NO ALLA RESTAURAZIONE FISCALE
Nel suo discorso di insediamento come 12° presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, ha insistito sul rispetto della nostra Carta costituzionale, spiegando che cosa significa attraverso un lungo elenco di punti:
- "Significa riconoscere e rendere effettivo il diritto al lavoro";
- "Significa amare i nostri tesori ambientali e artistici";
- "Significa ripudiare la guerra e promuovere la pace";
- "Significa garantire i diritti dei malati" ecc.
Crediamo che difendere i valori della Costituzione voglia dire anche, come scrive un nostro abbonato, non tradire lo spirito del sistema tributario, espresso nell’art. 53 della medesima, che qualcuno vorrebbe invece cambiare attraverso il ritorno ad una “flat tax”.
NO ALLA RESTAURAZIONE FISCALE
- ROCCO ARTIFONI
- Bergamo, 19 gennaio 2015
Tornare indietro di 167 anni: è questa la proposta di Berlusconi & Salvini, che propongono una flat tax, cioè un’aliquota fiscale unica del 20% o addirittura del 15%. Infatti la tassazione proporzionale era stata inserita nell’art. 25 dello Statuto albertino (1848): “Essi (i cittadini) contribuiscono indistintamente, nella proporzione dei loro averi, ai carichi dello Stato”.
Quasi cento anni più tardi, nel 1947, l’Assemblea costituente elaborò il testo dell’art. 53 della Costituzione: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Il passaggio dall’imposizione proporzionale a quella progressiva venne argomentato in sede Costituente da Salvatore Scoca, eletto nelle liste DC, che dell’art. fu relatore: “Se […] consideriamo che più dei tributi diretti rendono i tributi indiretti e questi attuano una progressione a rovescio, in quanto, essendo stabiliti prevalentemente sui consumi, gravano maggiormente sulle classi meno abbienti, si vede come in effetti la distribuzione del carico tributario avvenga non già in senso progressivo e neppure in misura proporzionale, ma in senso regressivo. Il che costituisce una grave ingiustizia sociale, che va eliminata, con una meditata e seria riforma tributaria.
Credo necessario che si inserisca nella nostra Costituzione, in luogo del principio enunciato dall'art. 25 del vecchio Statuto, un principio informato a un criterio più democratico, più aderente alla coscienza della solidarietà sociale e più conforme alla evoluzione delle legislazioni più progredite […]”.
[…] La posizione di Scoca, già sottosegretario alle finanze nel primo governo De Gasperi, fu condivisa da tutti e approvata […]. Oggi Berlusconi & Salvini propongono un’aliquota “piatta”, non progressiva. Salvini dice che si tratterebbe di una tassa “uguale per tutti, per ricchi e poveri”.
Ma don Milani e la scuola di Barbiana ci hanno insegnato che “non c'è nulla che sia ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali”.
Berlusconi va oltre: “Vogliamo cancellare il complicatissimo sistema attuale di aliquote differenti, di deduzioni, di detrazioni e sostituirlo con un'aliquota unica”. Ma proprio le deduzioni e detrazioni, oltre alle aliquote differenziate, sono strumenti fiscali essenziali per tener conto del carico familiare del contribuente, cioè della sua effettiva capacità contributiva.
Una questione ben presente ai costituenti e in particolare a Scoca: “Non si può negare che il cittadino, prima di essere chiamato a corrispondere una quota parte della sua ricchezza allo Stato per la soddisfazione dei bisogni pubblici, deve soddisfare i bisogni elementari di vita suoi propri e di coloro ai quali, per obbligo morale e giuridico, deve provvedere. Da ciò discende la necessità della esclusione dei redditi minimi dalla imposizione; minimi che lo Stato ha interesse a tenere sufficientemente elevati, per consentire il miglioramento delle condizioni di vita delle classi meno abbienti, che contribuisce al miglioramento morale e fisico delle stesse e in definitiva anche all'aumento della loro capacità produttiva. Da ciò discende pure che debbono essere tenuti in opportuna considerazione i carichi di famiglia del contribuente. Sono, questi, aspetti caratteristici di quella capacità contributiva posta a base dell'imposizione”.
La flat tax è palesemente propagandistica e inattuabile. Le aliquote vigenti sui redditi vanno dal 23% al 43%. Se invece tutti pagassimo il 15 o il 20%, si creerebbe un buco enorme nel bilancio dello Stato.
Sull’autorevole sito internet www.lavoce.info gli economisti Daveri e Danielli hanno calcolato che, applicando la flat tax in Italia, le entrate fiscali diminuirebbero tra i 70 e i 90 miliardi di euro.
Come se non bastasse l’enorme debito pubblico che l’Italia già si ritrova. Salvini & Berlusconi definiscono “rivoluzionaria” la proposta della tassazione unica. In effetti, se attuata, sarebbe in assoluto contrasto con l’art. 53 della Costituzione. Di conseguenza, sarebbe più corretto definirla di “restaurazione”, poiché ripristinerebbe l’impostazione fiscale dello Statuto Albertino.
È evidente che oggi chi propone l’abolizione del criterio della progressività fiscale, vuole rompere il Patto costituzionale. Si tratta dunque di una prospettiva eversiva. Chi invece pensa che la Carta costituzionale sia il fondamento della nostra convivenza civile, oggi ha il dovere […] di contrastare questi progetti […].







