RAZZISMO, TRIBALISMO E LA FATICA DI PENSARE L'UGUAGLIANZA
Era il 1908 quando un antropologo, che si era fino a quel momento occupato di Inuit e di popoli nordamericani, Franz Boas, convinse la United States Immigration Commission della necessità di studiare gli immigrati che approdavano in America. Seguendo le teorie evolutive darwiniane, applicate al genere umano, l'opinione pubblica e la politica parlavano apertamente di “razza”, di differenza intellettuale tra le razze, di eugenetica, per fortificare i caratteri ereditari “positivi” degli statunitensi e della necessità di difendersi dalla “contaminazione” con popoli considerati meno dotati (tra questi, gli italiani).
Nel corso di alcuni anni, Boas, con i suoi assistenti, raccolse dati antropometrici, collezionò calchi dei volti di migranti, e giunse infine a pubblicare un repor…
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