PERCHÉ QUESTO DOSSIER SUL DRAMMA DEGLI ABUSI?
Gli abusi compiuti nell’ambito della Chiesa cattolica, nell’ampia gamma che la stampa ha portato alla ribalta, sono una ferita ancora aperta nei sopravvissuti/e a questo dramma. Le riviste Missione Oggi e Mosaico di Pace si sono confrontate sul tema e, seppure con declinazioni differenti, hanno deciso di dedicarvi un dossier. Sono infatti in gioco una Chiesa notevolmente deturpata da queste tristi vicende e un’umanità dolente che cerca con fatica la strada della verità, della giustizia e della pace.
Ricostruire la storia accidentata e per nulla conclusa di questo dramma, scandagliarne le complesse cause, metterne a fuoco le resistenze ma anche i coraggiosi cammini di prevenzione e cura, è un piccolo eppure doveroso contributo per dar voce alle vittime e a coloro che si sono messi con parresia dalla loro parte.
La parola “abusi” nasconde realtà composite e variegate. Si è cercato di tenerne conto, considerando l’impostazione di ciascuna rivista, con uno sguardo in profondità per cogliere, nella misura del possibile, dinamiche comuni, anche allargando l’orizzonte su contesti culturali ed ecclesiali extra-europei. La Chiesa italiana, così come il mondo missionario, non possono e non devono esimersi dall’affrontare questo dramma. Ma neppure la società civile. Una vera prevenzione e cura di questi abusi saranno possibili se entrambe – Chiesa e società civile – opereranno con i mezzi loro propri per creare le condizioni che ne impediscano il sorgere e per far sì che sia gli abusati/e, sia gli abusatori/trici ritrovino la dignità perduta.
Per raggiungere tale scopo la Chiesa tutta è chiamata a ripensare il modo in cui ha esercitato ed esercita la sua missione, la sua autorità. Vi è infatti una sua diretta responsabilità sia nei casi dolorosi degli abusi, sia nei modi in cui li ha affrontati e gestiti. Essi sono il frutto emblematico di una rigida separazione di ruoli e di potere che prevede la subordinazione in particolare delle donne, dei laici, delle persone vulnerabili; di un ricorso strumentale a una presunta autorevolezza morale che rende più difficile credere alle vittime e favorisce l’insabbiamento degli abusi; di una struttura gerarchica che tende all’autoperpetuazione e all’autodifesa, essendo l’unica che detta norme e comportamenti per tutto il popolo di Dio.
Data questa premessa, è facile comprendere quanto il dossier rappresenti solo una tappa di un articolato cammino di riflessione e conversione. Esso non chiama in causa “gli altri”, ma ciascuno di noi che scrive o legge queste righe. Non solo per il rigore e la serietà con cui gli autori/trici del dossier hanno affrontato questo complesso dramma, ma anche per il senso di giustizia e responsabilità da cui sono mossi. Tale senso sarà fecondo nella misura in cui accomunerà in uno sforzo corale tutti/e coloro che da questa piaga si sentono interpellati/e e desiderano porvi fine.









