LE MILLE STRADE DEL DIO LIBERATORE
Due riflessioni sul commento di p. Franco Sottocornola al dossier di MO n. 7 sulla teologia pluralista
Le infinite vie dello Spirito
L a pluralità o molteplicità delle religioni, con conseguenti principi e credenze, è un dato di fatto storico-fenomenologico che bisogna sempre più e meglio conoscere. Tale conoscenza reciproca è senz'altro la premessa necessaria per un vero e proprio dialogo da intrecciarsi su un piano di parità in quanto ciascuna religione , rappresentata da creature umane limitate, partendo dalle proprie convinzioni di fede, si pone o si dovrebbe porre in sincera e permanente ricerca della Verità, insieme agli altri pellegrini che percorrono “ le mille strade del Dio Liberatore” .
Ne consegue che tutti siamo sulla stessa barca, ognuno convinto che la propria adesione di fede sia quella giusta, l' unica che salva.
Si tratta, però, di riconoscere all'altro lo stesso mio diritto di fare scelte consapevoli a partire da tutto un bagaglio di esperienze umane e spirituali che hanno forgiato la sua identità di persona e di credente. Le vie dello Spirito sono infinite, come infiniti sono i percorsi salvifici. L'intera creazione ci rivela questa grande verità: nello stesso giardino nasce e cresce una variegata molteplicità di fiori, la cui bellezza viene esaltata nell'essere l'uno accanto all'altro, così come in un complesso orchestrale non sfugge a nessuno la molteplice varietà di strumenti, tutti concorrenti a formare un'unica grande armonia.
Se l'assioma extra Ecclesiam nulla salus (ecclesiocentrismo) è superato ormai da tempo, anche l'altro assioma extra Christum nulla salus (cristocentrismo), in clima di dialogo vero e costruttivo, dovrebbe dirsi superato per le ragioni su esposte. Tali concetti sono ben sviluppati sul dossier di MO al n. 7, da cui nasce il commento di Franco Sottocornola al n. 10, dove appare forte e spietato il rifiuto di una posizione pluralista cui contrappone argomenti dogmaticamente rigidi. Una tale argomentazione, a nostro avviso, non ha nulla a che vedere con la teoria, non certo infondata, dell' evoluzione del dogma,ormai condivisa da molti teologi, fra cui il nostro caro amico Carlo Molari.
Quest'ultimo, inoltre, espone egregiamente, in alcuni suoi interventi, il suo pensiero relativo al pluralismo religioso. Particolarmente efficace al riguardo è una sua riflessione teologico-pastorale (Cfr. Maria de Giorgi, coautore C. Molari, Seimeizan , Emi, Bologna 1989, pp. 129-175, in particolare v. pp. 169-175).
La teoria del teocentrismo che viene poi associata al soteriocentrismo, certamente meglio risponde all'esigenza di un dialogo interreligioso, come prospettato nel dossier di MO, ponendo in luce il pensiero di Paul Knitter. Per i cristiani ciò non significa rinunciare al valore salvifico di Cristo, ma è proprio a partire da Cristo, come giustamente osserva Jacques Depuis, che si arriva ad essere teocentrici-soteriocentrici . È qui che viene collocata, come prospettiva esistenziale operativa, la teologia della liberazione mediante l' opzione per i poveri. A questi, non solo non viene negato il diritto ad essere evangelizzati, come teme F. Sottocornola, ma anzi ne risultano maggiormente rafforzati in questo diritto, in quanto il primato viene dato a lla prassi e alla giustizia.
TARCISIO E AGNESE ALESSANDRINI, Roma.
I poveri, nostri maestri
Ho letto il tuo scritto, in cui ritieni “molto pericolosa una saldatura tra la Teologia della liberazione e Teologia pluralista” e mi sembra un ragionamento coerente e lo rispetto, ma mi permetto di dissentire.
Sono un credente cristiano, proprio come te, ed ho potuto sperimentare qualcosa di bello nella mia vita: sono stato battezzato e catechizzato nella chiesa cattolica, ho conosciuto Gesù risorto nelle comunità evangeliche, ho incontrato il profeta Gesù di Nazaret nei poveri del Brasile, vivendo con loro, lavorando e pregando con loro. Sono loro che ci possono far capire e accogliere Gesù. I missionari partono entusiasti perché vogliono portare il Vangelo e poi se lo ritrovano già vissuto dai poveri, che pure hanno tutti i difetti che può avere un essere umano nella sua debolezza. La missione ha successo quando il missionario si converte al Vangelo di Gesù, testimoniato dai poveri, ai quali giustamente la teologia della liberazione ha voluto dare il posto centrale nell'annuncio del Regno di Dio e nel desiderio di costruire con loro un mondo di fraternità nella giustizia.
FILIPPO GERVASI, Cursi (Lecce).







