LO SCENARIO RELIGIOSO GLOBALE
Nel novembre scorso, il teologo Faustino Teixeria, in visita presso l’istituto di studi ecumenici “S. Bernardinio” di Venezia, ha offerto una rilettura del complesso “campo religioso” brasiliano, con un’introduizione sullo scenario religioso mondiale. Qui di seguito la prima parte del suo intervento, riguardante il mondo. Prossimamente daremo conto anche dei dati sul brasile.
CONFLITTO DI INTERPRETAZIONI
Non è un compito semplice capire la presenza della religione o del dinamismo religioso oggi. Da una parte c’è chi difende con vigore la forza della secolarizzazione, parlando perfino di “fine” o di “uscita dalla religione”. È il caso del sociologo francese Marcel Gauchet con la tesi del “disincantamento del mondo”. L’autore non sostiene la perdita della plausibilità della religione nell’ambito soggettivo, ma come riferimento istituente e organizzatore del sociale. In altre parole, se prima la religione era il principio strutturante della vita materiale, sociale e mentale, oggi essa attua appena in esperienze singolari e in sistemi di convinzione. Altri autori, come Peter Berger, parlano della risurrezione della religione, contestando le tesi tradizionali che difendono la presenza di un mondo sempre più secolarizzato. Berger segnala che “il mondo di oggi, con alcune eccezioni […] è tanto ferocemente religioso quanto prima e perfino di più in alcuni luoghi”. Nella visione di Berger quello che lo scenario religioso globale aiuta a vedere è un ritorno dei movimenti religiosi, conservatori o riformatori, come è il caso delle “esplosioni” islamica ed evangelica.
L’EUROPA DELLE RELIGIONI
Secondo lo storico delle religioni Frédéric Lenoir. In una recente analisi circa “i cambiamenti della religione nella Francia contemporanea”, Philippe Portier sottolinea la presenza di due fenomeni simultanei: la de-sostanzializzazione della civilizzazione cattolica e il re-incantamento della civilizzazione repubblicana. Se nel 1952 circa il 90% dei francesi si dichiarava cattolico, questa cifra soffre una radicale caduta nel 2008, interessando ora non oltre il 42%, mentre i praticanti regolari sono circa l’8%. D’altra parte si assiste ad una grande proliferazione e pluralizzazione della religiosità, che interessa circa il 75% dei francesi. Cresce il circuito dei “neo-protestanti”, così come l’interesse attorno alla “nebulosa mistico-esoterica” e alla cosiddetta “spiritualità laica”. La cosmovisione razionalista non gode della stessa forza che in passato, dal momento che ora è permeata dal clima di incertezza di una società post-secolare. Portier indica una situazione peculiare, ambivalente, dove coesistono “l’aspirazione in favore dell’autonomia e l’angustia dell’incompiutezza”.
CAMBIAMENTI SOSTANZIALI
L’osservatore attento si rende conto che, se da una parte il processo di secolarizzazione è in corso – e non si può sottovalutare –, occorre però riconoscere che la modernità non ha suscitato, come ci si aspettava, un declino della religione nei suoi differenti ambiti o livelli di presenza, sia individuali sia sociali. Non si può negare la presenza pubblica della religione. Di fatto si verificano cambiamenti sostanziali nel “luogo istituzionale della religione” e tendenze importanti verso la “deregolamentazione istituzionale”, la “soggettivizzazione metaforizzante dei contenuti della fede”, la “disgiunzione” tra pratiche e credenze e il dislocamento nella comprensione dell’appartenenza religiosa. Quello che succede è che le religioni oggi, così come le spiritualità laiche, non si inquadrano nel tradizionale profilo religioso. Rappresentano, senza dubbio, metamorfosi nell’ambito della fede capaci di tradurre una forma di espressione religiosa differente da quella abitudinaria. Quel che resta della modernità non ha prodotto, in verità, una minor presenza della religione, ma un’altra forma religiosa. “Più modernità uguale più religioni diverse”, dice Jean-Paul Willaime. Le religioni permangono, così come le spiritualità, trasformandosi sotto l’impatto della individualizzazione e della globalizzazione, con forme nuove e inusuali di presenza e attuazione. Come ha osservato Lenoir, gli esseri umani continueranno a cercare risposte alle incertezze nel vasto patrimonio religioso dell’umanità, ma non più “come nel passato, all’interno di una tradizione immutabile o mediante un dispositivo istituzionale normativo”.
L'INDEBOLIMENTO DEGLI ESCLUSIVISMI
In un contesto religioso sempre più plurale, cresce da una parte l’indebolimento degli esclusivismi religiosi e dall’altra si sviluppa una comprensione più fluida e più aperta della verità religiosa. In una ricerca realizzata in Francia da Yves Lambert si constata una evidente caduta nella percentuale di coloro che affermano la propria convinzione in un’unica religione vera. Se nel 1952 quelli che si dichiaravano esclusivisti erano il 50%, questa percentuale scende al 15% nel 1981 e al 6% nel 1998. Possiamo vedere, in sintesi, il panorama delle religioni in ambito mondiale, valorizzando i dati raccolti da uno dei più importanti centri di ricerca dell’opinione pubblica degli Stati Uniti, il Pew Research Center nel 2010.
PANORAMA DELLE RELIGIONI MONDIALI
I dati presentati dal Pew Research Center rispetto alle religioni cosiddette mondiali sono molto rappresentativi della composizione religiosa attuale. Il cristianesimo continua egemonico, interessando il 31,5% della popolazione mondiale, con circa 2,2 miliardi di fedeli. Al suo interno, i cattolici occupano la prima posizione, rispondendo per circa la metà dei cristiani (50%); viene poi la tradizione protestante, anglicani e altre Chiese e comunità evangeliche indipendenti (37%); infine, la Comunione ortodossa di Grecia e Russia (12%). Segue l’islam con il 23,2% della popolazione, con circa 1,6 miliardi di adepti, la cui grande maggioranza (tra l’87 e il 90%) di tradizione sunnita. Al terzo posto ci sono i “non affiliati”, con il 16,3% della popolazione globale e circa un 1,1 miliardi di adepti, presenti soprattutto in paesi come la Cina, il Giappone e gli Stati Uniti (circa il 16,3% di tutta la popolazione statunitense). Secondo una ricerca più recente dello stesso centro americano, realizzata nel 2012, questo numero è cresciuto, arrivando a toccare il 19,6% degli americani adulti, dei quali il 3,3% si dicono agnostici e il 2,4% atei. L’induismo occupa la quarta posizione, con il 15,0% della popolazione mondiale e circa un miliardo di fedeli. Vengono quindi il buddhismo (con 7,1% e 448 milioni di fedeli), le religioni etniche o regionali (con 5,9% e 405 milioni di adepti) e altre religioni (con 0,8% e 58 milioni). Chiude l’ebraismo (con 0,2% e 14 milioni di adepti).
LA DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA
I cristiani si trovano situati in maggioranza in Europa (25%, 558.260.000), in America latina e Caraibi (24,4%, 531.280.000) e nell’Africa sub-sahariana (23,8%, 517.340.000). I tre paesi con la maggior presenza cristiana sono gli Usa (246,7 milioni), il Brasile (175,7 milioni) e il Messico (107,7 milioni).
I musulmani sono presenti nella regione dell’Asia-Pacifico (61,7%, 985.530.000), Medio Oriente e nell’Africa del Nord (19,8%, 317.070.000) e Africa sub-sahariana (15,5%, 248.110.000). La loro presenza in Europa è meno significativa (2,7%, 43.490.000).
I non-affiliati sono presenti in maniera più evidente nell’Asia-Pacifico (76,2%, 858.580.000), ma segnalano la loro presenza anche in Europa (12%, 134.820.000), in America del Nord (5,2%, 59.040.000) e in America latina e Caraibi (4%, 45.390.000).
Gli indù si trovano soprattutto in Asia-Pacifico (99%, 1.025.470.000) con una presenza minore in Medio Oriente e nell’Africa del Nord (0,2%, 1.720.000) e Africa sub-sahariana (0,2%, 1.670.000).
I buddhisti sono meglio rappresentati in Asia-Pacifico (98,7%, 481.290.000) con un presenza più contenuta in America del Nord (0,8%, 3.860.000) e in Europa (0,3%, 1.330.000).
Le religioni etniche o regionali sono presenti soprattutto in Asia-Pacifico (90,1%, 365.120.000), così come nell’Africa sub-sahariana (6,6%, 26.860.000) e nell’America latina e Caraibi (2,5%, 10.040.000).
Le altre religioni hanno una presenza più attiva in Asia (89,2%, 51.850.000), così come in America del Nord (3,8%, 2.2000.000) e Africa sub-sahariana (3,3%, 1.920.000).
Infine, l’ebraismo, che interessa circa lo 0,2% della popolazione mondiale, gode di una particolare presenza in America del Nord (43,6%, 6.040.000), ma anche in Medio Oriente e nell’Africa del Nord (40,6%, 5.630.000) e in Europa (10,2%, 1.410.000).
LE RELIGIONI NEL 2050
I dati più recenti, presentati dal Pew Research Center, indicano che più di un terzo dei cristiani vive oggi nel continente americano, interessando circa 800 milioni di fedeli. Secondo la rivista francese Le monde des religions, in un fascicolo dedicato al “pianeta dei cristiani”, il cristianesimo continuerà come prima religione mondiale ancora per lungo tempo. La previsione per il 2050 è di tre miliardi di cristiani, un numero ben maggiore di quello stimato per i musulmani, circa 2,2 miliardi. La previsione per il cattolicesimo nelle prossime decadi è di una maggiore universalizzazione, con una diminuzione statistica in Europa (16%), una sostanziale tenuta in Asia (13%), America latina e Caraibi (41%), e un forte incremento in Africa (22%).
FAUSTINO TEIXEIRA
(Traduzione di Marco Dal Corso)







