UNA CHIESA DOVE TUTTI SONO MISSIONARI
“Missione” è uno dei tre concetti sui quali è incentrato il Sinodo sulla sinodalità. Una centralità che non può essere indifferente per gli istituti missionari e che i vari documenti preparatori, come la sintesi finale della prima sessione, hanno trattato in modo trasversale.
LA CHIESA È MISSIONE
Nella Chiesa sinodale, tutto il Popolo di Dio è missionario come recita il titolo della seconda parte della Relazione di sintesi: “Tutti discepoli, tutti missionari”. Una spia, per quanto non dirimente, è già la ricorrenza dei termini: se missione torna 70 volte e missionari/rio/ria 34, missione ad gentes 2 volte e istituti missionari 1 volta sola. Si tratta di un cambiamento di paradigma con il quale gli istituti missionari, nell’attraversamento della loro crisi, si stanno interrogando da qualche tempo. In questa ricerca riveste importanza anche il come hanno affrontato il tema i padri e le madri sinodali. E la Relazione di sintesi, pur nella sua provvisorietà, offre vari spunti a partire dall’affermazione che la Chiesa, più che avere una missione “è missione”.
DUE PREMESSE
La radice battesimale. In una Chiesa sinodale il riferimento che sta a fondamento della comunità è la comune dignità battesimale di tutti i membri. Una condizione che viene richiamata continuamente nella Relazione e che sta anche alla base dell’impegno missionario: “I sacramenti dell’iniziazione cristiana conferiscono a tutti i discepoli di Gesù la responsabilità della missione della Chiesa” (8b, ma anche 1a, 3c,d, 18a,b).
Lo stigma del colonialismo. A partire dai documenti delle Tappe continentali (Stati Uniti e Canada, Oceania, Asia, Africa) è emersa, a livello globale, una forte presa di coscienza sul modello coloniale della missione che lascia ancora divisioni e risentimenti, “torti storici” che hanno fatto perdere fiducia nella Chiesa e che ancora oggi rendono difficile l’inclusione delle popolazioni indigene. Occorre fare i conti col passato, che i sinodali indicano così: «Particolare attenzione e sensibilità sono necessarie in contesti in cui “missione” è una parola carica di un retaggio storico doloroso, che oggi ostacola la comunione. In alcuni luoghi l’annuncio del Vangelo è stato associato alla colonizzazione e persino al genocidio. Evangelizzare in questi contesti richiede di riconoscere gli errori compiuti, di apprendere una nuova sensibilità a queste problematiche e di accompagnare una generazione che cerca di forgiare identità cristiane al di là del colonialismo» (5e) e raccomandano di “identificare i sistemi che creano o mantengono l’ingiustizia razziale all’interno della Chiesa e combatterli” (5q, 4c).
UNA CHIESA DA OGNI LINGUA, POPOLO E CULTURA
Il superamento di una mentalità sostanzialmente eurocentrica, che sta alla base del modello coloniale della missione richiede sensibilità e attenzione nuove ai contesti sociali, religiosi e culturali.
Il dialogo. La Chiesa sinodale è una Chiesa dialogica, che abbandona la mentalità della “conquista”. I sinodali convergono nell’osservare che “le Chiese vivono in contesti sempre più multiculturali e multireligiosi, in cui è essenziale l’impegno nel dialogo” e che occorre uno stile di evangelizzazione che “cerca di costruire ponti, coltivare la comprensione reciproca”, che “ascolta e impara” e che va “all’incontro con l’altro da pari a pari” (5 b,c, 2e). In particolare si sottolinea l’esigenza del dialogo interreligioso per costruire una “comunione tra tutti i popoli”, nella convinzione che Dio parla “attraverso la voce di uomini e donne di ogni religione e cultura” (5f).
L’inculturazione. Il riferimento va in particolare alla liturgia (5l e 3l), per la quale si chiede di “rendere il linguaggio liturgico più accessibile ai fedeli e più incarnato nella diversità delle culture”. Operativamente si propone “l’attribuzione di maggiore responsabilità alle Conferenze episcopali”. A questo proposito la Relazione esprime la convinzione unanime che siano tali Conferenze (nazionali e continentali) a garantire il “rispetto dei processi di inculturazione” (19d). Si tratta di un ambito nel quale l’esperienza degli istituti missionari, insieme agli antropologi e all’apporto delle Chiese locali potrà/dovrà fornire contributi determinanti. Il rito Zairese (1988) per ora brilla nella sua unicità, nonostante papa Francesco abbia celebrato in due occasioni con questo rito (a Roma nel 2019 e nel 2022) e abbia suggerito, in Querida Amazonia, “di raccogliere nella liturgia molti elementi propri dell’esperienza degli indigeni” (n. 82). Ora gli auspici sinodali potrebbero generare altri riti inculturati. Il tempo stringe e molto è passato senza che sia accaduto nulla, come ha lamentato Francesco sempre in Querida Amazonia: “il Concilio Vaticano II aveva richiesto questo sforzo di inculturazione della liturgia nei popoli indigeni, ma sono trascorsi più di cinquant’anni e abbiamo fatto pochi progressi in questa direzione”.
NUOVE FRONTIERE
La missione digitale. Al rapporto missione e ambiente digitale è dedicato un intero capitolo della Relazione. La Rete è considerata una nuova frontiera verso la quale andare, come facevano i missionari verso le terre sconosciute. Si tratta di un ambiente che riveste un interesse per la missione della Chiesa in quanto anche lì “le persone cercano senso” (17c). Le riflessioni proposte sembrano ancora embrionali, si tratta poco più di una presa d’atto e di un’aspirazione. I giovani e tra questi i seminaristi, i preti e i religiosi vengono considerati “i più adatti a portare avanti la missione nell’ambiente digitale” (17d).
I rapporti con le altre Chiese. La proposta di “convocare un Sinodo ecumenico sulla missione”, che si incontra nel capitolo “In cammino verso l’unità dei cristiani”, rimanda subito la memoria alla Conferenza missionaria mondiale del 1910 a Edimburgo che riunì per la prima volta i rappresentanti di tutte le confessioni protestanti, della comunione anglicana e di alcune chiese vetero-cattoliche. Testimonia anche la sensibilità ecumenica maturata nella Chiesa cattolica dal Vaticano II ad oggi. L’Assemblea, confermando l’orientamento di papa Francesco su come procedere oggi nel cammino ecumenico, ha anche convenuto unanimemente sull’esigenza che le varie confessioni cristiane collaborino sia negli interventi di promozione umana sia nell’affrontare le sfide pastorali del nostro tempo (7c,e). Sarà questa collaborazione a “dare più forza alla voce del Vangelo”.
Rinnovare relazioni e strutture. La Relazione di sintesi affronta in chiave missionaria anche le questioni che hanno implicazioni operative come gli organismi di partecipazione, fino ad affermare che questi hanno “come finalità la missione” (9g, 18a) e che “la responsabilità dei laici per la missione nel mondo non può diventare il pretesto per attribuire ai soli vescovi e preti la cura della comunità cristiana” (18b). In prospettiva missionaria vanno compresi anche la figura del vescovo e l’intreccio delle sue relazioni con la comunità di cui è guida, con gli altri vescovi e con il vescovo di Roma. (12a).
Ci si orienta, dunque, a dare forma a una Chiesa in cui tutte le Chiese locali si muovono “in uscita” missionaria verso il loro ambiente. Evangelii gaudium” e i vari Messaggi per la Giornata missionaria mondiale di Francesco si muovono in questa direzione, che l’Assemblea sinodale ha confermato. Si prende atto di un nuovo contesto caratterizzato da due diverse realtà. Da un lato le giovani Chiese di missione hanno oggi preti, religiosi e vescovi locali, grazie ai missionari “che hanno dato la vita per portare la Buona Notizia in tutto il mondo”, d’altro canto le Chiese di antica evangelizzazione, sostanzialmente nel Nord del mondo, stanno vivendo una desertificazione che rende necessaria una nuova evangelizzazione.
Una doppia sfida che non può non interessare intrinsecamente anche gli istituti missionari.
PER RIPENSARE LA MISSIONE
“Missione Oggi” ha dedicato attenzione al tema della missione con articoli e dossier che affrontano vari aspetti del suo ripensamento, se ne segnalano i principali, che può essere utile tenere presenti nell’attuale dibattito sinodale.
Tra i dossier: La sinodalità. Una sfida per la riforma missionaria della Chiesa (4/2023); Propaganda Fide 400 anni. Missione e decolonizzazione (3/2022); Movimenti ecclesiali. Nuove avanguardie della missione? (4/2022); Riforma missionaria della Chiesa (2/2021); Chiesa italiana? Inquieta e missionaria (n. 2/2016); Missione la sfida ecumenica (n. 4/2015).
Tra le rubriche: Dialogo interreligioso (dal 2016); Teologia della missione (dal 2017); Missione in Italia (2016-2021); Missione al femminile (dal 2016); Emerging mission (2014-2015).
Materiali che si possono consultare nel sito della rivista: https://www.saveriani.it/missioneoggi







