Nel soffio dello Spirito la profezia di un mondo nuovo
Alla vigilia dell’anno 2000 alcuni “profetizzavano” la fine del mondo. I calcoli umani, si sa, sono molto lontani e ben diversi dalla volontà divina. Sicché il nuovo millennio ha, invece, aperto le finestre della storia a una ventata d’aria nuova dello Spirito, che ha visto l’umanità riconfigurare i propri orizzonti e inaugurare una nuova era della storia e della festa della vita.
Non è per caso che tra molti popoli, nelle culture più diverse, siano scoppiate imponenti manifestazioni di protesta e di rifiuto nei confronti di un mondo decadente, alterato, putrefatto, che ha divinizzato il potere economico opprimendo con i virus cancerogeni del consumismo settori sempre più vasti dell’umanità.
- Un mondo che ci ha ubriacati con l’ideologia dello sviluppo illimitato in un pianeta dalle risorse limitate, con livelli insostenibili di distruzione della natura, dell’ambiente e della qualità della vita.
- Un mondo dove il potere politico si è trincerato nel carcere del suo disonesto benessere e dei suoi egoistici e orgogliosi interessi, tradendo la sua essenziale missione di servizio al bene comune.
- Un mondo dove le religioni – quella cattolica inclusa – si rifugiano in liturgie solenni con devozioni poco significative per le culture contemporanee, invece di riempire le nuove generazioni con il Vangelo della vita, della speranza e della gioia.
- Un mondo dove alcune potenti tecnologie vorrebbero ancora imporre la dittatura dell’uniformità in contesti multietnici e pluriculturali.
Le enormi manifestazioni degli “indignados” in molti paesi rivelano non solo un profondo malessere e un deciso rifiuto di un mondo ormai “vecchio”, che fa acqua da tutte le parti, ma lasciano intravedere anche gli orizzonti di un mondo “nuovo”, grazie ad una “partecipazione” più ampia dei popoli che spesso vivono, soffrono, celebrano, amano, credono e sperano ai margini della storia. Una visione di fede di questi fenomeni ci dovrebbe far comprendere che il vento dello Spirito porta con sé questi “segni dei tempi” per richiamarci alla dimensione essenziale della Chiesa: essere tutta “missionaria”.
Non è questo il tempo di serrarci nelle nostre dottrine, liturgie e organizzazioni religiose, sempre necessarie, essenziali e indispensabili, ma di essere presenti nei nuovi areopagi della storia e della cultura, portando la buona notizia della vita, il Vangelo, per evangelizzare le culture emergenti. Sarebbe un grave peccato contro lo Spirito Santo, se i cristiani snobbassero questi segni dei tempi. Infatti, essi rivelano una grande sete di spiritualità, l’anima di popoli che gridano per maggiore dignità, partecipazione, peso nelle decisioni che contano, condivisione dei beni del creato, solidarietà, giustizia ed equità nei sistemi economici, profezia nella vita della famiglia di Dio, la Chiesa.
Sì, oggi l’altro nome della missione è “profezia”.
Quanto bisogno abbiamo di una Chiesa profetica, meno vincolata (o sposata) con certi poteri economici o politici! Una Chiesa più povera e più libera, che “annunci” con tutte le sue forze il Vangelo di Gesù Cristo; che “denunci” tante situazioni di schiavitù, peccato, dolce passività e indifferenza; che richiami alla “conversione”.
Chissà che il tempo di Natale non abbia fatto nascere in noi questo spirito di Chiesa missionaria e profetica, con la stessa forza che lo Spirito di Dio ha soffiato nella Vergine Maria per offrire il suo “sì” e inaugurare il tempo nuovo della storia, il tempo di Dio.
- Aysén, 2 dicembre 2011.
[Redazione Missione Oggi]
Mentre ringraziamo l’arcivescovo Michael Louis Fitzgerald, nunzio apostolico in Egitto, per il prezioso servizio editoriale offerto mensilmente ai lettori e amici di “Missione Oggi” dalla città de Il Cairo, diamo il benvenuto al vescovo Luis Infanti de la Mora, vicario apostolico dell’Aysén (Cile), che curerà quest’anno la rubrica “Ultima di MO”.
Originario di Campomolle di Teor (Ud), a 19 anni Luis Infanti parte per il Cile, dove termina gli studi e diventa fratello laico nell’Ordine dei Servi di Maria (OSM). Ordinato presbitero in Bolivia nel 1990, su invito del suo vescovo nel 1995 è a Coyhaique (Patagonia cilena) e tre anni dopo è chiamato a reggere il vicariato apostolico; l’anno seguente è ordinato vescovo. È membro attivo del Consiglio per la difesa della Patagonia, un cartello di organizzazioni e cittadini che si oppone a un progetto di grandi dighe nel cuore della Patagonia cilena, il movimento di protesta più vasto nella storia dei conflitti ambientali in Cile.







