Negli ultimi anni, le politiche italiane di gestione del fenomeno migratorio hanno assunto un’impronta “securitaria”, ricorrendo in misura crescente al diritto penale come strumento di controllo e repressione. Azioni solidarietà e di soccorso in mare sono state colpite da indagini e, talvolta, processi penali, fermi delle navi, sanzioni pecuniarie di entità tale da scoraggiare l’impegno di cittadini, associazioni e realtà del terzo settore impegnati nel soccorso e nell’assistenza. Tuttavia, nella pressoché totalità dei casi, i procedimenti penali si sono conclusi con archiviazioni o assoluzioni e i fermi e le sanzioni con annullamenti da parte di giudici che hanno fatto applicazione del diritto internazionale o di principi giuridici, quali lo stato di necessità o il principio di proporzionalità. La tavola rotonda intende dunque riflettere sulle implicazioni di queste scelte politiche e sulle loro ricadute giuridiche, interrogandosi sui loro effetti sui diritti fondamentali, sulla tenuta dello Stato di diritto che si fonda su una giustizia indipendente dal controllo politico e infine sul principio di solidarietà che sorregge la nostra democrazia costituzionale.
Intervengono:
- Luca Masera, ordinario di Diritto penale presso l'Università degli Studi di Brescia;
- Luca Perilli, giudice presso il Tribunale di Brescia.
Modera:
- Antonio D'Andrea, ordinario di Diritto costituzionale presso l'Università degli Studi di Brescia.
Introduce:
- Giacomo Bailetti, Osservatorio sull'Autoritarismo di Brescia.
Saluta:
- Mario Menin, direttore “Missione Oggi”.