MISSIONE / LA SFIDA ECUMENICA
A partire dal Concilio Vaticano II, l’ecumenismo nella Chiesa cattolica ha fatto enormi progressi, sia sul piano degli incontri personali, sia su quello dei documenti teologici. I dialoghi hanno registrato consistenti avvicinamenti, ma non ancora la piena unità tra le Chiese.
Negli ultimi anni, poi, si è creato un clima di “inverno ecumenico”, che ha generato stagnazione e stanchezza, soprattutto per la mancata recezione dei risultati conseguiti a livello teologico.
L’elezione di papa Francesco ha, però, dato nuovo impulso al dialogo, grazie anche ai suoi sorprendenti gesti ecumenici, che hanno dato grande rilievo alla diversità e specificità delle Chiese, incluse quelle pentecostali.
È una nuova visione dell’unità, dove “il tutto è superiore alla parte”, come scrive il papa in Evangelii gaudium 236. Il suo modello non è la sfera, “dove ogni punto è equidistante dal centro e non vi sono differenze tra un punto e l’altro”, ma “il poliedro, che riflette la confluenza di tutte le parzialità che in esso mantengono la loro originalità”.
Per Francesco l’unità è importante anche in vista della missione, non come misura diplomatica, per raggiungerne più speditamente gli obiettivi, ma come testimonianza radicale e fedele della stessa comunione trinitaria. Anzi, per Francesco, l’ecumenismo è un’imprescindibile via dell’evangelizzazione (Evangelii gaudium 246).
Valorizzando i contributi della “settimana culturale” 2015 dei Saveriani (Missione e dialogo ecumenico in Europa), questo dossier insiste sul dialogo ecumenico come sfida per la missione.







