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A 30 anni, un anno dopo l'ordinazione a prete, sono stato inviato in Burundi, piccolissimo paese nel cuore dell'Africa, che dal 62 è in stato di violenza: con massacri, dittature, guerre....! I primi 5 anni li ho passati in una parrocchia, poi sono stato espulso dal governo, perchè indesiderato. Dopo 5 anni in Italia, mi hanno richiamato in Burundi per lavorare con i giovani. Il vescovo di Bujumbura aveva affidato ai saveriani, di "inventare" un Centro Giovanile nel cuore dei Quartieri più poveri della capitale, per abituare i giovani, ragazzi e ragazze, da 16 a 30 anni, gratis, a vivere insieme, nonostante le diversità etniche, religiose, culturali, di provenienza... insomma imparare ad essere uomini e donne per un paese diverso, senza armi, ma nel dialogo e il lavoro insieme. Ogni giorno trovano al Centro una trentina di attività per imparare delle cose diverse, per divertirsi, per crescere: sport, musica, socials, lingue, doposcuola, taglio e cucito. Iscrivendosi e partecipando ai corsi imparano specie a vivere insieme.

Così abbiamo passato anche 13 anni di guerra.

In Burundi sono state uccise 300 mila persone, noi abbiamo perso 150 giovani. Anche io ho corso diversi pericoli, minacce, prigione, rapimento, ma abbiamo preso anche un premio: il Nobel Alternativo, un premio internazionale, perchè avevamo vissuto in pace, nonostante la guerra. In 25 anni   , abbiamo avuto 51 mila iscritti, ma un cattivo 2 giugno 2015, mi hanno fatto partire per delle ennesime minacce di morte.

Il Centro vive ancora e io con lui, con il corpo in Italia e la testa e il cuore sempre con i giovani nel Centro. 

Questa era la sintesi delle mie testimonianze di questi tempi, durante l'ottobre missionario, nella Campania.

E ora? Il Burundi è isolatissimo.

Il nuovo presidente continua sulla strada del precedente, morto d'infarto, si dice. Viene di nuovo utilizzato lo spirito etnico, accusando, spesso i tutsi, essendo al governo gli hutu, di essere causa di tutti i mali. Alcuni ministri del governo, hanno la proibizione internazionale di uscire dal paese, con l'accusa di violenze sui burundesi e ultimamente il presidente ha invitato i gruppi paramilitari ad essere più severi con la popolazione. In media circa 100 persone, ogni mese, spariscono o si trovano uccise...

E il Centro? C'è una nuova ripartenza.

E' cambiato il responsabile. Ora é Alphonse Ndabiseruye. Ha anche vissuto in Germania e Svizzera per 13 anni. Ha 62 anni ed è un prete della diocesi di Bujumbura. Sta rimettendo il Centro sulla strada della sua vocazione iniziale.

Saluti da tutti noi, le famiglie burundo-italiane, gli ex volontari, gli amici e speriamo un giorno di rivederci, magari con Alphonse, in un viaggio di fraternità in Italia.



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