LA CANZONE DI CARLA: UN VIAGGIO AL CUORE DELLA STORIA
Ken Loach, il regista di "Carla's song" (la Canzone di Carla), parla del Nicaragua. Ma il suo è un viaggio dentro ogni guerra nella sua terribilità e violenza.
Scopo del film è quello di guidarci alla consapevolezza e quindi alla responsabilità di quanto è avvenuto in Nicaragua.
Ken Loach, dopo “Land and freedom” (in edizione italiana “Terra e libertà”), film con il quale illustra un momento della guerra civile spagnola dal punto di vista di un volontario inglese e dove racconta di come i militanti anarchici della Cnt e quelli socialisti rivoluzionari del Poum furono sacrificati alla ragion politica per decisione di Stalin e delle brigate repubblicane, torna oggi ad affrontare il tema della lotta per la democrazia con “Carla‘s song” (la Canzone di Carla).
Lo sfondo è il Nicaragua del 1987, dove si combatte per la causa sandinista. “Questo è un film sulle possibilità che si dischiudono, quando le persone decidono di stare insieme”, dice il regista.
Non è un film politico, ma di storie, di personaggi, che quando si incontrano e si strutturano in una unica vicenda, permettono anche una lettura politica dell’opera.
Il film ha un inizio “privato”, in comunissime strade della città di Glasgow, tra routine quotidiana e frustrazioni. Poi, la storia si dilata. Il viaggio porta in un altro mondo, dove anche le emozioni sono su scala diversa.
Scopo del film è quello di guidarci alla consapevolezza e quindi alla responsabilità di quanto è avvenuto in Nicaragua. C’è una notevole differenza di ritmo tra la prima parte che si svolge in Scozia, a Glasgow, e la seconda, quella nicaraguense. Ciò vuole rispecchiare la profonda diversità tra questi due mondi, la diversa atmosfera, il diverso modo di muoversi e di parlare.
Carla, rifugiata nicaraguense approdata a Glasgow, viene sorpresa senza biglietto sull’autobus 72, condotto da George, il quale, proletario e anarchico per vocazione, la difende con uno stile strafottente e ribelle. Questo incontro risulta determinante nella vita di George che, affascinato dalla bellezza e dal mistero di Carla, decide di starle vicino e di tornare in Nicaragua con lei, per affrontare il passato oscuro che la ragazza non vuole condividere, perché pieno di dolorosi segreti. Questo significa per George fare un cambiamento irreversibile, licenziarsi dal lavoro e lasciare la fidanzata, che era sul punto di sposare.
La seconda parte del film, simmetricamente diviso tra il grigiore di Glasgow e le colorate povertà del paese di Carla, diventa il viaggio attraverso il Nicaragua del 1987, visto con gli occhi ingenui e semplici di George, arrivato in questa terra più per amore di una persona che per interesse alla rivoluzione sandinista. Egli scopre e trova un popolo che lotta per la libertà contro i “contras”, i guerriglieri finanziati e manovrati dagli Stati Uniti, e comprende quanto sia difficile partecipare alle battaglie e sofferenze altrui.
Loach parla del Nicaragua, ma il suo è un viaggio dentro ogni guerra nella sua terribilità e violenza. Anche la questione della tortura viene affrontata e ci mostra come essa possa distruggere un essere umano. Questo viene evidenziato attraverso il personaggio di Antonio, al quale Loach chiede di chiudere il film in una voce che canta e una chitarra che suona (Carla‘s song). Antonio è stato un grande amore per Carla e quando lei si trova in Scozia, lui le scrive non lettere, ma semplicemente i testi delle canzoni che componeva con quel gruppo di musicisti assieme ai quali Carla aveva ballato. Antonio si intravede solamente, ma questo serve a suggerire come una persona possa essere distrutta dalla tortura, che peraltro viene fortemente denunciata nelle descrizioni fatte dall’americano, passato dalla parte dei sandinisti, che racconta di lingue tagliate, di facce sfigurate dall’acido.
Scott Glenn, l’attore che ha interpretato Bradley, quest’uomo della Cia convertito alla causa sandinista, in un’intervista ha raccontato così la sua esperienza: “Prima di andare in Nicaragua non sapevo nulla. In America non c’era neanche una falsa informazione, non se ne parlava proprio. La scoperta della verità è stato uno choc. Ricordo che a mia moglie ho confidato di sentirmi come uno che ha perso la verginità. Ho dato al mio personaggio tutto quello che ho imparato dalla gente del Nicaragua, anche un po’ della mia vergogna. ‘Ti guardiamo negli occhi e capiamo che sei sincero, sei un uomo onesto, non c’entri con il tuo governo’, mi dicevano. E questo mi faceva ancora più male”.
La “Canzone di Carla”, secondo il regista e lo scrittore Paul Laverty, dalla cui esperienza diretta in Nicaragua nasce l’idea del film, è “una storia d’amore: la storia dei campesinos che si applaudono quando imparano a scrivere, il gruppo delle donne al momento delle imboscate dei contras, le vicende degli uomini negli autobus di Glasgow, il dolore della fidanzata che George lascia per seguire Carla in Nicaragua”. Si cerca di mostrare persone reali, ciascuna secondo la sua psicologia e verità.
Certo il film nasce anche dalle convinzioni politiche di Ken Loach, dalla sua consapevolezza che non si può separare democrazia politica e controllo delle risorse economiche, che vi sono stati momenti, in cui si sono stroncati sul nascere esperimenti significativi, come la Spagna del 1936, il Cile, Cuba, l’Unione Sovietica nei primi anni, il Nicaragua stesso.
Si può discutere l’ingenuità di certe scelte e valutazioni politiche ma, come dice ancora il regista, “il cuore, l’anima del film è il viaggio: viaggio nel quale Carla conduce George, e ciò che George fa in questo viaggio”. Un viaggio che porta nella storia di un paese, che ha rappresentato la lotta dei poveri della terra per la libertà e per la democrazia, e nella vicenda di George: ciascuno è coinvolto e non si può rimanere neutrali.
Il viaggio chiede di uscire da luoghi comuni e da antiche sicurezze, determina l’incontro e l’incontro cambia la vita nella sfera personale e nel modo di comprendere i grandi momenti collettivi. Così avviene in questo bel film.
SARA TOSCHI.







