Piccole storie di speranza nonostante tutto
Da Nelson Mandela nel supercarcere di Robben Island a p. Pino Leoni nella “casa nuova” ricostruita dopo l’incendio di Moikàiàkô I: piccole storie che abbiamo voluto regalare come segno di speranza ai nostri lettori.
È entrato da solo nella cella B5 del carcere di Robben Island e, accendendo una candela bianca, ha dato il buongiorno al nuovo millennio. L’ex presidente sudafricano Nelson Mandela, 81 anni, ha voluto tornare proprio là dove aveva passato 18 dei 27 anni di carcere – inflittigli per la sua ferma opposizione al regime di apartheid bianco – per lanciare un messaggio di pace all’Africa e all’Occidente.
“Simboleggia la fiamma della libertà che nessuno riuscirà mai a spegnere”, ha detto indicando la candela e passandola poi all’attuale presidente, Thabo Mbeki. “Ci sono infatti uomini e donne che, in tutto il mondo, la terranno sempre accesa”.
Intanto l’Africa, con i suoi 600 milioni di abitanti, sta arrancando. Se è vero che in una ventina di paesi subsahariani la democrazia ha portato una stagione di speranza nell’ultimo decennio, è anche vero che tuttora il 40% degli africani vive con meno di un dollaro al giorno. Ma i segnali positivi non mancano. Dal vecchio centro di Timbuktu (Mali), ad esempio, arriva la notizia che i tuareg hanno finalmente deposto le armi, ponendo così fine a 16 anni di guerra e aprendosi ad una nuova fase di convivenza e di sviluppo.
Anche in Occidente, sul fronte della cancellazione del debito, qualcosa si muove: lo scorso 21 dicembre, il governo di Londra ha annunciato la cancellazione totale dei propri crediti nei confronti di tutti i 41 paesi più poveri del mondo. Segue la Francia, che fra il 2000 e il 2001 annullerà più di sette miliardi di euro dei debiti contratti dai paesi poveri nei suoi confronti; e l’Italia che, nei prossimi mesi, annullerà debiti per 3mila miliardi. Gli impegni presi durante il G7 a Colonia, dunque, iniziano ad essere rispettati.
E l’America latina? Da Belém (Brasile), p. Adriano Sella ci scrive: “Oggi vado a celebrare il capodanno nell’accampamento dei sem terra: questo movimento è considerato una delle grandi speranze del fine e del nuovo millennio, per la sua capacità di aprire nuovi cammini ed esigere la realizzazione della giustizia sul pianeta terra”.
Ultima (ma non meno importante), fra le piccole storie che abbiamo voluto regalare come segno di speranza ai nostri lettori, è quella di p. Pino Leoni. Ci scrive dalla “casa nuova”, ricostruita dopo l’incendio che aveva quasi totalmente distrutto Moikàiàkô I. È stata realizzata in mutirão, una parola di origini tupi-guarani che significa “lavoro comunitario”. Fuori c’è un temporale, con tuoni e fulmini, ma dentro si fa festa.






