LE CENTO RELIGIONI BRASILIANE E LA NUOVA MISSIONE
Per venti lunghi secoli, la Chiesa ha cercato di convertire al cristianesimo i fedeli di altre religioni, ma la situazione mondiale del nostro tempo e un nuovo modo di intendere la Chiesa ci consigliano un cammino inverso: convertire il cristianesimo alle religioni e convocarle affinché realizzino con noi il Regno di Dio sulla terra. Tutte le religioni, infatti, partono da Dio e, invece di scontrarsi come hanno fatto per secoli, devono incontrarsi, dialogare, lavorare insieme, come sorelle, per rinnovare il mondo con la dinamica del Regno.
È venuta l’ora di ascoltare le religioni e di sapere che cosa pensano della nostra secolare prepotenza o del nostro esclusivismo. In ogni caso, ascoltare le religioni è ascoltare Dio. E disprezzare le religioni equivale a disprezzare Dio. Ciò non significa la fine della missione, ma l’inizio di un’altra, la più bella e coinvolgente che si possa immaginare, anche per i Saveriani in Brasile. Mi chiedo perché essi programmino il loro lavoro missionario guardando a se stessi, al proprio potenziale numerico, invece di lasciarsi condizionare dalla realtà in cui sono inseriti. Nel caso del Brasile, dal dialogo interreligioso, che potrebbe generare aperture inimmaginabili a beneficio del mondo intero, oltre che dell’istituto cui essi appartengono.
Ma, si sa, il dialogo interreligioso, per essere corretto e portare frutti, ha bisogno di condizioni.
La prima è senz’altro l’apprezzamento dell’altro, che va considerato alla pari. Il cristianesimo invece è convinto di meritare il primato fra tutte le religioni, cosa che però crea un impatto negativo sui dialoganti, impedendo loro di uscire da se stessi, in un esodo di alta abnegazione e rinnovamento. Per questa e altre ragioni prossime, è indispensabile che il dialogo sia condotto alla pari, tra religioni che si considerino democraticamente sorelle, affinché coloro che saranno fratelli nella vita eterna comincino ad esserlo già in questa vita.
In secondo luogo, il dialogo non dovrà servire a convincere l’altro di cambiare religione, nonostante tale conversione sia legittima e vada rispettata. In terzo luogo, il dialogo dovrà servire a conoscere meglio le religioni, fino a rendere possibile uno scambio di valori e, soprattutto, a siglare accordi sul modo di lavorare insieme e di influenzare correttamente i pubblici poteri affinché si impegnino per un mondo sempre più giusto e fraterno.
Mi sembra bello e desiderabile completare queste consegne sul dialogo con un’osservazione che può inquietare tanto i brasiliani quanto i missionari giunti dall’estero (come gran parte dei Saveriani). Nel momento in cui il mondo sperimenta una cogente tensione verso la giustizia, la fraternità e l’incontro tra lingue, culture e religioni diverse, in un paese come il Brasile, che da almeno 150 anni è meta di numerosi e differenti popoli, è deludente constatare l’inesistenza di tentativi ragionati e programmati di dialogo fra le religioni e le culture per trasformare un paese continentale in una nazione conviviale, in grado di promuovere i diritti umani, come il diritto alla terra, allo studio, al lavoro, alla casa, alla salute.
Non potrebbe essere questo uno dei progetti specifici da affidare ai missionari stranieri? Il dialogo interreligioso è oggi raccomandato sia dai documenti della Chiesa sia da quelli del nostro istituto saveriano, per cui sarebbe un’occasione da cogliere a braccia aperte. Il Brasile è la sintesi di vari continenti e un dialogo fra le cento religioni brasiliane sarebbe la premessa e la prova di un dialogo interreligioso a livello mondiale.







