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DALL’AFRICA AL PAESE A STELLE E STRISCE / L’ALTRA FACCIA DELL’AMERICA / II

DALL’AFRICA AL PAESE A STELLE E STRISCE / L’ALTRA FACCIA DELL’AMERICA / II

Martedì, 10 Luglio 2018 Lettere dalla missione

Stati Uniti

Carissimi, dalla fine di novembre 2017 mi sono preso sei mesi prima di ricominciare a scrivere agli amici, un tempo di inserzione nella realtà americana, per conoscere persone e situazioni e vedere anche le mie reazioni in questa società così diversa e lontana […]. Quando penso che ho speso vent’anni della mia vita in Africa, non mi sembra vero di essere qui negli Stati Uniti, un paese molto idealizzato, che la gente vede come “il top dello sviluppo”, il paese dei balocchi, del sogno americano. Venendo dall’Africa in questo paese del cosiddetto “benessere” è un salto davvero grande e scioccante sotto tanti punti di vista. I valori che mi hanno sempre guidato nella mia vita missionaria in Africa sono la sobrietà, l’attenzione ai poveri, la semplicità, la trasparenza, il rapporto e l’amicizia con le persone in maniera spontanea, semplice, calda, la solidarietà, la spiritualità della gente... Sorrisi, abbracci, sguardi, pacche sulle spalle e voglia di condividere. In effetti non è proprio così qui nel “continente a stelle e strisce”.  Ma sono certo che il Signore mi accompagna e mi mostrerà il cammino e le persone giuste.

Certo c’è un lungo cammino ancora da fare per entrare […] in questa cultura dell’immagine, del consumismo e dell’apparenza. Un contrasto così grande da ciò che ho vissuto con la gente in Africa, specialmente a Korogocho e Sud Sudan, condivisione totale con i poveri e la gente, nelle baraccopoli e nella guerra civile. Certo ho molta nostalgia della gente e dell’Africa. Ci sarà pure un motivo perché sono finito qui in questo continente e in questa missione. Sono certo che anche questo ministero e questa nuova missione che ho accolto per obbedienza a Dio e ai miei superiori per servire l’Africa e altri popoli, mi aiuterà a crescere ancora come uomo e missionario in un contesto diverso nel quale sono abituato a vivere. Gli Usa erano l’ultima nazione che avrei messo in un ipotetica lista di gradimento per possibili mie scelte. Non ho mai avuto grande desiderio di visitare questo paese neanche quando ero giovane. Ironia della sorte… ora mi trovo qui!

È una missione che può dare una mano […] a conoscere e informare su ingiustizie e soprusi in giro per il mondo, per aiutare a costruire, nonostante tutto, un mondo migliore per tutti, specialmente per i popoli più emarginati e dimenticati. Washington (Congresso Americano) e New York (Onu) sono due sedi vitali di decisioni a favore o sfavore di tanti popoli crocifissi, ma anche per migliorare la qualità di vita di molti popoli.  Non è per niente facile, vedo le difficoltà e i metodi diversi da quelli che ho sempre usato in Africa. Ma non demordo e con molti altri continuo il mio umile e nascosto lavoro di rete. Devo continuare a conoscere la realtà, le persone e le possibilità. Desidero entrare in questo sistema senza farmi assorbire da ciò che può essere la routine quotidiana rimanendo aperto allo Spirito e soprattutto alla gente che soffre e lotta quotidianamente per vivere e sopravvivere. Questa gente che soffre io l’ho vista con i miei occhi. Ho una responsabilità e un impegno nei loro confronti. A dire la verità mi piacerebbe essere ancora in Africa a condividere in pienezza con la gente la missione e la bellezza dell’impegno comune della costruzione del regno di Dio, anche in mezzo a guerre e povertà. Ma forse sono qui anche per ricordare (al Congresso Americano e all’Onu) che questa gente e questi popoli, che noi consideriamo “poveri e sottosviluppati”, hanno grandi valori e spiritualità da insegnare ai “popoli cosiddetti sviluppati”.

Quando iniziamo a provare un forte desiderio di conoscere la verità su noi stessi, senza preoccuparci di quanto potrebbe rivelarsi umiliante, è il nostro vero io che emerge. Quando siamo capaci di ridere elle buffonate del nostro ego, è il nostro vero io che ride. Quando siamo sinceramente commossi e sentiamo compassione per qualche persona bisognosa, è il nostro vero io. Quando cominciamo a sentirci veramente grati per i molti doni che la vita ci offre, possiamo essere certi che questo sentimento non viene dall’ego. L’ego è totalmente incapace di gratitudine.
(P. Albert Nolan)

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