Skip to main content
Condividi su

I vescovi del continente africano, riuniti per l’assemblea plenaria del Simposio delle Conferenze episcopali dell’Africa e Madagascar (Secam), a Kinshasa dal 9 al 14 luglio, hanno lanciato un accorato appello per la pace in Repubblica Centrafricana. Sono ormai migliaia le vittime e decine di migliaia le persone in fuga a seguito del colpo di Stato da parte dei guerriglieri Seleka del marzo 2013.

Anche i vescovi del Centrafrica hanno denunciato, nella loro lettera Mai più così, la spaventosa situazione del paese: “Dovunque sono arrivate le milizie Seleka regnano terrore, torture, stupri, ruberie. Le popolazioni fuggono, sono prive di tutto, di cibo e medicinali. Il Centrafrica è diventato uno Stato fantasma e le grida e le lacrime della nostra popolazione ci trafiggono il cuore”.

Le Caritas africane, dal canto loro, si sono appellate a tutte le persone di buona volontà, ai governi europei e alla comunità internazionale, affinché non rimangano indifferenti a questa tragedia e intervengano rapidamente con ogni mezzo diplomatico, politico e di aiuto alla popolazione. Molti missionari e missionarie si chiedono il perché di tanta degenerazione, che li ha colpiti anche personalmente, in un paese dove i fedeli di credo diverso – su circa 4,6 milioni di abitanti, il 50% sono cristiani, il 15% musulmani, il resto segue le religioni tradizionali africane – coesistevano senza conflitti ed avevano avviato da tempo incontri interreligiosi per garantire una pacifica convivenza civile. Come mai continuano a sussistere le milizie Seleka, se il presidente Michel Djotodia le ha sciolte?

Perché la Missione internazionale per la stabilizzazione del Centrafrica (Misca) dell’Unione Africana (Ua) non è intervenuta a dovere?

Come si spiega il salto di qualità dei gruppi di autodifesa? Chi c’è dietro? Chi li arma?

Insomma l’impressione è che in Centrafrica si stia giocando una partita che va ben oltre le forze in campo. Una partita che vede coinvolte sia potenze come la Francia, che aveva scaricato il presidente Francois Bozizé, al potere dal 2003, e dato via libera a Seleka per prendere il potere, sia forze dell’integralismo islamico – per la prima volta c’è un presidente, Djotodia, musulmano –, ma anche gli interessi delle potenze regionali come il Sudan e il Ciad che hanno fornito miliziani a Seleka.

Ma non c’entrano forse anche gli interessi delle potenze emergenti asiatiche e di quella continentale, cioè il Sudafrica che conta su un paese ricco di materie prime come il Centrafrica?

Niente di nuovo sotto il sole per l’Africa dove le guerre di solito si fanno per procura e le forze locali sono solo comparse. I vescovi, seppure preoccupati degli effetti che questa terribile situazione ha sui rapporti interreligiosi, sottolineano che la crisi è politica e non religiosa e occorre evitare che il conflitto si connoti in questo senso. Per questo hanno fatto pressione sull’Onu e sull’Ua affinché procedano al disarmo degli uomini di Seleka e dei civili sia cristiani sia musulmani.

Il lavoro più importante e delicato è quello di riconciliare gli animi, promuovere il perdono e la tolleranza.

Nel frattempo le Chiese cattolica e protestante del paese hanno firmato L’Appello di Bangui, con il quale si invitano i fedeli cristiani alla pace e alla riconciliazione con i musulmani e si chiede alla comunità internazionale di intervenire per far uscire il paese dalla crisi. Quanto tempo dovrà passare prima che si prenda qualche misura concreta a livello internazionale per favorire la fine di quest’ennesima carneficina dimenticata?



Per scaricare la rivista accedi con le tue credenziali d'accesso o abbonati.

Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito