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Paul Zoungrana, Missione in difesa dei Diritti umani

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Il cardinale Paul Zoungrana nacque il 3 settembre 1917 a Ouagadougou (Alto Volta, oggi Burkina Faso) dove morì il 4 giugno 2000. Venne ordinato presbitero nel 1942, entrò poi nella Società dei Missionari d’Africa. Compì gli studi alla Pontificia Università Gregoriana (diritto canonico) e a l’Institut Catholique di Parigi (scienze economiche e sociali). Governò l’arcidiocesi di Ouagadougou dal 1960 al 1995; il 22 febbraio 1965, Paolo VI lo creò cardinale. Zoungrana non solo fu attivo al dibattito del concilio Vaticano II, ma contribuì anche alla sua recezione in Africa. La sua vita è stata una scelta di povertà per il rispetto e la solidarietà con i poveri. Durante le esequie, il card. Jozef Tomko riconobbe che “il rango sociale ed ecclesiale del cardinale Zoungrana, gli avrebbero potuto permettere di accumulare ricchezze per sé e per la sua famiglia”, ma che “egli ha servito ed è morto senza lasciare nulla”.


Alla cerimonia di chiusura del Concilio, l’8 dicembre 1965, Paolo VI indirizzò messaggi di saluto ai Padri conciliari, agli artisti, ai lavoratori, alle donne, agli uomini di scienza, ai poveri, ai malati e ai sofferenti e ai giovani. La lettura del messaggio ai lavoratori, a nome del Papa, venne affidata al cardinale Zoungrana, assistito dai cardinali José Quintero di Caracas (Venezuela) e José Bueno di Monreale di Siviglia (Spagna). Un episodio che ci dice subito dell’importanza dell’azione svolta in Concilio dall’arcivescovo di Ouagadougou e della stima del Papa nei suoi confronti. In effetti, il giovane vescovo e poi cardinale africano intervenne in passaggi importanti dei lavori conciliari e significativa fu la sua azione per l’attuazione del Concilio nel suo paese e nel suo continente.

IL GRUPPO DEI VESCOVI MISSIONARI

Paul Zoungrana era collegato al gruppo dei vescovi missionari (Vriendenclub),che ha contribuito all’elaborazione dello schema che porterà poi al Decreto Ad gentes sull’attività missionaria. Il Vriendenclub (Club degli amici in olandese), che si componeva di circa trecento vescovi molti dei quali olandesi, era animato da Tarcisio van Valdenberg, già prefetto apostolico nel Borneo olandese. Un gruppo che è rimasto in collegamento e ha lavorato insieme anche nel post concilio. Dal Vriendenclub uscirono diverse proposte per il testo di Ad gentes, in particolare: dare un maggior fondamento teologico all’attività missionaria; prevedere un maggiore impulso e protagonismo della congregazione di Propaganda Fide; il dialogo con le religioni non cristiane. Il Vriendenclub stimolava poi interventi sulle proprie proposte per contribuire ai lavori conciliari; cardinali di grande prestigio come Alfrink, König e Zoungrana intervennero in aula in nome del gruppo pur senza dichiararne un esplicito mandato (cfr. Storia del Concilio Vaticano II, vol. II, 1996, p. 247).

LA DIFESA DEI DIRITTI UMANI

“Trent’anni di salda e fattiva amicizia – ricorda l’amico card. Fiorenzo Angelini – credo permettano di alzare il velo sulle radici profonde della forte personalità del cardinale Paul Zoungrana, uomo di vasta preparazione culturale, missionario in patria, sacerdote e vescovo esemplare perché autentica incarnazione di quella Chiesa che – come volle il Concilio – ‘riconosce nei poveri e nei sofferenti l’immagine del suo Fondatore, povero e sofferente, e si adopera per sollevarne l’indigenza e in loro intende servire Cristo’ (Lumen gentium 8). Lo avevo conosciuto, ma soltanto di vista, durante i lavori del Concilio ecumenico Vaticano II. Ero rimasto impressionato quando, nell’autunno del 1964, nel corso di una congregazione generale, monsignor Paul Zoungrana parlò a nome dei 77 padri conciliari africani della necessità di incentrare l’evangelizzazione partendo dalla Persona di Cristo per difendere, in Suo nome, i diritti inalienabili della persona umana, soprattutto dove questi diritti sono misconosciuti e calpestati» (30 Giorni 6/2000).

LA RADICE DEL RINNOVAMENTO

Nel dibattito sullo schema della Dei Verbum, il cardinale Zoungrana intervenne in nome di sessantasei vescovi dell’Africa; nel discorso richiamò l’attenzione sul rinnovamento non solo delle strutture, ma soprattutto della vita dei membri della Chiesa e sull’esigenza di collocare in modo forte le verità rivelate in relazione alla persona vivente di Cristo: “Per tutti noi, padri conciliari, è utilissimo ricordare il carattere e il fine di questo concilio. Il carattere è pastorale e il fine immediato è il rinnovamento dei membri della chiesa. Se venissero rinnovate e restaurate le istituzioni della chiesa cattolica, ma non venisse rinnovato lo spirito che deve animare queste istituzioni, la cosa sarebbe di poco aiuto al ministero pastorale e al rinnovamento dei membri della chiesa. Infatti, una rivelazione divina che, come dicono, consiste di verità alle quali è necessario aderire e di precetti che noi siamo tenuti ad adempiere non corrisponde alla mentalità religiosa contemporanea, che è prevalentemente personalistica, e non suscita amore. Verità da credere e precetti da adempiere richiedono di essere considerati maggiormente nel loro rapporto con una persona vivente” (Storia del Concilio Vaticano II, vol. IV, 1999, pp. 240-241).

UN NUOVO ORDINE SOCIALE

Zoungrana interverrà anche nel dibattito del travagliatissimo schema XIII, che diventerà Giovanni XXIII. [...] Esortò a proclamare che tutto il ‘superfluo’ apparteneva ai poveri per motivo di giustizia e non solo come elemosina: sarebbe stato un passo avanti, rispetto all’aiuto basato su considerazioni economiche, [...] verso la ‘vera fratellanza’. [...]

Il concilio non poteva proporsi di offrire ‘soluzioni tecniche’, ma doveva aprire gli occhi dei cristiani sulle realtà del mondo di oggi” (Storia del Concilio Vaticano II, vol. IV, 1999, p. 344).


L’ATTUAZIONE DEL CONCILIO

Riguardo alla recezione del Concilio Vaticano II in Africa, Zoungrana diede un importante contributo attraverso la creazione di due significative realtà. Nel 1963 contribuì alla nascita della Conferenza episcopale regionale dell’Africa occidentale francofona (Cerao); inoltre, nel 1969 fu uno dei padri fondatori del Symposium delle Conferenze episcopali dell’Africa e del Madagascar (Sceam/Secam), di cui fu per due volte presidente (1969-78; 1981-84). Il Symposium è una struttura di collaborazione tra i Vescovi africani, per “parlare con una voce sola” e per apportare la visione africana dei problemi alla Chiesa universale.

Nella sua azione pastorale dopo il Concilio incoraggiò anche l’africanizzazione della liturgia. Zoungrana, che era molto radicato nella cultura africana e molto aperto all’universalità della Chiesa e al dialogo tra le culture, riteneva che i rituali rappresentassero “un modo di pensare africano e lo stile di vita”.


  • Il profilo che pubblichiamo ha come base documentaria la Storia del Concilio Vaticano II (diretta da Giuseppe Alberigo e a cura di Alberto Melloni), voll. I-V, Il Mulino, Bologna 1995-2001.


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