Un museo per incontrare le culture
Il “nuovo” Museo d’Arte Cinese ed Etnografico (nella città di Parma), il primo in Italia ad essere illuminato esclusivamente a led, è stato inaugurato il 1° dicembre 2012 dopo due anni di ristrutturazioni che hanno dato nuova vita all’antica collezione voluta da G.M. Conforti, fondatore dei Saveriani. Il superiore generale, p. Benzoni, ha aperto la cerimonia d’inaugurazione, evidenziando come la ristrutturazione sia un dono da parte dei Saveriani stessi in occasione della canonizzazione di Conforti.
Il museo, aperto 111 anni faera stato, infatti, creato con l’obiettivo di formare i Saveriani e di prepararli alla vita nelle missioni. Il direttore del museo negli ultimi undici anni, p. Iurman, ripercorrendo brevemente i momenti più significativi del suo sviluppo, ha spiegato come la ristrutturazione abbia tenuto conto del proposito iniziale e cioè: “Un’istituzione nata per tenere le porte aperte sul mondo”.
Il riallestimento della sezione cinese è stato curato dalla prof.ssa Celli di Bologna, storica dell’arte cinese. La ristrutturazione è basata su due principi chiave: valorizzare i pezzi di maggior valore artistico ma allo stesso tempo anche gli oggetti che rappresentano più emblematicamente la ricchezza della cultura cinese. Il museo, con la sua struttura articolata su tre livelli, è all’insegna della modernità sotto tutti gli aspetti: primo tra tutti l’illuminazione.
Al primo livello, subito dopo l’entrata, sono collocati l’archivio, l’ufficio e la sala didattica. Nell’androne delle scale che portano al livello intermedio, sono esposti i primi capolavori: quattro grandi quadri cinesi di ispirazione religiosa. Scendendo si incontra la reception e lo spazio destinato alle mostre temporanee, la prima delle quali, intitolata “Siamo noi. L’audace progetto continua”, rende omaggio a tutti i Saveriani che hanno contribuito allo sviluppo del museo. Proseguendo ci s’imbatte in maschere di piume sgargianti: è l’angolo dedicato in parte ai Kayapó, indigeni dell’Amazzonia, e in parte all’arte africana.
Una rampa inclinata scende verso l’ultimo livello che ospita la sezione cinese, la più ampia del museo. La discesa è accompagnata da immagini dell’arte e dei paesaggi cinesi. Al centro dell’ampia sala è posto un enorme taiji, con i simboli dello yin e dello yang, circondato dalle vetrine contenenti una preziosa collezione di porcellane cinesi. Uno spettacolare paravento cinese a dodici ante occupa un’intera parete; particolare è anche la riproduzione di uno studiolo cinese. Sono inoltre presenti alcuni pannelli interattivi che permettono di apprendere curiosità e informazioni dettagliate riguardo ai pezzi esposti al museo.
Per uscire il visitatore è obbligato a tornare sui suoi passi: ciò lo porta ad osservare le cose da un’angolazione diversa o a soffermarsi su dettagli che prima non aveva notato. Il museo si presenta così come un continuum privo di interruzioni e di separazioni: perciò anche la sua struttura esplica l’idea sulla quale esso si basa e cioè l’incontro delle culture.







