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Invito al dialogo con i musulmani In Italia

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La presentazione di tre articoli del presente numero è un’occasione per riconfermare l’impegno di MO nei confronti di una “sfida” che riteniamo della massima importanza per il nostro paese nei prossimi anni.

Nel presente numero di MO, un articolo tratta direttamente della “presenza del diverso in mezzo a noi” e della “grande sfida che vede coinvolti tutti, italiani e stranieri, la costruzione di una nuova società interculturale”. Altri due articoli affrontano le relazioni con i credenti dell’islam; uno è di mons. Teissier che, a partire dall’esperienza dell’Algeria, parla del “sacramento dell’incontro” che le nostre relazioni quotidiane sono chiamate a diventare; l’altro è di Tariq Ramadan, musulmano, professore di filosofia e islamologia, piuttosto noto in altri paesi europei ma quasi sconosciuto in Italia.

Il pensiero del prof. T. Ramadan richiama quello del prof. Mohamed Talbi, che abbiamo presentato in febbraio e agosto dello scorso anno. Entrambi mostrano che è in corso un rinnovamento del pensiero islamico e che i musulmani d’Europa vi avranno un ruolo decisivo. “Bisogna fare una netta distinzione – sostiene M. Talbi – tra la umma, la comunità di fede di tutti i musulmani, e la cittadinanza, che è un’appartenenza geografica e politica a uno stato”. E ancora: “Credo che il futuro dell’islam, in quanto a missione universale, stia nella capacità di assimilare la modernità”. “Alcuni francesi – osserva T. Ramadan – hanno interpretato il ripiegamento iniziale degli immigrati musulmani come prova che l’islam non possa coniugarsi con la laicità e la democrazia. È assurdo. Il riconoscimento del pluralismo… è scritto nel pensiero musulmano”.

Come prima condizione per il dialogo, quindi, va sottolineata la necessità di “non generalizzare” a proposito dell’islam, al cui interno esistono posizioni molto differenti; quelle che sostengono e attuano l’uso della violenza per imporre concezioni e norme fanno più rumore, ma va detto che non sono per nulla maggioritarie tra i credenti musulmani, e sono criticate. Figure come M. Talbi e T. Ramadan ne sono una prova.

Riteniamo che una rivista come MO debba dare il proprio contributo alla convivenza e al “sacramento dell’incontro” facendo conoscere queste posizioni “aperte” del mondo musulmano e le esperienze positive di interrelazioni in atto. Oltre ai frequenti contributi di mons. Teissier, in questi mesi abbiamo richiamato le testimonianze di Pero Sudar, vescovo ausiliare di Sarajevo (marzo, pag.5) e di Paolo Dall’Oglio (aprile e maggio) a proposito delle relazioni con l’islam in Europa.

Ci proponiamo di continuare e intensificare questo impegno.



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