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MAI PIÙ SCHIAVI / BIRAM DAH ABEID E LA LOTTA PACIFICA PER I DIRITTI UMANI

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In questo suo libro Maria Tatsos presenta la biografia di Biram Dah Abeid, protagonista della lotta nonviolenta contro la schiavitù in Mauritania. Ufficialmente abolita nel 1981, secondo il Report Global Slavery Index del 2016, la schiavitù però continua nel paese almeno per 43mila persone. Altre fonti, come l’IRA-Mauritanie (Iniziativa per la Rinascita del Movimento Abolizionista in Mauritania), parlano di 500-600mila persone, quasi il 15 per cento della popolazione. Mentre nel mondo si calcolano circa 46 milioni di persone in stato di schiavitù. L’autrice racconta alcune storie di schiavitù, mettendo il lettore a contatto con aspetti determinanti della cultura e religione (islamica) della Mauritania. L’uso degli schiavi fa ancora parte della società mauritana, giustificato da certe interpretazioni dell’islam, avallate sia da autorità religiose sia da autorità politiche.

Biram, musulmano praticante, non accetta queste interpretazioni che giustificano la schiavitù. Per questo compie un gesto coraggioso, mettendo in pericolo la sua stessa vita. Brucia pubblicamente, in piazza, alcuni testi di scuole islamiche che giustificano la schiavitù. Il fatto suscita grande scalpore nella società mauritana. Nel 2008 fonda un movimento pacifista, a l’IRA-Mauritanie, per la lotta contro vari tipi di schiavitù e per la promozione dei diritti umani con metodi nonviolenti. Sogna di estirpare dal suo paese la schiavitù con la nonviolenza. Per questo è più volte incarcerato. La sua lotta riceve riconoscimenti internazionali. Alcune settimane dopo le elezioni presidenziali del 2014, in cui era candidato, ottenendo il secondo posto con l’8,67 per cento dei voti, Biram è invitato a parlare di schiavitù al Congresso degli Stati Uniti. Nel 2015 una delegazione dell’Unpo (Unpresented Nations and People Organization) si reca in Mauritania per incontrare il leader dell’IRA-Mauritaine in prigione. Nello stesso anno, grazie alla crescente pressione politica dovuta al riconoscimento internazionale di Biram e dell’IRA, il parlamento della Mauritania emana una nuova legge dichiarando la schiavitù crimine contro l’umanità e raddoppiando le pene pecuniarie e detentive. Ciò nonostante, in questi ultimi anni, la repressione contro chi agisce in favore dei diritti umani è aumentata. Nel 2017 Biram ufficializza la sua candidatura alle elezioni presidenziali del 2019, che probabilmente renderà ancor più tesi i suoi rapporti con il regime repressivo del paese.

Nella postfazione, Giuseppe Maimone rileva che “la schiavitù in questo paese è certamente contemporanea nel suo riferimento temporale, ma si distingue dalle forme più moderne di schiavitù” (p. 173). Lo schiavo tradizionalmente era considerato un bene del padrone per un tempo illimitato. Oggi la schiavitù è temporanea, grazie al controllo della rimuneratività (salario) della vittima. Secondo Biram, la schiavitù è “il sistema di valori del gruppo dominante schiavista che si impone e detta il codice sociale e d’onore” (p. 86). 

Vari aspetti della schiavitù, descritti in questo libro, sono presenti in forme analoghe nel Report 2017 sui conflitti nelle aree rurali del Brasile, a cura della Commissione Pastorale della Terra (CPT). Xavier Palassat, domenicano francese incaricato della CPT, nel medesimo Report  fa notare che l’articolo 149 del Codice penale brasiliano considera il lavoro schiavo contemporaneo secondo quattro modalità che violano brutalmente la dignità delle persone: a) il lavoro forzato; b) la servitù per debito; c) le condizioni di lavoro degradanti; d) la giornata lavorativa estenuante. Ebbene, il governo del presidente Temer, ha favorito una brutale retrocessione sociale, congelando per 20 anni la spesa pubblica per la salute e tagliando i finanziamenti e il personale negli organi governativi preposti alla lotta contro il lavoro schiavo. In buona sostanza, quello che il governo Temer non è riuscito a ottenere con lo svuotamento del concetto legale di lavoro schiavo, l’ha ottenuto con leggi e norme che non tutelano più le condizioni di lavoro, finora considerate degradanti. Nel suo libro Maria Tatsos mostra come Biram e il suo movimento nonviolento incontrino difficoltà analoghe in Mauritania, dove il governo afferma ufficialmente la lotta contro la schiavitù, mentre in pratica crea difficoltà a chi, come Biram e il suo movimento, si batte per l’abolizione delle sue tante forme nascoste ancora vigenti.



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