Parma-Benin, La gioia non si vende… si regala
Parma, 9 settembre 2011
Dieci giorni in Benin per incontrare l’Africa, un paese, la sua gente. Per incontrare gioie e speranze, fatiche e delusioni. Incontrare la Chiesa, troppo spesso considerata “di periferia”, ma che fedele all’unico Vangelo riesce ad essere cuore e speranza per tanta gente che crede nel Dio della vita, della giustizia e del riscatto. Per visitare ed inaugurare le costruzioni (centro scolastico e dispensario medico) nate dalla collaborazione dell’associazione “Di mano in mano Onlus” di Parma e le suore del Benin Servantes de la Lumiere du Christ. Un sogno diventato realtà.
Incontrare e ritrovare i nostri pensieri, le domande, le attese, le paure, e provare a condividerle. Un’Africa che non sfugge alla situazione di un mondo in grande difficoltà.
La politica lontana dall’essere bene comune, legata a privilegi e tornaconti personali, incapace di intercettare le attese ed i bisogni della gente ha perso il suo ruolo di guida e custode della convivenza. L’economia ed il lavoro oramai schiavi del mercato, padrone assoluto di tutto e di tutti, sta spingendo il mondo nel baratro dell’usa e getta, del consumo ad oltranza. Assenza di regole e protezioni, perché il profitto sia sempre più grande. La finanza, il nuovo “dio” cui abbiamo delegato le sorti del mondo che gioca con la vita di intere Nazioni e Continenti.
Il Benin che abbiamo incontrato invece di cercare soluzioni semplici, alla sua portata, provando a sviluppare e promuovere le sue ricchezze è invaso dal mercato, da prodotti inutili, dal miraggio del possedere, dalle scorciatoie del tutto e subito. Cotonou la capitale economica del paese è un cantiere aperto, tangenziali e strade in costruzione da imprese cinesi nascono nel caos di un traffico e di un inquinamento inimmaginabile.
Nei villaggi e nelle campagne la povertà è diffusa, le scuole funzionano male, gli ospedali (pochi) sono a pagamento, servizi pubblici inesistenti.
Eppure la terra è fertile, le risorse idriche abbondanti, l’agricoltura e l’allevamento potrebbero davvero essere il motore di uno sviluppo sostenibile che non dipende dall’estero e da logiche legate solo al profitto, invece tutto è mercato, tutto è commercio, tutto si vende e si compra ed i prodotti sono malinconicamente madein Cina: motorini, biciclette, pentole, lampadine, pile, ciabatte, radio, televisioni, telefonini, utensili, tutto. È questo il Benin che abbiamo sfiorato.
La Chiesa che abbiamo incontrato nella vicinanza con le suore che ci hanno ospitato, nelle celebrazioni, negli incontri con il Vescovo e con i sacerdoti, nella fede trasparente di tanta gente ci è parsa ricca di umanità. Coinvolta socialmente, attenta ai poveri ed alle povertà nella gestione di scuole, lebbrosari, centri sanitari, orfanotrofi, dispensari, una Chiesa essenziale, povera, allegra, capace di gioire e piangere, pregare e ringraziare, una Chiesa giovane che attraverso il suo volto, le sue parole, le sue azioni è capace di comunicare che il progetto di Dio per l’uomo è ragione e fine, è presente, speranza e futuro è Regno di amore e fraternità, vita bella per tutti.
Il progetto di “Di mano in mano” è la realizzazione di un sogno per una piccolissima associazione di volontariato. È bello! È abitato! Oltre 200 bambini lo rendono vivo con la loro presenza. È un’opportunità concreta, è istruzione, cultura, formazione. È un’esperienza di condivisione e gratuità per noi che crediamo nello sviluppo, nelle opportunità e nella cooperazione, ed è un piccolo tassello di un mosaico grande che sogniamo per le generazioni future del Benin e dei tanti “Sud del mondo”. La nostra piccola, fragile, quasi insignificante risposta alle montagne di rapporti sbagliati, di soprusi vecchi (colonialismo, la tratta degli schiavi, ecc.) e nuovi (degli Stati, delle multinazionali, le barriere create ad una libera circolazione di ogni essere umano in ogni luogo del mondo, ecc.).
Per la loro scuola la gente di Possotomè ha scelto un nome bellissimo: “Stelle di domani”. Insieme, eravamo in otto, abbiamo provato a condividere le emozioni che giorno dopo giorno si sono fatte largo nei nostri cuori. La Parola di Dio come guida e le mille domande che gli incontri ci hanno suggerito. Alcune volte il dibattito franco e sincero, altre volte solo il silenzio, un nodo alla gola e per qualcuno la preghiera. Come trovare senso e parole nell’orfanotrofio di Lobogo, nel lebbrosario di Madjrè, nel percorrere la route des esclaves (strada degli schiavi) di Ouidah.
Un viaggio che ha rinforzato l’amicizia tra di noi e che ha seminato speranza per chi crede che nulla è perduto, che Dio non ci abbandonerà mai, che il tempo della pace prenderà il sopravvento, che la vita sarà abbondante e bella per tutti. Un viaggio che continua nel nostro impegno a Parma al fianco di chi è nel bisogno, perché la vita non può essere vista sempre e solo come sacrificio e sofferenza.
Tutti vogliamo la gioia. Vogliamo vederla, sentirne l’odore, toccarla. Vogliamo che inizi a camminare per le strade del mondo, a Parma, in Benin ed in ogni luogo.
Alla fine del viaggio, all’inizio del viaggio, di una cosa siamo certi: la gioia non si vende, si regala!
(di: GIANFRANCO, GIUSI, MATTEO, ALESSANDRO, FRANCESCO, GLORIA, MARTINA, ALICE - ASSOCIAZIONE “DI MANO IN MANO”)






