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RIMANERE UMANI / IL NUOVO VOLTO DELLA MISSIONE

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La prima enciclica di Leone XIV, Magnifica humanitas (MH), è una appassionata riflessione sulla condizione umana nel tempo dell’intelligenza artificiale. Una lettura della storia alla luce della parola di Dio per rimanere umani, mentre l’ordine mondiale sta facendo i conti con una drammatica alternativa: custodire l’umano nella trasformazione tecnologica in atto o affidarsi alla cultura della potenza senza limiti, che sta modellando persino le nostre identità. L’alternativa è simbolicamente rappresentata dalle due icone bibliche iniziali (cfr. MH 7-8): quella della torre di Babele, “dove l’opera comune è guidata da un progetto di dominio che finisce per disumanizzare (cfr. Gen 11,1-9)”, e quella delle rovine di Gerusalemme, “che sotto Neemia vengono ricostruite pezzo per pezzo, come opera di responsabilità condivisa (cfr. Ne 2-6)” (MH 90). 

Prevost sviluppa il suo pensiero sul triplice fondamento della Dottrina sociale della Chiesa: l’essere umano immagine del Dio trinitario; l’uguale dignità di tutti gli esseri umani; l’altissimo valore dei diritti umani (cfr. MH 48-58). Per rimanere umani, in un mondo antropologicamente sconvolto, il papa invita tutti ad adottare la grammatica dei cinque principi della Dottrina sociale: il principio del bene comune; il principio della destinazione universale dei beni; il principio di sussidiarietà; il principio di solidarietà; il principio della giustizia sociale (cfr. MH 59-81). 

La vera alternativa, secondo Leone, non è tra entusiasmo tecnologico e paura del nuovo, ma tra due modi di costruire: “un progresso che serve la persona e i popoli, oppure un progresso che li piega a logiche di potere” (MH 129). Detto altrimenti: tra la “civiltà dell’amore”, come la concepiva Paolo VI, e la cultura della potenza senza limiti. 

La grandezza e la magnificenza della persona umana si possono custodire, d’accordo con Prevost, solo se ne accogliamo il limite, la finitudine, contrariamente a quanto promettono le correnti transumaniste e postumaniste che invece hanno dichiarato guerra al limite: “L’umano non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite” (MH 118). Anche la cultura e l’arte – secondo il pontefice – “quando sono autentiche, custodiscono questa scintilla, impedendo la normalizzazione del male” (MH 122). Per questo l’enciclica, menziona tre opere d’arte per certi versi profetiche: in campo musicale, la Nona di Beethoven, “come desiderio di unità”; in campo pittorico, Guernica di Picasso, “come denuncia della disumanizzazione”; in campo cinematografico, Schindler’s List di Spielberg, “come invito a non consegnare il passato all’oblio” (MH 122). Per custodire il volto umano della storia, il papa cita anche alcuni eventi e nomi di persone che hanno preso sul serio la dignità di tutti: anzitutto, Martin Luther King Jr. e il suo movimento per i diritti civili negli Usa; poi, Nelson Mandela e la fine dell’apartheid in Sudafrica con la sua coraggiosa scelta di “non consegnare il futuro del paese all’odio”. La lista dei volti umani continua al femminile con i nomi di Santa Laura Montoya, Santa Teresa di Calcutta, Dorothy Day, Maria Skłodowska-Curie, Maria Montessori, Elisabeth Elliot, Wangari Maathai, Benazir Bhutto, “che con il loro impegno hanno contribuito a rendere più umana la storia” (MH 124).

L’enciclica ci mette di fronte a due possibilità: arrenderci alla cultura della potenza senza limiti o lavorare a tutti i livelli, anche dal basso, al cantiere della custodia dell’umano. La seconda è la scelta più difficile, ma è l’unica che guarda davvero al futuro. Rimanere umani è il nuovo volto della missione!



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