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UN PROTOCOLLO PER L’ACCOGLIENZA DIFFUSA DEI RICHIEDENTI ASILO

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Da Zugliano (Vi), un piccolo Comune dell’Altovicentino – 6.806 abitanti – ci giunge questo interessante protocollo sottoscritto con la Prefettura relativo all’accoglienza dei rifugiati/richiedenti asilo. Una buona pratica di “accoglienza diffusa” portata avanti insieme dall’Amministrazione comunale, dall’Unità pastorale e dal Terzo settore, che volentieri divulghiamo come proposta da seguire anche da altri piccoli Comuni e Unità pastorali in Italia.

UN PROTOCOLLO PER L’ACCOGLIENZA DIFFUSA DEI Richiedenti asilo

SANDRO MACULAN, sindaco

Zugliano (Vi), 27 marzo 2016

Il Comune di Zugliano, assieme ad altri 21 Comuni dell'Altovicentino ha sottoscritto a settembre un protocollo con la Prefettura relativo all'accoglienza diffusa dei rifugiati/richiedenti asilo al fine di garantire:

  1. una presenza limitata di migranti/richiedenti asilo (massimo 2x1000 abitanti);
  2. una distribuzione equa tra tutti i comuni (accoglienza diffusa);
  3. la possibilità per i comuni di scegliere enti gestori seri, evitando di trovarsi organismi che operano sostanzialmente per lucro;
  4. la possibilità di controllare e di allontanare chi non rispetta le regole.

Questi punti fondamentali sono una garanzia per i cittadini, per gli amministratori (e anche per gli stessi richiedenti asilo) a che l'eventuale l'arrivo dei profughi sia gestito in modo serio e professionale, senza rischi per la comunità.

In questi mesi il Comune di Zugliano ha chiesto alla Cooperativa sociale “La Goccia” , che opera da anni in modo qualificato sul nostro territorio, di fare da punto di riferimento, anche con il compito di individuare disponibilità abitative in modo da attuare il protocollo sottoscritto.

Nei giorni scorsi la Cooperativa ha raccolto la disponibilità dell'Unità Pastorale di Zugliano, Grumolo e Centrale ad accogliere una famiglia di richiedenti asilo in un'unità abitativa che si trova a Centrale.

Questa disponibilità trova ora la possibilità di concretizzarsi attraverso l'accoglienza di una famiglia proveniente dall'Etiopia costituita da cinque persone (tre adulti e due bambini piccoli di pochi mesi) in un appartamento di proprietà della parrocchia.

Ringraziamo le nostre comunità e il Consiglio pastorale per la disponibilità dimostrata.

Da parte nostra garantiamo piena collaborazione per l'attuazione del protocollo, ricordando che il Comune in merito non percepisce nessuna entrata e non ha alcuna spesa da sostenere.

A questa famiglia, che ha attraversato il deserto e il mar mediterraneo, viene garantita ora un'accoglienza dignitosa. Da sottolineare come la prima preoccupazione della cooperativa dopo la prima fase di sistemazione, è quella che i migranti possano imparare l'italiano.

A fronte delle opportune denunce degli enti che dell'accoglienza dei profughi hanno fatto esclusivamente motivo di business è doveroso distinguere ed evidenziare coloro che stanno lavorando bene. La firma del protocollo è stata finora garanzia di questo percorso proficuo di collaborazione.

“La missione non è proselitismo”, continua a dirci papa Francesco, anche nell’ultimo messaggio per la Giornata missionaria mondiale (18 ottobre 2015). Che così sia ce lo mostra anche questo “piccolo racconto” missionario di mons. Giorgio Biguzzi, vescovo emerito di Makeni (Sierra Leone), che proponiamo come un salutare richiamo contro la retorica dei numeri proprio nel momento in cui ci arrivano dalle missioni i dati  sui battesimi amministrati nella Veglia Pasquale 2016. 

MISSIONE NON È PROSELITISMO 

MONS. GIORGIO BIGUZZI

Vescovo emerito di Makeni (Sierra Leone)

Brescia, 27 marzo 2016

C’è chi bussa alle porte della Chiesa e chiede il battesimo per ragioni sbagliate. Qualche anno fa in Sierra Leone ricevetti la visita di un imam incaricato di una moschea alla periferia di Makeni. Aveva avuto una grossa controversia con i membri della sua comunità. Lo avevano accusato di corruzione nella gestione dei fondi. Si sentiva profondamente offeso e umiliato. Per questo aveva scritto una lettera di abbandono dell’islam e conversione al cristianesimo. Dalle sue parole e dalla sua lettera traspariva un rancore profondo contro i suoi correligionari. Dopo averlo ascoltato gli dissi: “Non si diventa cristiani per odio verso qualcun altro, ma per amore di Cristo”. Lo consigliai di riconciliarsi con la sua comunità. “La chiesa – ha scritto papa Francesco riprendendo un pensiero di Benedetto XVI – non cresce per proselitismo, ma per attrazione”.

In un’altra occasione avevo aiutato un giovane protestante per le sue spese universitarie. Dopo un po’ di tempo si presentò chiedendo se ora doveva diventare cattolico. Forse pensava che lo avessi aiutato perché si convertisse al cattolicesimo. Lo consigliai di vivere da buon cristiano rimanendo fedele alla sua Chiesa. I rapporti ecumenici con la sua Chiesa divennero ancora più caldi e cordiali. Non si diventa cattolici per un aiuto economico, ma per aver scoperto un nuovo volto di Cristo.

Per non chiudere “Missione Oggi”, don Vito Tedeschi ci suggerisce tra l’altro di inserire della “sana pubblicità” sulla rivista. Lo ringraziamo, anche per il suggerimento di una rubrica sulla pastorale italiana. Ci proviamo con “Missione in Italia”.

PER NON CHIUDERE “MISSIONE OGGI”

DON VITO TEDESCHI

Carife (Av), 22 marzo 2016

Caro direttore, ho inviato l’abbonamento, viste le difficoltà… Ho fatto ritardo, perché non usciva il primo numero. Per favore inserite la sana pubblicità e fate una rubrica sulla pastorale italiana, che è poco missionaria, anzi abitudinaria.



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