Invictus, La partita del secolo nel paese arcobaleno
REGIA: Clint Eastwood, INTERPRETI: Morgan Freeman, Matt Damon, Tony Kgoroge, Patrick Mofokeng, Matt Stern. - USA, 2009 - 134min. - Warner Bros.
Quattro anni dopo essere tornato in libertà, dopo 27 anni di prigione, Nelson Mandela viene eletto alla carica di Presidente della Repubblica del Sudafrica. Al momento della sua liberazione il paese si trova nel caos e anche dopo l’elezione la situazione resta tesa e la frattura che separa gli afrikaner, i bianchi padroni del paese, e la massa dei neri appare insanabile. Nel campus di una scuola per bianchi una squadra di giovani rugbisti si sta allenando mentre sulla strada accanto passa il nuovo presidente Mandela in auto con la scorta: sguardi freddi, giudizi durissimi dell’allenatore. Dall’altra parte della strada, proprio dirimpetto, in un polveroso campo una decina di ragazzotti neri corre dietro a un pallone da calcio ma all’arrivo dell’auto presidenziale si lancia sul recinto inneggiando al loro presidente.
Con una felice contrapposizione scenica il regista visualizza come la frattura esistente nella società sudafricana sia presente anche nello sport: il rugby è lo sport degli afrikaner, il calcio quello dei sudafricani neri. Mandela “può vincere un’elezione ma è in grado di governare un paese?”, si domanda un quotidiano bianco il giorno dopo l’elezione. E i problemi ci sono tutti: mentre entra per la prima volta nel palazzo presidenziale il neoeletto presidente incontra per i corridoi impiegati bianchi che, con scatoloni da trasloco in mano, lasciano gli uffici.
La sua prima decisione è quella di riunirli tutti invitandoli a restare per un lavoro comune. Così come decide che la sua guardia del corpo debba essere costituita da neri e bianchi, anche se c’è la possibilità che gli afrikaner selezionati per questo compito abbiano preso parte fino al giorno prima a pestaggi, arresti e omicidi.
“La nazione arcobaleno comincia qui. La riconciliazione comincia qui. Anche il perdono comincia qui. Il perdono libera l’anima, cancella la paura: ecco perché è tanto potente come arma”.
L’intelligenza della sceneggiatura di Clint Eastwood sta nel portare lo spettatore in una vicenda sportiva dopo averla collocata nel suo contesto storico-sociale e dopo aver presentato la statura morale e la pedagogia di riconciliazione di Nelson Mandela. Emerge così il suo fascino, la sorpresa che sapeva suscitare in tutti coloro che lo incontravano per la prima volta e si trovavano accolti, riconosciuti: “Per lui nessuno è invisibile” dice una guardia del corpo. La nazionale sudafricana di rugby, gli Springbocks, e la maglia che essi indossano, costituiscono un fatto politico di grande rilevanza: quanto sia profondo il loro rifiuto da parte dei neri, anche solo per quella maglia, è ben descritto dal regista nella scena in cui un ragazzo, ricevendo da una volontaria un pacco dono di vestiti, rifiuta di accettare una maglia originale della nazionale di rugby, perché non potrebbe indossarla se non rischiando di perdere l’amicizia dei compagni neri.
Il problema è affrontato di petto dal Comitato sportivo dell’African National Congress, il partito del presidente Mandela, decidendo la soppressione di squadra, maglia e inno per sostituirli con una nuova squadra, una nuova maglia e un nuovo inno. Informato della decisione, Mandela si presenta al Comitato e lo invita, rischiando la propria leadership, a ritornare sulla precedente decisione:
“Tutti i miei carcerieri erano afrikanere per 27 anni li ho studiati. Occorreva che io conoscessi il mio nemico per prevalere su di lui. Infatti abbiamo prevalso. A loro stanno a cuore gli Springbocks e il rugby, se glieli portiamo via, li perderemo, daremo loro la prova di essere esattamente come loro temevano che fossimo. Noi dobbiamo essere migliori. Dobbiamo sorprenderli con la comprensione, con la moderazione e con la generosità. Io conosco tutte le cose che loro ci hanno negato, ma questo non è il momento di consumare meschine vendette. È il momento di costruire questa nazione, usando ogni singolo mattone che abbiamo a nostra disposizione, anche se quel mattone è avvolto in colori verde oro (quelli degli Springbocks). Voi mi avete eletto come vostra guida: lasciatevi guidare”.
Il risultato fu a suo favore per soli 12 voti. “È solo un calcolo politico?”, gli domanda la segretaria. “È umano il calcolo, direi. Se togliamo loro quello che hanno di più caro, gli Springbocks e il loro inno nazionale, rinforziamo il circolo vizioso di paura che ci divide. Io farò quello che devo fare per fermare quel circolo vizioso, altrimenti ci distruggerà”.
Di qui la sua strategia: invitare per il tè il capitano della nazionale, François Penaar, portarlo dalla propria parte perché la squadra di rugby diventi la squadra di tutta la nazione. One team, one nation grida un cartellone pubblicitario dei prossimi Campionati del mondo. La squadra deve vincere il Campionato che si giocherà proprio in Sudafrica.
Il film racconta così la preparazione, le strategie per coinvolgere il paese, le uscite in campo di Mandela, lo sforzo di François per unire la squadra, le partite di avvicinamento allo scontro finale contro gli invincibili All Blacks neozelandesi. L’attesa dello stadio traboccante di folla, soprattutto afrikaner, il saluto di Mandela ai giocatori vestito con la maglia della squadra, il numero del capitano e il cappellino verde.
La partita è tesa, difficile, dura, a tratti feroce. Poi la vittoria, l’esaltazione, gli abbracci tra afrikaner e neri nello stadio e in tutto il paese incollato da ore davanti alla tv.
Un trionfo della squadra e di Mandela, un buon inizio per una nazione ancora tutta da costruire.
Film sul Sudafrica ieri e oggi:
Zulù (1964) di Cy Endfield; Grido di libertà (1987) di Richard Attenborough; Un mondo a parte (1988) di Chris Menges; Un’arida stagione bianca (1989) di Euzhan Palcy; Sarafina! Il profumo della libertà (1992) e Terra Amata (1995) di Darrel J. Roodt; In my country (2004) di John Boorman; Il suo nome è Tsotsi (2005) di Gavin Hood; U-Carmen (2005) di Mark Dornford-May.
I film che, oltre ad Invictus, in modo specifico si concentrano sulla vita, la figura di Mandela e sulla sua politica di riconciliazione sono In my country e Il colore della libertà.







