrofici e
orribili. Ma questo non è il vero significato della parola greca, perché apocalisse
significa "rivelazione". Dio alza il velo per rivelare realtà nascoste, per rivelare il
vero significato degli eventi.
Dice Gesù: “Imparate dalla pianta di fico: quando ormai il suo ramo diventa
tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi…”
Gesù parla di un nuovo mondo, di una nuova stagione e porta l'esempio del fico,
che l’ultima pianta a germogliare in primavera.
Se viviamo in un mondo che inabissa, che va alla deriva, con il messaggio del
vangelo siamo invitati a guardare più a fondo e scoprire che il mondo va verso la
rinascita.
I primi cristiani hanno capito alcune cose semplici: Cristo, risorto e asceso presso il
Padre, ritornerà nella pienezza dei tempi, tornerà per completare il suo regno. Le
anime dei morti riprenderanno loro corpi trasfigurati e risorti per una pienezza di
vita. La storia dei popoli e quella dei singoli hanno un fine e una meta da
raggiungere: l’incontro definitivo con il Signore. Messaggio di speranza, non di
paura.
Dio è vicino alle porte. Viene come un abbraccio. (Ronchi)
Il cardinale Tonini, che alcuni anni fa era conosciuto per i suoi interventi alla
televisione, amava ripetere: Vedo il mio avvenire come un dolcissimo incontro con
il Signore.
Questo è per ogni singola persona e anche per tutta l’umanità nella pienezza dei
tempi. Diciamo nel credo : di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e morti
e il suo regno non avrà fine. Rivelazione di una venuta e di un incontro.
3. Ma ora viviamo il tempo presente e con il dono della vita che il Signore ci dà.
Sant’Agostino dice che esiste solo il presente:
la presenza del passato è la memoria, la presenza del futuro è la speranza,
la presenza del presente è l’attenzione.
Attenzione (tensione ad) significa una presa di posizione nei confronti della realtà.
In un bel passo del libro di Isaia, c’è il profeta che chiede: “Sentinella, a che punto
è la notte”.
Se non siamo attenti, proprio come la sentinella che veglia con occhi ben aperti,
non possiamo vivere nella luce che arriva, costantemente nel presente.
“Perché c’è sempre luce, se solo abbiamo il coraggio di vederla. Se solo abbiamo
il coraggio di essere luce.” - Diceva la giovane poetessa Amanda, davanti al nuovo
presidente degli stati uniti
Invece precipitiamo nella notte quando smettiamo di vivere nel presente e ci
lasciamo trasportare dalle ferite del passato o dalla paura del futuro. La vita è
cambiamento, è trovare vita nuova, è scoprire un nuovo inedito.
Siamo stati segnati dall’undici settembre del 2001, poi dalla crisi finanziaria del
2008, e ora dalla pandemia.
La società e la chiesa sono invitati ad intraprendere con sapienza camini diversi,
nel ribaltare la morte in vita, nella consapevolezza di essere tutti sulla stessa barca,
nella solidarietà, nella cura della natura e della casa comune, nella responsabilità e
partecipazione di tutti… Papa Francesco ci è di guida con alcuni documenti
importanti, come Evangelii gaudium, che ci riconduce alla semplicità del Vangelo;
come Laudato sì, per richiamare l’urgenza di cambiamento nelle nostre abitudini
nell’abuso delle risorse e nel rispetto della natura; Pensiamo in questi giorni alla
fatica delle nazioni nell’incontro in Scozia per trovare un accordo che salvi il
pianeta. Infine il documento Fratelli tutti, per la fratellanza universale, per
l’ascolto e l’accoglienza reciproca.
Ancora è il papa che invita la chiesa italiana di mettersi in ascolto e a camminare
insieme specialmente con i giovani per preparare un sinodo di rinnovamento.
Guardiamo il mondo e la sua storia dalla cima di una montagna e non attraverso il
buco di una serratura per rimanere chiusi a chiave nella nostra casa. Non fermarci
in una visione piccola e autoreferenziale delle nostre vite!
P. Ronchi scrive: “Siamo una generazione lamentosa, che non sa più ringraziare,
che ha dissipato i profeti e i poeti, gli innamorati e i buoni. E invece essi sono la
parabola, il germoglio, ramo di fico o di mandorlo del mondo salvato. Lo sono qui
e ora, sulla terra intera e dentro la mia stessa casa, come germogli buoni, imbevuti
di cielo, intrisi di Dio.”
Dio è vicino alle porte e viene come un abbraccio.
Vicenza, 14.11.21
PADRE PIETRO UCCELLI
La fama di santità lo accompagnò per tutto il resto della vita, anima semplice e di carattere allegro, era innocente e limpido, rimanendo così fino alla morte, avvenuta il 29 ottobre 1954 nella casa dei Missionari Saveriani a Vicenza, dove le spoglie sono conservate nella chiesetta attinente alla casa stessa di Vicenza.





