Troppi silenzi - Coraggio... - Economia mondiale - Dopo Graz
Dato il notevole interesse degli apporti ricevuti, in questo numero dedichiamo due pagine agli interventi dei lettori. - TEMI: Troppi silenzi ci circondano - Il coraggio della denuncia e dell’autenticità - Economia mondiale: ci sono vie d’uscita? - Dopo l’assemblea ecumenica di Graz.
TROPPI SILENZI CI CIRCONDANO.
Caro direttore, ho ricevuto il primo numero di Missione Oggi. Ho apprezzato molto l’articolo Nuova spiritualità liturgica dal Brasile di Marcelo Barros e il Dossier sulla Teologia della liberazione.
Abbiamo molto da imparare dall’America latina. Le nostre liturgie sono assolutamente assenti di una “mistica vissuta nella concretezza della nostra realtà”. Per di più siamo costretti a subire omelie asettiche… Mancano i profeti. Mancano i Turoldo, i Balducci che sempre hanno denunciato il presente senza equivoci di sorta. Troppi silenzi ci circondano, e sono silenzi che non hanno il sapore della meditazione e della preghiera. Si dovrebbero costituire delle “scuole” di profezia, dal momento che profeti non si nasce ma si diventa nella misura in cui ci lasciamo interpellare dalla Parola, non chiudendo gli occhi sul mondo, ma spalancandoli.
Devo alla Teologia della liberazione il mio “risveglio” cristiano. E così è stato per molti. Peccato che le alte sfere della gerarchia non abbiano tenuto conto di questo fattore importante, essendo attente solo all’incubo-fantasma marxista… Si è preferito procedere all’inquisizione; chi ha seguito lo svolgimento dei fatti non può che ricordare grande sofferenza.
A Enzo Gatti (a cui rivolgo un caro saluto, se è il bravo biblista che ho conosciuto una ventina di anni fa, e non un caso di omonimia) chiedo: come ci si può attendere “la canonizzazione di un Bonhoeffer o di un Romero da chi canonizza il fondatore dell’Opus Dei, braccio destro del caudillo Franco di Spagna? Ha ragione p. Balducci: “Roma fa i vescovi e il popolo li converte”.
SILVANA C. - Bari.
IL CORAGGIO DELLA DENUNCIA E DELL’AUTENTICITÀ
Cari amici di MO, sono un’assidua lettrice della vostra rivista da anni e voglio farvi i complimenti sia per gli articoli (anche se qualche volta per me un po’ difficili) sia perché penso che siate interpreti profetici che hanno il coraggio cristiano della denuncia e dell’autenticità.
In questi anni mi avete aiutato a prendere coscienza (attraverso la rivista e attraverso i convegni) di tante cose ed ora è giunto il momento per me di decidere: vorrei consacrarmi nella vita religiosa come missionaria. Sento in me forte il desiderio di lottare per la giustizia e la dignità di ogni individuo nel rispetto delle diversità di ciascuno…
MANUELA M. - Mantova.
ECONOMIA MONDIALE: CI SONO VIE D’USCITA?
Cari amici di MO, ho letto i titoli dei dossier del corrente anno… Vi ringrazio per questi temi che fanno riferimento concreto alla realtà e chiedo se non sarebbe possibile approfondire anche il tema che ho visto trattato in un articolo di Rivas su Rocca… In particolare, sarebbe possibile far conoscere quali vie di uscita si intravedono, come possibilità reale di risposta a questo punto: “Non andiamo verso la mondializzazione, ma verso il rafforzamento dei tre poli dell’economia mondiale, Stati Uniti, Europa, Giappone e paesi collaterali; il resto non c’è…”.
Rivas fa conoscere le cause di questa situazione, ma mi pare che si resti ancora sempre nella fase del vedere e giudicare, mentre nella tappa dell’agire ci sentiamo un po’ tutti impotenti. Il fatto di “conoscere le cause, unirci in gruppi, iniziare stili di vita diversi, promuovere modelli alternativi di uomo e di società” può incidere sulla situazione mondiale che conosciamo?
Siamo ormai in molti a ribellarci a parole di fronte alla globalizzazione, al rafforzamento dei tre poli dell’economia mondiale, al mercato finanziario che permette lucri eccezionali senza molto rischio, al dio denaro… ma in concreto si intravedono possibilità di cambiamento di questa situazione?
I tentativi di dialogo tra i vari stati, per esempio in relazione al problema ecologico che pur ha conseguenze disastrose per tutti, non stanno dando molto frutto perché i più forti disattendono anche le sollecitazioni della comunità scientifica mondiale (articolo di MO, Kyoto: i paesi ricchi sul banco degli accusati). Allora, chi può agire e come deve agire? Che influenza a lungo termine possono avere il Commercio equo e la Banca etica?
Stamattina in una II biennio liceale abbiamo visto la prima parte dell’articolo di Rivas e alcuni hanno reagito vivamente di fronte a certe ingiustizie. Sono sorti alcuni interrogativi: “Ma noi cosa possiamo fare di fronte ad una situazione mondiale di questo tipo? Che forza e che cammini abbiamo per un cambiamento? Chi può intervenire per cambiare l’atteggiamento dei signori del capitale? Riprenderemo l’argomento nelle prossime lezioni e sarà certamente interessante far lavorare i ragazzi sull’articolo sulla Conferenza di Kyoto, e successivamente sulle rubriche “Scelte di resistenza” e “Fuori mercato” e altri approfondimenti interessanti che ci offrirà la rivista.
Grazie anche del dossier sulle Teologie della liberazione in cammino. Sono stata 17 anni in Brasile ed ho avuto modo di conoscere personalmente alcuni esponenti e di leggere molte loro opere. Prevedevano le situazioni che ora si stanno verificando, ma la loro voce di profeti ha suscitato le reazioni di chi si sentiva scomodato da certe letture della realtà dalla parte delle vittime.
SUOR PIER PAOLA - Pinerolo, Torino.
DOPO L’ASSEMBLEA ECUMENICA DI GRAZ
Caro Direttore, solo ora mi è capitato tra le mani il numero di dicembre di Missione Oggi, con l’articolo di Massimo Toschi sull’assemblea di Graz. Anche se in ritardo, spero che gradirai un intervento su un tema così importante.
Scorrendo l’indice dell’annata della tua rivista, scopro che alla IIª Assemblea ecumenica europea (Aee2), MO ha dedicato solo l’articolo di Toschi. Una tale scelta mi pare la spia della presunzione ecclesiale di chi pensa di aver capito tutto, mentre i “fans” di Graz non avrebbero capito nulla.
Massimo afferma: “In questa sede non si vuole neanche tentare un bilancio complessivo di questo evento ecumenico, con le sue luci e le sue ombre…”. Poi, però, stronca con impressionante durezza l’Aee2 per come essa ha (anzi, non ha) trattato il rapporto chiesa-pace-povertà-ecumenismo. Ma se Graz ha fallito completamente su questi temi nodali, l’Aee2 non ha fallito su alcuni temi, ha fallito tout court.
Concordo pienamente sulle rilevate contraddizioni dell’Aee2, come: i litigi per il “primato” nella chiesa che hanno impedito l’incontro, alla vigilia dell’Aee2, di Giovanni Paolo II con il patriarca russo Aleksij II e, a Graz, quello di Aleksj con il patriarca Bartolomeos I di Costantinopoli; l’incapacità delle chiese europee di dire parole profetiche sulla guerra della ex Jugoslavia.
Ma, in proposito, va aggiunto che Graz non ha “inventato” nulla, ha solo fotografato la drammatica situazione in cui versano le chiese in Europa. E, tuttavia, questo convenire di chiese peccatrici è stato proprio una farsa? Quanto sono riuscite a dire insieme è meno che zero? Ma tu davvero pensavi che si potessero convocare cattolici croati e ortodossi serbi in altro modo che… tenendo il tavolo (della mediazione e del compromesso) molto basso? Se dici che bisogna soffrire e patire per questo, d’accordo. Ma meravigliarsi, come di una cosa strana (succede, purtroppo, da secoli) mi pare ingenuo.
Il problema, forse, è un altro: di fronte ad un evidente peccato di tutte le chiese, è lecito fare un primo timidissimo passo, oppure no, ci vuole tutto e subito? Ritieni inutile che serbi e croati si siano almeno detti “buon giorno” e siano stati “costretti” ad interrogarsi più a fondo sul problema chiesa-pace-nazionalismo?
Mentre scrivo sono pieno di gioia per la pace in Irlanda del Nord. Ebbene, questa pace scoppia anche perché da molti anni cristiani di varie chiese prima in conflitto hanno cominciato a parlarsi. Giudicando con il tuo metro, caro Massimo, i primi incontri ed i primi documenti cristiani “pacifisti” dell’Ulster, bisognava gettare tutto nel cestino: dov’era la profezia? e perché sempre quei “compromessi”? Per farla in breve: si sarebbe spento il lucignolo fumigante. Per fortuna invece, sporcandosi le mani, donne e uomini che si riferiscono all’Evangelo della pace hanno camminato insieme, sono cresciuti e sono riusciti a dissodare terreni che parevano di pietra.
Il tuo articolo, pare a me, è gravato da un equivoco di fondo. Infatti, la cosa più importante di Graz non sono i documenti, ma l’evento in sé, il guardarsi negli occhi, il parlarsi – dopo decenni, o secoli, di estraneità, soprattutto tra Est e Ovest – di fratelli prima reciprocamente sconosciuti. E l’avviare una dinamica nuova e positiva. E provare (timidamente, e va bene) un modello di Ekklesìa sinodale e conciliare che, guarda caso, gli establishments ecclesiastici vedono come fumo negli occhi.
Certo, i documenti finali sono criticabili, frutto di faticose mediazioni. Ma, pare a me, con tutti i loro limiti, essi sono “più in là” del corpus complessivo della Conferenza episcopale italiana degli ultimi dieci anni, e del Convegno ecclesiale di Palermo.
Comunque, giudizio sui testi a parte, non sai tu – ad esempio – che Graz ha permesso per la prima volta che ortodossi ed “uniati” rumeni si parlassero e si stringessero la mano? Un atto di pace “impossibile” in patria. Non sai tu che il convenire spontaneo di diecimila cristiani europei ha creato una rete di conoscenze e legami altrimenti impensabile?
Per sostenere le sue tesi, Toschi si rifà a Enzo Bianchi, priore di Bose. Mi permetterai, allora, di citare una delle più importanti riviste ecumeniche, Irénikon (2/97): “Malgrado questi inconvenienti (i contrasti Roma-Mosca-Costantinopoli), Graz è stato un grande momento che segnerà la storia cristiana d’Europa”.
LUIGI SANDRI.
- Non è nella linea di MO rispondere direttamente alle singole lettere. Rimandiamo all’articolo di Massimo Toschi del dicembre scorso L’Assemblea di Graz: i poveri e la pace giudicano l’ecumenismo. Auspichiamo altri interventi per aprire un dibattito sull’ecumenismo oggi, che sta a cuore a tutti noi.







