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LA RESISTENZA NON-ARMATA E I CATTOLICI

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A proposito del dossier sulla Resistenza nonarmata (MO 4/05), pubblichiamo la reazione di un lettore e la replica dei due curatori.

Ho ricevuto l’inserto di Missione Oggi: “La resistenza taciuta” perché distribuito al congresso della Cisl, a cui ho recentemente partecipato. Il titolo mi ha stimolato a leggerlo. Infatti la resistenza non è solo quella armata, ma anche quella condotta da tanti cittadini contro il fascismo e che ha fornito spesso un valido aiuto anche alla stessa lotta partigiana.

Mi è sembrata una buona idea quella di recuperare e riflettere su questi aspetti importanti della nostra storia recente, mettendo in luce che si può resistere anche in modo “non violento”. Ho ricevuto, dalla lettura, una grande delusione. Viviamo in una provincia, quella di Brescia, dove esempi di resistenza “non violenta” ve ne sono molti.

Purtroppo l’inserto ignora completamente il contributo del mondo cattolico bresciano fatto di luminose testimonianza di tanti sacerdoti, donne, operai. Questo contributo ha segnato positivamente la resistenza bresciana.

Nell’inserto non c’è traccia. Si potrebbe archiviare il tutto come frutto di strabismo che è molto diffuso in certa pubblicistica.

Ma in una rivista come Missione Oggi, francamente, mi scandalizza. Possibile che nessuno ricordi il grande contributo dei padri della pace e dei parroci della città e della Val Camonica, delle donne di azione cattolica che facevano le staffette partigiane, di uomini che hanno dato vita al sindacato successivamente... possibile? Sono veramente deluso. Capisco che i vostri collaboratori, data la loro provenienza e militanza, non conoscano il mondo cattolico, ma questo non è un buon motivo per ignorare la storia.

Non ci sarà un problema di pluralismo anche in Missione Oggi?

Se è così mi spiacerebbe molto anche perché questo finirebbe per dare ragione ai detrattori di una bella rivista che, nonostante tutto, si legge volentieri.

  • SANDRO PASOTTI, Brescia.

...RISPOSTA...

Il sig. Pasotti lamenta l’assenza del contributo cattolico bresciano nel dossier di aprile dedicato alla Resistenza nonarmata.

Egli, che si dice buon lettore di MO, dovrebbe sapere che la rivista affronta tematiche di carattere generale, anche se viene ideata e pubblicata in questa città. Il fatto di aver privilegiato, in questo caso, due esperienze locali, ciò non era dettato dalla loro “brescianità”, ma piuttosto dalla loro esemplarità: un operaio di una fabbrica di armi e un carabiniere.

Con la nostra scelta, necessariamente parziale (ma non unilaterale), volevamo dimostrare anche la debolezza degli stereotipi – come si è visto, ancora ben presenti – che assegnano per principio vocazioni violente o nonviolente in base a particolari collocazioni politiche o ispirazioni religiose. Nella Resistenza hanno sparato e ucciso cattolici, comunisti e monarchici, così come hanno operato scelte di resistenza civile persone che si collocavano nell’uno e nell’altro schieramento politico e ideale.

Manca, è vero, una testimonianza di un ministro di culto, ma se il nostro lettore avesse avuto un po’ di pazienza e fosse, come egli afferma, un nostro buon lettore, dovrebbe sapere che i nostri dossier aprono un tema e non lo esauriscono.

Infatti, la redazione di MO ha già programmato la pubblicazione di almeno altri 5-6 articoli già consegnati dagli autori (il primo di questi è uscito proprio sul numero di maggio), tra cui uno dedicato ai membri resistenti delle varie Chiese e ordini religiosi.

Il sign. Pasotti si è dimostrato per lo meno intempestivo nel lanciarci le sue accuse di “ignoranza”. Più che preoccupato di un nostro presunto “strabismo”, dovrebbe aver piuttosto cura di non essere lui preda di una cecità, a cui può condurre un non del tutto sopito pregiudizio ideologico.

MIMMO CORTESE, ROBERTO CUCCHINI.



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