Rapporto sulla dottrina sociale della Chiesa
Pur riconoscendo l’esistenza in questa diagnosi di elementi di verità, la visione di insieme appare viziata da un pregiudizio ideologico, tale da comportare una lettura unilaterale della stessa dottrina sociale. Una visione che, per gli accenti negativi con cui viene valutata la realtà odierna, rischia di ghettizzare il magistero sociale della Chiesa.
Il Rapporto sulla dottrina sociale della Chiesa nel mondo redatto dall’Osservatorio Internazionale card. Van Thuân, in collaborazione con altri tre Centri di ricerca – il Centro de Pensamiento Social Católico dell’Università San Pablo di Arequipa (Perù), la Fundación Pablo VI di Madrid e la Association pour la Fondation de Service Politique di Parigi – giunge, con la pubblicazione di questo volume, alla sua terza edizione. Il testo, che ha come obiettivo fondamentale quello di fare il punto sulla situazione della dottrina sociale della Chiesa nel mondo con riferimento al 2010, si articola in una serie di contributi, che vanno dall’analisi del magistero sociale di Benedetto XVI – a cura di mons. Giampaolo Crepaldi, vescovo di Trieste – ad un’ampia documentazione sugli sviluppi della dottrina sociale della Chiesa nei cinque continenti, fino a una riflessione sul tema dell’anno, lo sviluppo nella enciclica Caritas in veritate. L’ultima parte del volume contiene una rassegna di documenti che affrontano tematiche di diversa natura, e si chiude con una dettagliata cronologia dei principali avvenimenti, che, nell’anno 2010, hanno avuto, in qualche modo, a che fare con la dottrina sociale della Chiesa.
IL CENTRO DEL RAPPORTO
Il centro del Rapporto (e anche il nucleo quantitativamente più consistente di esso) è costituito dalla registrazione di quanto si è verificato nel mondo nel corso dell’anno preso in esame, con attenzione alla produzione magisteriale – quella delle diverse Chiese locali – e alla diffusione della dottrina sociale, nonché alla sua pratica concretizzazione, sia in attività pastorali che accademiche.
In questo contesto vengono elencate una serie di iniziative destinate all’approfondimento della dottrina sociale – si pensi soltanto all’importante Convegno sulla ricezione della Caritas in veritate che ha avuto luogo nello scorso ottobre negli Stati Uniti – ma lo spazio maggiore è dedicato alla condanna di interventi di organismi internazionali o di governi di Stati appartenenti ai diversi continenti in aperto contrasto con le posizioni ufficiali della Chiesa cattolica o alla denuncia delle sempre più frequenti discriminazioni dei cristiani che hanno luogo in varie parti del mondo.
QUESTIONI STIGMATIZZATE
Ad essere messa sotto processo è, in questo quadro, anzitutto l’ideologia dell’Onu, che – secondo il Rapporto – diffonde messaggi contrari alla vita e alla maturità sessuale, favorendo la contraccezione (anche attraverso il ricorso alla pillola RU-486), facilitando l’aborto e facendo propria la filosofia del gender. Analoghe accuse vengono mosse ad alcune nazioni dell’America latina – in particolare al Brasile e all’Argentina – dove, oltre alle aperture nei confronti dell’aborto e della pillola del “giorno dopo”, è in atto un attacco frontale alla famiglia, in ragione del ventilato riconoscimento delle unioni (e delle adozioni) omosessuali e grazie all’affermarsi dell’uguaglianza di genere con l’ammissione della pari dignità di ogni orientamento sessuale, omosessualità e transessualità comprese.
Sul fronte delle discriminazioni dei cristiani (e dei cattolici in particolare), accanto alla denuncia delle aggressioni perpetrate dal fondamentalismo islamico in Africa e in Asia, ad essere stigmatizzata è la negazione della libertà di espressione e di coscienza e la difficoltà a far valere – questo anche in Europa – la dimensione pubblica della fede.
TEMATICHE SOTTACIUTE
Non va certo negato (e neppure sottovalutato) il peso delle questioni enunciate, ma ci si può chiedere se siano queste le tematiche che meritano anzitutto attenzione nel confronto con il magistero sociale della Chiesa; ciò soprattutto quando ci si riferisce a paesi – quelli dell’Africa e dell’America latina in particolare – che soffrono di situazioni endemiche di sottosviluppo e di povertà. E se non sia, invece, più conforme agli orientamenti di fondo della stessa dottrina sociale la denuncia coraggiosa delle sperequazioni economico-sociali ingiuste tuttora esistenti nel mondo e la rilevazione degli sforzi messi in atto da alcuni paesi, tra i quali anche qualcuno citato dal Rapporto, per dare vita a un modello di sviluppo incentrato sulla redistribuzione della ricchezza e sulla creazione di condizioni di maggiore equità sociale.
SGUARDO PESSIMISTICO
La giustificazione della scelta fatta propria dal Rapporto (e la chiave interpretativa attraverso la quale esso va letto) è del resto chiaramente fornita nella sintesi introduttiva, a firma dei direttori dei centri coinvolti, dove viene definito l’atteggiamento di fondo che ha presieduto alla rilevazione dei dati e alla loro interpretazione. A prevalere è uno sguardo decisamente pessimistico nei confronti dell’odierna situazione del mondo e della stessa Chiesa; situazione che incatenerebbe la dottrina sociale impedendole di esercitare la propria funzione profetica.
Mentre infatti nel mondo esterno andrebbe affermandosi, secondo i responsabili del Rapporto, una cultura laicista sempre più aggressiva, con agenzie che impongono un “pensiero unico” attorno ai temi già ricordati della sessualità, della famiglia e della vita – pensiero basato sul relativismo culturale – , non mancherebbero all’interno della Chiesa segnali preoccupanti di disattenzione nei confronti del magistero papale, che andrebbero dall’assenza del suo approfondimento alla contrapposizione tra due dottrine sociali – quella preconciliare e quella postconciliare – fino a una lettura secolarizzata della stessa dottrina, che la ridurrebbe a semplice morale umana, o a una interpretazione intellettualistica, che finirebbe per confinarla esclusivamente entro il recinto di convegni per addetti ai lavori.
MAGISTERO SOCIALE A RISCHIO GHETTO?
Pur riconoscendo l’esistenza in questa diagnosi di elementi di verità, non possiamo certo concordare sulla visione di insieme, che appare viziata da un forte pregiudizio ideologico; tale da comportare una lettura unilaterale (e deformata) della stessa dottrina sociale. Una visione che, per gli accenti quasi esclusivamente negativi con cui viene valutata la realtà odierna, rischia di ghettizzare il magistero sociale della Chiesa, connotandolo di accenti integralisti (e polemici) e sottraendogli la possibilità di incidere sulle coscienze non solo dei credenti ma anche di tutti gli uomini di buona volontà.







