VIAGGIO NEL CRISTIANESIMO DI NUOVA GENERAZIONE
La rubrica “Quale antropologia?” passa di mano: dall’antropologo salesiano, Giuseppe Zanardini, al sociologo delle religioni, Enzo Pace. Dagli indios del Paraguay l’attenzione si sposta sul cristianesimo di nuova generazione. Con Enzo Pace faremo un ideale viaggio di due anni (2024-2025) tra i laboratori “a cielo aperto” delle mega-churches neo-pentecostali. Un cordiale grazie a Zanardini per il cammino fatto insieme l’anno scorso: gli assicuriamo l’ospitalità della rivista per eventuali nuovi contributi fuori rubrica sui diritti collettivi dei popoli indigeni dell’America latina.
IL BARICENTRO SI STA SPOSTANDO
Il baricentro del cristianesimo si sta spostando. Oggi il 60 per cento dei due miliardi e mezzo di cristiani vivono nell’emisfero Sud del mondo, rispettivamente in Africa, Asia e America latina. Si calcola che tale percentuale possa salire nel 2050 al 75 per cento sul totale stimato di tre miliardi complessivi di cristiani. L’Europa e il Nord America hanno già perso da tempo la posizione centrale nel panorama del cristianesimo mondiale. L’avevano mantenuta almeno sino agli inizi degli anni Ottanta. Da allora in poi, la diffusione crescente delle Chiese pentecostali che hanno iniziato a costituirsi nel primo decennio del Novecento e l’affermarsi di organizzazioni di tipo carismatico, che funzionano come imprese votate al successo, hanno mostrato un nuovo volto del cristianesimo a livello mondiale.
La centralità euro-occidentale è durata almeno cinque secoli. Un respiro relativamente lungo della storia. All’inizio, nel XV secolo, essa si è configurata come una prima forma di globalizzazione nel triangolo che univa Europa, Africa e il Nuovo Mondo latino-americano. Il vertice del dominio economico, politico e religioso, aveva sede nelle capitali degli imperi europei; il resto del globo era un’immensa periferia da sfruttare e conquistare, dove era praticato il traffico di esseri umani e la conversione al cristianesimo assimilava le anime. Dalla fine del colonialismo di antico regime, che si è prolungato in alcune aree del pianeta sino alla seconda metà degli anni Sessanta, il panorama del cristianesimo ha iniziato a mutare gradualmente.
L’EMISFERO SUD È IN CRESCITA
Lo ha sintetizzato efficacemente John Mbiti, keniota, filosofo, teologo e prete della Chiesa anglicana, nel suo libro più noto del 1969, African Religion and Philosophy: “i centri di universalità della Chiesa non sono più oggi a Ginevra, Roma, Atene, Parigi, Londra e New York, bensì a Kinshasa, Buenos Aires, Addis Abeba e Manila”. Paesi come la Nigeria, il Kenya, il Messico, il Guatemala, il Brasile e la Corea del Sud e, in un prossimo domani, anche la Cina saranno le nazioni con il più elevato numero di cristiani, non solo nominali, ma attivamente praticanti, attratti dalle nuove Chiese evangelico-pentecostali o neo-pentecostali. Philip Jenkins, storico del cristianesimo all’Università della Pennsylvania, azzardava una previsione nel suo libro The Next Christendom del 2002: il cristianesimo crescerà vitalmente, ma la maggioranza dei credenti non sarà più bianca, europea né euroamericana.
L’emisfero Sud del cristianesimo è in crescita, dunque, rispetto a quello Nord. Soprattutto nel continente europeo (dall’Atlantico agli Urali) la secolarizzazione ha lasciato il segno: si crede e si pratica sempre più per scelta individuale e, di conseguenza, le Chiese storiche sono in sofferenza. Non sparisce il bisogno di religiosità. Però prende altre strade, magari rivolgendosi alle spiritualità di matrice orientale o alle credenze esoteriche. L’invecchiamento della popolazione in tutto ciò ha il suo peso.
UN CRISTIANESIMO DI NUOVA GENERAZIONE
Cosa significa parlare allora di un cristianesimo di nuova generazione? Per ora, lo riassumo così: esso non si allinea più docilmente ai modelli ecclesiali sia della tradizione cattolica sia delle Chiese della Riforma; è più interessato a proporsi come esperienza immediata della potenza dello Spirito piuttosto che a elaborare categorie teologiche; crede nell’efficacia dei doni spirituali nel promuovere non solo un cambiamento interiore, ma il benessere e il successo nella vita mondana; si affida a grandi leader carismatici che sapientemente trasformano le liturgie delle Chiese storiche in performance, spettacoli di massa per mettere alla prova i loro poteri di guarigione, liberazione dagli spiriti maligni e profezia. Tutti questi tratti, presi assieme, assumono una forma esteriore particolare: mega-strutture che architettonicamente non riprendono più gli stili dell’arte sacra cristiana. Tali strutture s’integrano, invece, nel panorama delle metropoli come grandi auditorium, multisale di preghiera, in cui talvolta s’integrano servizi diversi come se fossero mall dello spirito. In una parola si tratta di “grandi contenitori” di fede che, nel modo stesso in cui organizzano lo spazio rituale o liturgico, esprimono una particolare forma di cristianesimo. Un modo di comunicarne il messaggio orientato al mercato. Stiamo parlando di ciò che gli studiosi statunitensi hanno chiamato mega-church. Qualcosa di nuovo che va al di là delle forme storiche della Chiesa e della setta. Nelle mega-chiese l’organizzazione drammaturgica dello spazio sacro è al servizio della messa in scena della guerra contro gli spiriti del male in nome di Gesù e dello Spirito Santo, cui, sotto la regia del leader, tutti sono chiamati a partecipare, recitando ruoli da coprotagonisti. In altri termini, la forma esprime la sostanza o, per parafrasare un grande studioso di mass media, Marshall McLuhan, il mezzo diviene il messaggio.
CON IL VENTO IN POPPA
Il cristianesimo di nuova generazione sembra avere il vento in poppa. Il soffio dello Spirito lo sospinge verso terre ignote, tra genti che per intere generazioni hanno fatto riferimento ad altre religioni, dove il messaggio evangelico ha incontrato, a volte, ostacoli non facili da sormontare. Attraverso i movimenti migratori, per esempio, tale nuovo tipo di cristianesimo prova a reinnestarsi anche in un ambiente come il Maghreb musulmano, in partibus infidelium per riesumare una formula con cui erano chiamati quei vescovi che, a causa dell’espansione dell’islam prima con gli imperi arabi e poi con quello turco-ottomano, rimanevano privi della loro sede, pur conservandone nominalmente la titolarità. Dove le Chiese storiche (cattolica, protestante e ortodossa) non sono riuscite in tutto o in parte a radicarsi, le nuove formazioni d’ispirazione pentecostale sembrano in grado di farlo in un tempo relativamente più breve. Con una metafora, si può affermare che oggi ci sono in giro per il mondo dei laboratori “a cielo aperto”, dove è possibile osservare quanto appena detto. Alcuni lo sono da più lunga data, come il Brasile, un esempio di società già caratterizzata da un’elevata diversità religiosa e che, con il pentecostalismo dei primi del Novecento e il neo-pentecostalismo contemporaneo, ha ulteriormente diversificato l’offerta dei beni di salvezza mettendola a disposizione di una platea di potenziali credenti… in mobilità, che scelgono di credere non più per sola tradizione o conformismo sociale. L’altro esempio è la Corea del Sud, dove il nuovo cristianesimo sta erodendo la rendita di posizione che il buddhismo aveva conquistato, da quando era giunto dalla Cina nel 372 d.C., divenendo presto religione ufficiale dei tre regni che si spartivano allora il controllo del territorio coreano.
UN CRISTIANESIMO GLOBALE DEL SUD
La geografia che il cristianesimo di nuova generazione ridisegna è il mondo. Le culture, in senso antropologico, che esso incontra non sembrano opporre più di tanto resistenza alla forza dello Spirito. Siamo di fronte a un cristianesimo globale del Sud del mondo che sembra in grado di conquistarlo o riconquistarlo, in particolare, laddove il messaggio evangelico era giunto secoli fa e non sembra più ascoltato.







