William J. McNaughton: dalla Corea al Vaticano II
Di quattordici vescovi di Maryknoll (la Società per le missioni estere degli Stati Uniti d’America, o di Maryknoll – ndr) che parteciparono al Concilio Vaticano II, solo mons. William J. McNaughton, vescovo emerito della diocesi di Incheon, in Corea del Sud, è ancora vivente. Nel 2011 ha celebrato il suo giubileo episcopale. James H. Kroeger, anch’egli di Maryknoll, l’ha intervistato via e-mail: quello che segue è un estratto dell’intervista, il testo completo è disponibile sull’ East Asian Pastoral Review 49 (4/2012) 364-383.
Lei ha svolto il suo servizio missionario in Corea. Nel 1962 è stato consacrato vescovo della diocesi di Incheon, in Corea. Ci può dire qualcosa circa i suoi primi anni in quel paese?
Il 13 giugno 1953 fui ordinato sacerdote a Maryknoll, nello Stato di New York. Padre Michael O. Zunno ed io, che eravamo compagni di classe, fummo assegnati alle missioni dei Maryknoll in Corea. Tuttavia, poiché la Guerra di Corea era ancora in corso, fummo inviati dai nostri superiori a studiare la lingua coreana per un anno (1953-1954) all’Università di Yale. Completati i nostri studi, ci imbarcammo a San Francisco su una “Victory ship” (navi cargo costruite negli Usa durante il secondo conflitto mondiale per rimpiazzare il naviglio affondato dai sottomarini tedeschi – ndr) il 6 luglio 1954. Arrivammo a Busan, in Corea, il 22 luglio 1954. Nel giugno 1961, mons. Xavier Zupi, delegato apostolico in Corea, mi chiese di fargli visita a Seul. Quando arrivai, egli mi informò che Papa Giovanni XXIII aveva elevato la missione dei Maryknoll a Incheon al rango di Vicariato apostolico e che io ne sarei diventato il primo vicario apostolico. Mons. Zupi mi disse che “l’incarico sarebbe stato un ‘onore’ per un giorno e un ‘onere’ per il resto della mia vita”. Gli dissi che avrei accettato l’incarico in obbedienza al Santo Padre... Fui insediato quale vescovo di Incheon, nella cattedrale di San Paolo, il 1° luglio 1962.
Ricorda i nomi dei i vescovi coreani che parteciparono al Concilio?
L’11 ottobre 1962, i nove arcivescovi e vescovi coreani erano tutti presenti all’apertura del Concilio. Mons. Victorinus K. Youn fu consacrato nella basilica di San Pietro nel 1963, primo vescovo della nuova diocesi di Suwon, e partecipò alla seconda, terza e quarta sessione del Vaticano II. Nel 1965 mons. Peter Hwang (vescovo di Daejeon, succeduto a mons. Larribeau) e mons. Daniel Tji (vescovo della nuova diocesi di Wonju) furono consacrati vescovi e parteciparono alla quarta sessione.
Quali ricordi ha dell’apertura del Concilio?
Avevamo programmato di partecipare alla veglia prevista in San Pietro la notte precedente l’apertura del Concilio. Tuttavia, proprio quella sera, il 10 ottobre, una pioggia torrenziale inondò la Città eterna... La pioggia era così intensa che fu impossibile per i vescovi di Maryknoll salire su un autobus o prendere un taxi per andare in Vaticano. Fu una grande delusione. Il giorno seguente, 11 ottobre 1962, il Concilio Ecumenico Vaticano II si aprì con una solenne processione di circa 2300 vescovi nella Basilica di San Pietro. Ricordo vividamente quell’esperienza... Fu davvero impressionante. La Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica, con i suoi vescovi e i molti preti, religiosi e fedeli laici, era riunita per rendere grazie, celebrare la gloria e adorare il Dio trinitario.
Quale fu la sua impressione di Papa Giovanni XXIII e del suo stile di “leadership”?
Papa Giovanni XXIII, fin dal primo giorno della sua elezione nel 1958, mostrò un grande calore umano e una grande gioia a tutti coloro che lo incontravano. Avvertii quel calore e quella gioia ogniqualvolta potemmo incontrarlo. Durante la prima sessione del Concilio, la Santa Sede organizzò un’udienza pomeridiana perché ogni Conferenza episcopale potesse incontrare il Santo Padre. Noi vescovi coreani incontrammo Giovanni XXIII in uno di quei pomeriggi. Egli parlò in maniera informale, il suo sorriso era contagioso...
Può citare qualche teologo (perito conciliare) che effettivamente influenzò il Concilio?
Tra i nomi che mi vengono in mente vi sono: il card. Agostino Bea, gesuita, studioso di Sacra Scrittura; John Courtney Murray, anch’egli gesuita, ideatore della Dichiarazione sulla libertà religiosa; Barnabas Mary Ahern, passionista, studioso di Sacra Scrittura; Yves Congar, teologo domenicano; Jean Danielou, teologo gesuita. Fu solo dopo la sua conclusione che venni a sapere che l’arcivescovo Karol Jósef Wojtyla e il giovane teologo Joseph Ratzinger ebbero una notevole influenza sul Concilio.
È stato detto che si avvertiva “un’aura di santità” al Vaticano II, è d’accordo con questa affermazione?
Sono assolutamente d’accordo. Ecco un esempio: poiché gli autobus che trasportavano i vescovi alle riunioni quotidiane spesso arrivavano a destinazione in anticipo, molti vescovi entravano in San Pietro e facevano visita alla cappella del Santissimo Sacramento prima delle 9.00. I primi anni 60 erano ancora un’epoca in cui molti richiedevano frequentemente il sacramento della penitenza. Era edificante osservare tanti vescovi in coda ogni mattina davanti ai confessionali in San Pietro per confessarsi ciascuno nella propria lingua.
Quando tornò a casa dopo la prima sessione, che sentimenti provò?
Pensai che la prima sessione del Concilio aveva compiuto una grande mole di lavoro. Le commissioni avevano avuto molto lavoro da svolgere per preparare le bozze dei documenti da sottoporre alla seconda sessione. Durante i quattro anni del Concilio, provai sempre una grande ammirazione per tutti i membri delle commissioni che erano impegnati a lungo e lavoravano silenziosamente per preparare bozze di documenti da rivedere, prendendo in considerazione i testi emendati o le modifiche che avevano raccolto in aula dai Padri conciliari. Queste bozze emendate venivano poi presentate in aula per la discussione e per il voto.
Papa Giovanni XXIII morì nel 1963, gli successe Papa Paolo VI. Quali furono le sue impressioni sulla successione?
Quando Papa Paolo VI fu eletto come successore di Papa Giovanni XXIII, pensai senz’altro ad una scelta provvidenziale. Sono sempre stato convinto che lo Spirito Santo abbia guidato il Concilio Vaticano II e i vescovi nella stesura dei fondamentali documenti che il Santo Padre promulgò.
Secondo lei, Maria ricevette un’attenzione adeguata nel Concilio e nei documenti finali?
Penso davvero che i padri conciliari presero la decisione giusta includendo l’insegnamento su Maria, molto bello, nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium. Maria, vergine e madre, è, come i Padri della Chiesa ci hanno insegnato, il modello di Chiesa che è sia vergine sia madre. Durante i miei anni come vescovo di Incheon, ogni volta che ho parlato della devozione alla Beata Vergine Maria, ho usato gli insegnamenti del capitolo VIII di quella Costituzione.
Quali sono le “grandi conquiste” del Vaticano II?
Tra le “grandi conquiste” del Vaticano II, citerei i documenti sulla Chiesa, Lumen gentim, la Sacra Liturgia, Sacrosanctum concilium, il laicato, Apstolicam actuoasitatemecc. In breve, penso davvero che i sedici documenti del Vaticano II siano tutti molto importanti. Nel corso di questo “Anno della fede”, seguendo il consiglio del Santo Padre, essi dovrebbero tutti essere letti dai preti, dai religiosi, dai leader laici, compresi i catechisti







