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SALVADOR BAHIA / UN VIAGGIO LUNGO PIÙ DI CINQUANT’ANNI

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Il 19 ottobre 1965 partiva per Salvador Bahia (Brasile), Renzo Rossi, il primo prete fidei donum fiorentino. Nasceva così un’esperienza cinquantennale di cooperazione missionaria tra la Chiesa di Firenze e quella di Salvador Bahia. Viaggiava con lui Paolo Tonucci, prete della diocesi di Fano, insieme al quale lavorerà per più di vent’anni nella parrocchia di Nossa Senhora de Guadalupe.

UNA MISSIONE INTERDIOCESANA PLURALE

La missione fiorentina avrà fin dall’inizio – e continuerà per tutto il periodo dei cinquant’anni – le caratteristiche dell’interdiocesanità e della pluralità ministeriale, con la presenza nella stessa area pastorale di preti, laiche e comunità religiose. Saranno presenti, infatti, per lunghi periodi presbiteri e laiche fidei donum provenienti, oltre che da Firenze, da Volterra, Fano, Piacenza, Lucca e Bologna. Si aggiungeranno in seguito tre comunità religiose fiorentine, una messicana e una brasiliana che lavoreranno in piena armonia nella grande parrocchia di Nossa Senhora de Guadalupe, con una popolazione di circa 100mila abitanti nei grandi bairros (quartieri) di São Caetano e Fazenda Grande. 

Questo grande nucleo di operatori pastorali di diverse età, provenienze, mentalità, ha lavorato insieme ed è rimasto unito, nonostante le inevitabili divergenze e scelte concrete di ciascuna persona o gruppo, grazie ad una condivisione di vita, a piccoli gruppi, con gli abitanti dei bairros e ad un incontro settimanale di preghiera e programmazione, ogni lunedì mattina.

I contatti con la diocesi di Firenze e con le diocesi di tutti gli altri operatori pastorali sono stati mantenuti per anni attraverso un periodico, Lettere dal Brasile, redatto nei primi tre o quattro anni da don Renzo, poi con la partecipazione di tutta la comunità. Queste lettere dal Brasile sono circolate per anni tra migliaia di amici sparsi in tutta Italia. La Chiesa fiorentina, inoltre, ha sempre accompagnato in vari modi il cammino dei suoi fidei donum, principalmente con la visita di tutti i suoi vescovi a Salvador Bahia. 

UNA PASTORALE DI COSCIENTIZZAZIONE

Il lavoro pastorale ha dovuto tener conto della situazione socio politica creatasi nel 1964 con l’Atto istituzionale n. 5, con il quale i militari andarono al governo e vi rimasero fino alla metà degli anni ‘80, sopprimendo tutte le libertà democratiche, facendo uso della tortura e di violenze di ogni genere, costringendo molte persone all’esilio. 

A partire da questo contesto socio politico, tutto il lavoro degli operatori pastorali della parrocchia, fatto in comunione con molti altri, sia brasiliani sia fidei donum provenienti da varie nazioni europee, ha avuto due obiettivi: coscientizzazione e promozione umana; evangelizzazione con le comunità ecclesiali di base. A titolo d’esempio, i tre “capi storici” della parrocchia, Renzo Rossi, Paolo Tonucci e Sergio Merlini, hanno portato avanti per anni, ciascuno d’accordo con le proprie attitudini e scelte personali, un grande lavoro di coscientizzazione a livello cittadino, che, per certi versi, ha avuto eco anche a livello regionale e nazionale. 

A SALVADOR BAHIA UNA PRESENZA FATTIVA E VARIA

Se d. Renzo Rossi ha aperto ai preti fiorentini la strada della missione, Maria Grassi ha fatto altrettanto nel 1967 per i laici. In collaborazione con altre laiche italiane, accompagna la gente a prendere coscienza della propria condizione di oppressione e delle vie per potersene affrancare. Nel 1968 li raggiunge d. Giuseppe Ceccherini e nel 1970 d. Sergio Merlini che resterà a Bahia fino al 1993. 

Per rispondere ai bisogni di tanta gente sono stati costruiti negli anni centri comunitari, posti di salute, chiese e scuole. Nel 1981 arriva d. Alfredo Nesi che in seguito si sposterà a Fortaleza. Con la presenza di d. Piero Sabatini dal 1982 il programma di costruzioni riceve un forte impulso. Seguono gli arrivi di d. Lorenzo Lisci, d. Rodolfo Tedeschi e di Carmelina Vetere tra i laici. 

Don Alfonso Pacciani nel 1994 risponde all’appello del card. Piovanelli a continuare la presenza fiorentina a Bahia, raggiunto poi da d. Wieslaw Olfier e d. Gregorio Sierzputowski nel 1998. Nel 2005 la parrocchia viene riconsegnata alla diocesi di Salvador. 

Con d. Luca Niccheri, raggiunto in seguito da d. Paolo Sbolci, si apre una nuova presenza nel bairro di Maçaranduba nella parrocchia di Nossa Senhora da Piedade. È qui che vive la sua esperienza di laica Alessandra Magi, mentre l’ultimo arrivo è quello di d. Marco Paglicci.

TRA CARCERATI, COMUNITÀ DI BASE E PROGETTI URBANISTICI

Don Renzo Rossi, per esempio, durante il periodo della dittatura militare, riuscì a visitare più volte le varie carceri politiche del Brasile, in una situazione complessa, tra arresti e torture, processi e scioperi della fame. Ebbe anche l’incarico di visitare gli esiliati politici brasiliani sparsi in dieci paesi europei, cercando di creare un’atmosfera di appoggio ai vari movimenti di amnistia brasiliani. In Italia entrò in contatto con varie personalità politiche tra cui il presidente della Repubblica Sandro Pertini, il presidente della Camera dei deputati Pietro Ingrao e alcuni segretari di partito, come Benigno Zaccagnini, Enrico Berlinguer. Sempre in comunione con i vescovi brasiliani. 

Don Paolo Tonucci si dedicò per un lungo periodo alla periferia della città, creando un centro di evangelizzazione che mirava a sviluppare in città l’esperienza delle comunità ecclesiali di base. Inizialmente non c’era molta organizzazione, ma solo la volontà di affrontare i problemi concreti dei bairros alla luce della fede. Ben presto comunque si crearono incontri tra comunità e gruppi parrocchiali per scambio di esperienze e per migliorare la propria azione. C’erano incontri mensili di formazione per gli animatori; il numero delle piccole comunità, guidate dai preti fidei donum europei e dai preti locali più aperti, crebbe moltissimo. Don Paolo si distinse per un’enorme produzione di quaderni e libretti scritti in linguaggio popolare, molti dei quali a fumetti sulla storia del Brasile, o altro materiale per gli incontri delle comunità.

Don Sergio Merlini, giunto a Salvador nel gennaio 1970, a partire dal 1978 portò avanti un movimento popolare iniziato due o tre anni prima, che prese il nome di Trabalho conjunto (lavoro d’insieme). Esso aveva come obiettivo principale unire liberi professionisti (ingegneri, architetti) per migliorare le condizioni di vita del popolo della periferia, risolvendo soprattutto i problemi strutturali dei bairros: abitazioni, acqua, luce, fognature ecc. Dopo qualche anno, anche a causa di un’organizzazione popolare che si era poco a poco rafforzata, si videro risultati sorprendenti: le autorità presero più in considerazione le richieste della gente e molte cose cambiarono in meglio. Inoltre, la presa di coscienza della gente ebbe sicuramente un peso non indifferente per il ritorno della democrazia in Brasile.

IL PROGETTO AGATA SMERALDA

Le laiche fidei donum, provenienti da quattro diocesi diverse, svolsero un lavoro più legato alla vita della gente: associazione di quartiere, posto medico e, naturalmente, partecipazione alla vita della comunità. Così pure le quattro congregazioni religiose, presenti in parrocchia, si dedicarono principalmente alle scuole per i bambini e ai corsi professionali per le donne. Per tutto questo è stato prezioso l’aiuto del Progetto Agata Smeralda, nato a Firenze nel 1981, che, attraverso l’adozione a distanza, ha finanziato per anni l’educazione primaria di migliaia di bambini delle classi popolari.

Nel 2015 fu festeggiato il cinquantenario della cooperazione missionaria tra le due diocesi con alcune interessanti iniziative sia a Firenze (mostra fotografica, fascicolo ricordo, incontro a Palazzo Vecchio) sia a Salvador (trasmissione radio, incontro al Palazzo comunale, messa conclusiva in piazza, di fronte alla chiesa madre Nossa Senhora de Guadalupe, e perfino un francobollo commemorativo). 

La cooperazione missionaria di Firenze con Salvador continua ancora oggi, nella parrocchia Nossa Senhora da Piedade a Maçaranduba, attigua a quella di Guadalupe, con due preti fiorentini, d. Paolo Sbolci e d. Marco Paglicci. Il lavoro pastorale in questa nuova parrocchia, iniziato nel novembre 2007 da d. Luca Niccheri, oltre a seguire il programma della diocesi di Salvador, si è concentrato fin dall’inizio nell’educazione, attraverso la scuola dei bambini del bairro, uno dei più poveri e carenti della città. La scuola Beija Flor, sostenuta dal contributo di tanti amici italiani e soprattutto dal Progetto Agata Smeralda, assicura ogni anno a centinaia di bambini l’educazione di base, il cibo, i contatti e la collaborazione con le famiglie. Tutto questo nella convinzione che le “caravelle”, partite cinquantacinque anni fa, ritorneranno sempre cariche di doni.



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