TANTI PICCOLI FUOCHI INESTINGUIBILI / SCRITTI SULL’AMERICA LATINA E I DIRITTI DEI POPOLI
Nata a Lucca nel 1925, dopo aver concluso gli studi universitari a Pisa, dove ha fatto parte di un gruppo di intellettuali di sinistra politicamente impegnati, decide di prendere i voti e partire volontaria alla volta del Brasile. Glottologa ed educatrice, s’immerge nella realtà delle favelas anche come missione pastorale, e nel contempo matura, insieme ad un gruppo di sue consorelle, e alla luce della rivoluzione giovannea (di papa Giovanni XXIII), la scelta di rompere con la Chiesa istituzione e ridursi allo stato laicale per affermare la propria libertà spirituale e la fedeltà al messaggio evangelico. Nel maggio del 1969 è costretta a lasciare il Brasile in quanto è stato emesso un mandato di cattura nei suoi confronti dal governo militare.
Abbandonato l’insegnamento, raggiunge con la sua comunità di donne impegnate in un percorso di “emancipazione femminile plurale” l’Italia. A Roma incontra Lelio Basso, uno dei padri costituenti, socialista e marxista critico. Inizierà con lui un sodalizio che si concluderà solo con la morte del leader politico (1978), lasciandosi dietro le spalle un lavoro comune di grande valore culturale, oltre che umano: dal Tribunale Russel II per i crimini compiuti dalle varie giunte militari in Brasile, Cile ed America latina, alla Dichiarazione universale dei diritti dei popoli (Carta di Algeri), sino alla realizzazione di quel “sistema Basso” pensato per dare coerenza ed incisività ad una nuova cultura internazionalista: la conoscenza attraverso la ricerca e lo studio, l’azione solidale nei confronti dei popoli in lotta, e la denuncia delle cause delle oppressioni, dando la parola diretta alle vittime, oltre che delle loro conseguenze.
Da qui la nascita del Tribunale permanente dei popoli, della Lega internazionale, ed infine della Fondazione di cui Bimbi diventerà segretaria sino alla sua morte (2016). Per aiutarci a capire meglio la personalità intellettuale e morale di Linda, il suo pensiero e il suo “fare” esperienziale, mai disgiunti, è uscito per le edizioni Nova Delphi un utile volume: Tanti piccoli fuochi inestinguibili, una raccolta di saggi, interviste, interventi, e articoli strutturata in capitoli tematici dal curatore, Andrea Mulas, che copre l’arco temporale che va dal 1971 al 2007. In queste pagine le biografie, la sua e quelle degli/le altri/e “compagni/e di viaggio” citati/e lungo tutto il suo ricco itinerario esistenziale, diventano motivo di una riflessione ampia su popoli e paesi, e sui limiti dei nostri parametri di valutazione e giudizio.
E non è un caso che l’autrice dedichi pagine di grande valenza alla “alfabetizzazione coscientizzatrice” di Paulo Freire, al suo “conoscere per riconoscersi” in un “noi” entro cui far maturare una coscienza critica della propria condizione e del mondo, per riumanizzarli, come avrebbe detto Basso. E dove l’educazione è “autoeducazione” che avviene all’interno del processo di trasformazione radicale della società. È la ricerca di un metodo pedagogico e politico nello stesso tempo, che fa intravvedere sullo sfondo la temperie “ereticale” della Teologia della liberazione, delle Comunità ecclesiali di base, dei Cristiani per il socialismo, dei movimenti sociali e politici, ed anche religiosi, che hanno attraversato il continente latinoamericano tra gli anni ‘60 e ‘70, ma che è continuato poi nelle scelte e nella vita di Marianella Garcìa Villas, della quale Linda Bimbi ci riconsegna il profilo di una donna che rivendica l’urgenza di una coscienza critica della realtà, per “fare del quotidiano un evento storico”.
Così come di particolare interesse sono le riflessioni sui movimenti di liberazione sui quali si sono incardinate le indipendenze nazionali degli anni ‘60 e ‘70, per approdare ai nuovi soggetti della solidarietà sociale e politica capaci di riempire le nostre democrazie indigenti, in Europa come in America latina, in Africa come in Asia, della sostanza viva della partecipazione, decentralizzazione e autogestione popolare. Come a dire: il sistema democratico si salverà solo se saprà inverare i suoi postulati facendo scorrere nelle sue vene la linfa della vita reale che le istituzioni hanno l’ambizione di rappresentare senza riuscirci. Cioè, un nuovo rapporto tra politica e realtà quotidiana.







