Lettera aperta ad Antonio Guterres, Segretario Generale ONU
(fonte: Rete Pace per il Congo, "Congo Attualità" n. 504)
INDICE
1. LETTERA APERTA AD ANTONIO GUTERRES, SEGRETARIO GENERALE DELLE NAZIONI UNITE, SUI GRAVI AVVENIMENTI CHE IMPERVERSANO SULL’EST DEL CONGO
2. LETTERA DI UN GRUPPO DI INTELLETTUALI E AMICI DEL CONGO AD ANTONIO GUTERRES, SEGRETARIO GENERALE DELLE NAZIONI UNITE
Mentre dei negoziati di pace si stanno svolgendo a Doha (Qatar) tra le delegazione del governo congolese e dell’Alleanza Fiume Congo / Movimento del 23 marzo (AFC/M23) e a Washington (Stati Uniti) tra le delegazioni del governo congolese e del governo ruandese, due lettere aperte sono state indirizzate al Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. La prima è stata redatta da un gruppo di intellettuali a proposito dei gravi avvenimenti che imperversano sull’Est del Congo e la seconda è firmata da un gruppo di intellettuali e amici del Congo, per apportare qualche precisazione alla prima.
Nelle due lettere appaiono problematiche, dati storici, punti di vista, tensioni e proposte che i mediatori (eminenti autorità del Qatar e degli Stati Uniti) dei negoziati sopra citati dovrebbero prendere in considerazione, affinché eventuali accordi possano sancire una pace vera, giusta e duratura nella Regione dei Grandi Laghi Africani in generale e nell’est della Repubblica Democratica del Congo, in particolare.
1. LETTERA APERTA AD ANTONIO GUTERRES, SEGRETARIO GENERALE DELLE NAZIONI UNITE, SUI GRAVI AVVENIMENTI CHE IMPERVERSANO SULL’EST DEL CONGO
Il 15 marzo 2025, oltre 400 firmatari, tra cui degli scrittori, artisti, statisti, giornalisti, rappresentanti religiosi, sopravvissuti al genocidio, ricercatori e accademici provenienti da oltre 50 paesi del mondo, hanno scritto una lettera aperta al Segretario generale delle Nazioni Unite.
Secondo i firmatari della lettera, il conflitto nell’est della Repubblica Democratica del Congo (RDC) è stato ridotto a una narrazione a senso unico: il rischio della balcanizzazione dello Stato e lo sfruttamento illegale delle sue risorse naturali e minerarie. Contemporaneamente, la comunità internazionale rimane in gran parte indifferente di fronte al problema dell’esclusione dei Tutsi congolesi, quando alcuni attori politici congolesi incitano al loro sterminio.
Signor Segretario Generale,
Dai gravi eventi in corso nell’Est della Repubblica Democratica del Congo (RDC), che affondano le loro radici nella storia, emerge spesso una narrazione a senso unico: il rischio della balcanizzazione del Paese e lo sfruttamento illegale delle sue risorse naturali e minerarie. Tale narrazione non tiene conto dell’esclusione dei Tutsi congolesi, il cui sterminio è sempre più apertamente evocato da alcune personalità politiche. Per quanto abominevole, questa guerra, non può essere ridotta a una sola causa. Essa è piuttosto il risultato di un insieme esplosivo di tensioni sociali ed economiche, che si sono gradualmente cristallizzate in una crisi d’identità e in un conflitto armato.
È necessario raggiungere un cessate il fuoco immediato, per preservare vite umane e spianare la strada a una soluzione negoziata. Il modo migliore per raggiungere questo obiettivo non è certo ripetere l’accusa particolarmente semplicistica, secondo cui il Ruanda appoggia il Movimento del 23 Marzo (M23) con l’unico scopo di accaparrarsi delle risorse naturali del Kivu. Questa interpretazione univoca, ampiamente ripresa dai media, sceglie di ignorare le spaventose atrocità commesse in pieno giorno contro i Tutsi congolesi, uccisi e mutilati dai loro carnefici. Inoltre, ella aggrava le tensioni e alimenta i discorsi di incitamento all’odio. L’attuale escalation militare ne è, del resto, una conseguenza diretta.
Le chiediamo pertanto...
I giovani che sono tra di noi vengono da vari paesi di tutti i continenti (Camerun, Indonesia, Messico, Burundi, Brasile, ecc) formando così una vera comunità internazionale.






