DACCA – BANGLADESH: “Abbiamo attraversato un periodo molto difficile”
(dal sito della Direzione Generale SX)
“Ringraziamo Dio di avere un governo. Guardiamo al futuro con speranza”, dice il vescovo Subroto Boniface Gomes, ausiliare dell’arcidiocesi di Dacca, esprimendo il sentimento con cui la piccola comunità cattolica bangladese guarda alla nuova fase politica del Paese, dopo i profondi sconvolgimenti che hanno segnato l’ultimo anno. Il Bangladesh attraversa una delicata stagione di transizione.
Le grandi proteste studentesche del 2024, che hanno portato alla caduta del governo, hanno aperto una fase nuova, segnata prima dalla formazione di un governo ad interim, impegnato a ristabilire la normalità istituzionale e a preparare nuove elezioni. Il voto del febbraio scorso ha decretato la vittoria del Partito Nazionalista del Bangladesh (Bnp) e l’elezione del Primo Ministro Tarique Rahman. Afferma il vescovo: “Abbiamo attraversato un periodo molto difficile. Anche le nostre istituzioni hanno risentito di quella che chiamiamo ‘cultura della folla’, con manifestazioni e proteste continue. Ora auspichiamo una fase di stabilità”.
Tra gli elementi che alimentano la fiducia della Chiesa vi è l’approccio mostrato dalle nuove autorità. Un segnale concreto è stata la decisione di nominare un consigliere speciale incaricato delle minoranze religiose e delle popolazioni indigene:
“Abbiamo già avuto un incontro con lui”, racconta il vescovo. “Gli abbiamo spiegato la nostra situazione e le nostre esigenze. Ci ha assicurato che avrebbe portato le nostre richieste all’attenzione del Primo Ministro. È un segno di attenzione che apprezziamo”.
Tra le richieste avanzate dalla comunità cristiana ve n’è una dal forte valore simbolico: il riconoscimento della domenica di Pasqua come festività nazionale. “Il Venerdì Santo è già un giorno festivo perché, nello stato a maggioranza islamica, il venerdì è festivo. Non lo è la domenica di Pasqua: le persone vanno normalmente al lavoro e gli studenti sostengono gli esami. Eppure, la Pasqua era festa nazionale fino al 1983. Poi, quando l’Islam venne dichiarato religione di Stato, quella ricorrenza fu abolita. Oggi chiediamo che venga ripristinata”.
Se sul piano del dialogo istituzionale si intravedono segnali positivi: “la Costituzione garantisce uguali diritti a tutti ma, nella pratica, esistono ancora discriminazioni. Ad esempio, i musulmani possono predicare liberamente in qualsiasi luogo pubblico, noi possiamo annunciare il Vangelo soltanto all’interno delle nostre chiese”.
La Chiesa cattolica rappresenta appena lo 0,3% della popolazione del Bangladesh. I fedeli sono circa 433 mila, distribuiti in otto diocesi. Nel Paese operano oltre 400 sacerdoti, più di 1.200 religiosi e religiose, 153 seminaristi maggiori e oltre 800 catechisti, figure essenziali soprattutto per portare avanti la pastorale nei villaggi più remoti. La Chiesa cattolica in Bangladesh è conosciuta per il vasto impegno nel campo dell’istruzione, della sanità, della promozione umana e dell'assistenza ai gruppi più vulnerabili, in particolare le popolazioni indigene e i rifugiati.

I giovani che sono tra di noi vengono da vari paesi di tutti i continenti (Camerun, Indonesia, Messico, Burundi, Brasile, ecc) formando così una vera comunità internazionale.






