[dal sito Missionarie Saveriane] *
Da cinque anni, Delia Guadagnini, missionaria saveriana, è Coordinatrice delle Scuole convenzionate cattoliche della diocesi di Uvira, nella provincia del Sud-Kivu, nella Repubblica democratica del Congo. Ci ha rilasciato quest’intervista nel luglio scorso. Ora, con l’inizio dell’attuale anno scolastico, lo Stato ha decretato la gratuità dell’insegnamento elementare. Gli insegnati del Sud-Kivu, in particolare, hanno scioperato in questi giorni per questione di ritardi nell’aumento salariale, ma forte è la pressione popolare per una ripresa dei corsi e per l’effettività della fine delle tasse scolastiche.
Ci puoi parlare del tuo servizio di Coordinatrice delle Scuole cattoliche convenzionate della diocesi di Uvira?
Ho iniziato questo servizio cinque anni fa, entrandovi da principiante. La grande forza che ho trovato che permane è stata la collaborazione con il personale, insieme al quale siamo cresciuti. È un lavoro prezioso che mette in contatto con tutte le parrocchie e tutte le realtà della diocesi.
In che cosa consiste la Coordinazione delle Scuole cattoliche convenzionate?
Sono le scuole che lo Stato affida in gestione alla chiesa cattolica. Ci sono anche scuole private, o date in gestione alle diverse confessioni religiose: protestanti, kimbanguisti, musulmani. In diocesi, quest’anno abbiamo 324 scuole, di cui sei materne, più di 250 elementari, il resto secondarie. Esse si trovano in tutte le parrocchie, in un territorio vasto circa 80.000 kmq. Sono scuole statali, tranne qualcuna che è ancora parrocchiale perché non ancora riconosciuta né retribuita dallo Stato.
Il nostro grande lavoro è cercare direttori, presidi, insegnanti, in collaborazione con il consiglio pedagogico parrocchiale. Quest’ultimo fa proposte alla Coordinazione, che dà alla persona il documento riconosciuto come assunzione; quindi la persona può ricevere il salario dello Stato.
È anche nostro compito la formazione degli insegnanti, l’accompagnamento lungo l’anno della vita della scuola. Quest’anno l’organismo Save the children ci ha molto aiutato per la formazione degli insegnanti, soprattutto delle elementari. Anche la provincia educazionale e la coordinazione provinciale cattolica in collaborazione con i protestanti hanno fatto sessioni di formazione.
Quello della Coordinazione, è un lavoro che mette a contatto con molte persone: insegnanti, genitori, studenti; permette di formare, dà opportunità di far entrare i valori, formare le coscienze. È un lavoro di collaborazione: siamo in ventitré, divisi nelle tre zone pastorali. I consiglieri visitano regolarmente le scuole, con ogni mezzo e spesso a piedi, facendo un rapporto, secondo i vari aspetti: pedagogico, amministrativo, finanziario, anche pastorale. Cerchiamo infatti anche, dove è possibile, di promuovere la catechesi extra-scolastica.
Una volta all’anno, si incontrano tutti i Coordinatori della provincia ecclesiastica che comprende l’ex-Kivu: Nord e Sud-Kivu, Maniema) e questo aiuta ad aprire gli occhi su altre realtà. Sempre alla luce delle direttive statali. Recentemente sono nate le Province educazionali Sud-Kivu 2 (a Baraka) e Sud-Kivu 3 (a Kamituga). È una politica di prossimità: le autorità sono così più raggiungibili. Quanto alla nostra coordinazione, si sta realizzando il progetto, che ho trovato arrivando, di suddividere la nostra coordinazione in due sotto-coordinazioni; ciò permetterà di seguire meglio le scuole. In genere la coordinazione cattolica è stimata per il modo in cui si lavora, l’onestà, i valori, e c’è una buona collaborazione con le autorità.
Come sta la scuola congolese?
La scuola congolese è malata: la prima grossa malattia, che speriamo vedere presto risolversi se il Presidente mantiene le sue promesse, è il fatto che da venticinque anni i genitori devono pagare perché i figli possano andare a scuola, quando la scuola, almeno elementare, dovrebbe essere gratuita per tutti. Scuole, ce ne sono, però è l’accesso alla scuola che manca, perché la famiglia che non ha mezzi non può mandare i figli a scuola, oppure ne manda uno su tre. Se lo Stato assicura la gratuità, deve al contempo pagare adeguatamente gli insegnanti, motivarli, altrimenti l’insegnamento è di scarsa qualità.
C’è stato uno sforzo enorme da parte dello Stato, con aiuto di organismi, di introdurre manuali scolastici per gli insegnanti, soprattutto per le elementari. Cominciano ad essercene anche per gli insegnanti delle superiori. E ci sono programmi per tutte le scuole, di tutti i livelli. È stato fatto un grosso passo. Il grosso cantiere sempre aperto è lavorare sulla coscienza professionale, i grandi valori.
La gratuità della scuola comporterebbe la fine delle Coordinazioni?
Le Coordinazioni non sono legate alla “prime”: lo Stato chiede anzitutto loro un accompagnamento educativo. Esse sono importanti perché lo Stato non può fare l’accompagnamento di tutte le scuole. Lo Stato dà delle direttive e indica le cose che ogni scuola deve fare. Un bimbo che non va a scuola è una bomba a scoppio ritardato per domani.
Nei tuoi incontri con gli insegnanti, che cosa cerchi di sottolineare?
Quello che cerchiamo di sottolineare è l’importanza di una formazione permanente, della cultura di leggere, informarsi, migliorare le conoscenze: ci sono insegnanti che insegnano ancora col quaderno di quando erano studenti. E poi l’onestà, la formazione delle persone che hanno davanti in modo onesto. Per chi è responsabile della scuola, la gestione onesta dei soldi. Onestà vuol dire anche preparare le lezioni: certi insegnanti vanno a scuola impreparati, la coscienza professionale. Per noi cattolici, è anche trasmettere i valori del Vangelo.
Esigiamo che ogni insegnante sia in ordine e onesto nella sua vita personale e sociale, che dia un esempio di vita cristiana. Gli insegnati delle scuole elementari normalmente devono essere cattolici; la stessa cosa alle superiori, ma se ci sono insegnati ben formati di altre fedi, li accogliamo. Devono però entrare nella dinamica di condivisione dei valori. Due ore per settimana c’è il corso di religione. Sosteniamo l’impegno degli insegnanti anche nelle attività parrocchiali, diocesane, secondo quanto chiestoci dai Parroci fin dallo scorso anno.
In questi anni hai viaggiato molto. Che valore hanno avuto per te questi viaggi?
I viaggi sono occasione di incontrare le persone dove vivono, vedere il loro lavoro direttamente, incontrare insegnanti, genitori, studenti, parlare con i parroci e le autorità del posto.
Circa la formazione permanente, i nuovi mezzi tecnologici costituiscono un aiuto?
L’accesso a questi mezzi è diffuso, però solo un ristretto gruppo di persone li usa come mezzi di formazione, anche per ragioni economiche. Noi come coordinazione usiamo ancora molto le schede argomenti di formazione, facciamo ancora molte fotocopie, per tutte le scuole.
Quanto ci vorrà perché i bambini abbiano un testo in mano?
I bambini non hanno il testo in mano a casa, ma alle scuole elementari, ormai quasi dappertutto, lo Stato ha fornito libri di scienze, matematica, francese, ecc., belli e ben fatti. Si trovano nell’ufficio del direttore e quando occorre gli insegnanti li prendono per darli ad ogni bambino. Certo, a volte nelle nostre visite troviamo che i libri sono nell’ufficio del Direttore piuttosto che davanti ai bambini. Però non è il loro libro e non lo portano a casa. In questi 7-8 anni, lo Stato ha fatto un grande sforzo, con l’aiuto di organismi, per i libri di testi. Alle superiori però non vedi un giovane con un libro in mano.
Con quali speranze guardi al futuro della scuola?
Con la speranza che le promesse fatte dalle nuove autorità del Paese si realizzino: l’educazione gratuita a tutti sarebbe un grande passo avanti. Poi, iniziare le sotto-coordinazioni è importante, perché alleggerisce il nostro lavoro e favorisce l’accompagnamento delle scuole. Desidero anche continuare nella formazione dei collaboratori.
Poter conoscere e imparare da tante persone che lavorano in questo settore da molti anni mi ha arricchito, perché non era il mio settore di lavoro, l’ho iniziato quasi da profana.
È importante essere nel mondo della scuola anche per il nostro scopo che è l’annuncio del Vangelo.
I giovani che sono tra di noi vengono da vari paesi di tutti i continenti (Camerun, Indonesia, Messico, Burundi, Brasile, ecc) formando così una vera comunità internazionale.





