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TRISTE PRIMATO DELLO ZAMBIA - BANCHE ARMATE...

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UN TRISTE PRIMATO DELLO ZAMBIA

Premetto che mi sento richiamata personalmente, per l’opportunità di essere stata in terra africana; ho visto, udito e percepito in ogni angolo di me stessa, cosa possa significare vivere nella miseria. Lo Zambia conta un triste primato nel mondo: gli orfani a causa del Hiv. L’altissimo debito estero del paese (oltre 7milioni di dollari) continua a sottrarre fondi alle strutture sanitarie e sociali. Oltre il 60% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Il presidente Francis Chiluba, su pressione del Fondo monetario e della Banca mondiale, ha abbandonato l’antica ideologia marxista abbracciando il programma delle privatizzazioni e peggiorando le cose.

La situazione ha toccato la drammaticità quando il prezzo dell’oro sul mercato è crollato e il governo per far fronte ai debiti ha ceduto le miniere alle compagnie straniere, creando nuovi problemi ai lavoratori, portando intere famiglie negli agglomerati di periferia, dove si vive senza acqua né luce, con fame, miseria e prostituzione. Il contagio del Hiv è altissimo e quasi impossibile da arginare. A Ndola, i primi test sono arrivati 8 mesi fa: l’Aids il più delle volte non viene diagnosticato. Si ricoverano solo malati terminali, perché comunque non ci sarebbero i farmaci per le cure. All’ospedale di Ndola manca anche il cibo, e mancano le lenzuola e le coperte.

Lo Zambia è condannato a morte: il 20% della popolazione è malata. Si prevede per quest’anno un’incidenza di 300 nuovi casi di Hiv al giorno. I più colpiti sono gli adulti tra i 25 e 40 anni. I bambini colpiti non arrivano ad un anno.

Sì, tutto ciò mi interpella: mi domando come possiamo vivere questo “anno giubilare” senza sentirci addosso il grido di questi fratelli. Come sono possibili queste grandi differenze? In Italia l’Hiv lo si cura e si cerca di portare il malato ad una morte dignitosa. Nel Sud del mondo mancano tutti i diritti primari che dovrebbero essere assicurati ad un essere umano!

Come possiamo “festeggiare” questo giubileo sapendo che esiste questo enorme divario nel nostro pianeta? O forse viviamo in pianeti diversi? Che gli occhi dei miei fratelli africani continuino a richiamarmi!

MARIA ELENA BORDO.


BANCHE ARMATE: CONTINUA LA CAMPAGNA

Luciano Benini, presidente nazionale del Mir (Movimento internazionale della riconciliazione) e consigliere comunale dei Verdi, lo scorso 14 dicembre ha presentato al consiglio comunale di Fano, la seguente interrogazione sul coinvolgimento delle banche nell’export di armi. La proponiamo ai lettori per allargare la campagna lanciata sulla rivista lo scorso dicembre.

PREMESSO

- che negli ultimi cinquant’anni l’Italia è stata tra i primi esportatori di armi al mondo, risultando più volte implicata sia nella vendita di mine antiuomo che di armamenti leggeri e pesanti a paesi in guerra e a dittature militari che calpestano i diritti umani;

- che grazie alla pressione di molte organizzazioni pacifiste da qualche anno il parlamento ha approvato una legge che regolamenta l’esportazione di armi vietandone il commercio con paesi in guerra o che non rispettano i diritti umani;

- che la suddetta legge è spesso aggirata tramite triangolazione e che gruppi di pressione vorrebbero cambiarla per consentire un libero traffico di armi senza più controlli;

- che nella relazione del 1998 al parlamento sulle esportazioni di armi italiane nel mondo risulta implicata la Banca Popolare di Bergamo, controllante la Cassa di Risparmio di Fano;

INTERROGA IL SINDACO PER CONOSCERE

se ha intenzione di chiedere alla Banca Popolare di Bergamo se e per quali tipi di armamenti e verso quali paesi la stessa abbia finanziato l’esportazione di armi, riferendone poi in consiglio comunale affinchè ogni cittadino fanese sia in grado di decidere se in coscienza sia o meno il caso di mantenere rapporti con tale istituto di credito.

LUCIANO BENINI.



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