STORIA DELLA TEOLOGIA GIAPPONESE / TRE GENERAZIONI DI TEOLOGI
Pubblicato fuori dal Giappone in inglese nel 1997, è stato tradotto per la prima volta in lingua italiana un testo fondamentale per la comprensione di un campo di studi poco o nulla conosciuto all’estero ma che beneficia di originalità e ampie possibilità di sviluppo: Storia della Teologia giapponese. A tradurlo e inserirlo nella collana “Monumenta Missionalia” edita dal Centro Studi Asiatico dei Saveriani di Osaka, è stato p. Tiziano Tosolini che nel 2014 aveva arricchito la stessa collana con il volume Dizionario di Shintosimo, anche questo un unicum nel panorama editoriale italiano.
Un interesse, quello per la raccolta di saggi raccolti da Yasuo Furuya, coltivato nel tempo da Tosolini: “Avevo letto questo piccolo libro di Furuya appena arrivato in Giappone nel 1999 perché volevo capire se ci fosse, oltre a una Filosofia giapponese, anche una Teologia giapponese. E ero rimasto colpito dalla sua originalità e profondità, ma anche dalla difficoltà che non è solo dovuta alla lingua originale”. Una comprensione ardua “perché raccolta di esperienze di teologi che raccontano se stessi o anche i loro maestri, senza interpolazioni o pericoli di fraintendimenti perché essi stessi fautori di questa teologia giapponese che vanno sviluppando”. Un processo quindi duplice ma coincidente, di costruzione e elaborazione.
Gli autori del testo (oltre a Furuya: Akio Doi, Toshio Sato, Seiichi Yagi, Masaya Odagaki) sono più protestanti che cattolici, anche per gli influssi prevalenti di origine europea, praticamente ignorati all'estero e ai margini dell’orizzonte teologico anche orientale. Il discorso di cui sono espressione i saggi contenuti nel volume è nato al loro interno, ma con il tacito desiderio di diffondere il proprio pensiero anche all'esterno dei loro circoli. Questo lo ha reso interessante, perché se nei prime tre capitoli il libro fa una storia della teologia giapponese, senza discuterne gli esiti, nel quarto che tratta della Teologia dopo il 1970, vi è un apporto di rilievo degli autori a una teologia come quella giapponese alla ricerca di una nuova centralità.
Parlando del testo da lui tradotto, Tosolini spiega l’interesse per le tematiche affrontate. “L'ho ripreso in mano dopo 18 anni di permanenza in Giappone – ricorda – trovandolo molto stimolante, anche perché la teologia successiva al 1970 ha molti riferimenti alla scuola filosofica di Kyoto – (Kyōto-gakuha), movimento che in particolare nell’Università imperiale di quella città tentò una revisione degli aspetti religiosi e morali della tradizione estremo-orientale alla luce della fede e filosofia dell’Occidente – che avevo imparato a conoscere, oltre che a tradurre per il più vasto pubblico italiano”. Elaborando anche le tesi sulla necessità di conservare la propria unicità pur nella convergenza con altre fedi sostenuta da Nishida Kitarō buddhista, esponente di punta della Scuola di Kyoto e considerato il maggiore filosofo giapponese moderno. Inoltre, è in quel periodo che si iniziano a sviluppare teorie teologiche autoctone e non di origine o ispirazione anzitutto americane come avveniva in precedenza.
“Dal 1970 – prosegue il missionario – si ha in Giappone uno sviluppo teologico che cerca una convergenza tra un pensiero originale e gli ideali della Scuola di Kyoto. Con risultati interessanti, come le elaborazioni sulla Teologia del nulla, arrivando a indicare nel luogo del nulla l'idea di Dio che permette uno dei possibili incontri tra umanità e Cristo. Idea che alcune odierne teologie della religione stanno sviluppando”.
Da quello che è il primo libro di teologia giapponese tradotto nel nostro paese, emerge anche, sottolinea padre Tosolini, “un bel dibattito tra filosofia e teologia insieme autoctona e in dialogo”, rendendo quindi l’impegno esemplare, “perché inserisce un tassello tra altre teologie più strutturate, dando una visione più estesa del quadro teologico”.







