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In difesa della Soka Gakkai - Risposta di P. Luciano Mazzocchi

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LETTERE: La reazione di una lettrice all'articolo "Vangelo e Zen dietro il Duomo di Milano", (MO giugno-luglio 2008)

IN DIFESA DELLA  SOKA GAKKAI

Sono praticante buddista della corrente Soka Gakkai da molti anni. Trovo la vostra rivista molto valida, ma l'intervista pubblicata sul numero di giugno-luglio 2008 a p. Luciano Mazzocchi mi ha lasciata perplessa e contrariata. Egli infatti l‘assimila alle correnti religiose adattate alla nostra società dei consumi. In particolare, non condivido quanto si dice circa l'assoggettamento della Soka Gakkai ai messaggi negativi della società come il successo, l'affermazione personale, ecc. Al contrario, questa forma di buddismo è basata sulla ricerca della felicità e della spiritualità dell'individuo che non può essere realizzata senza aiutare gli altri a divenire a loro volta felici. È un processo che viene attuato (e forse è qui l'equivoco) attraverso il perseguimento dei propri scopi personali, ossia nell'esaminare il lato più profondo della propria vita e scoprirne il potere infinito che è perfettamente fuso con quello dell'Universo.

Tutto questo avviene grazie alla preghiera e passa attraverso un processo di crescita personale dove l'individuo, cercando di superare la sofferenza, scopre il potere della vita, capisce dove ha sbagliato e, avendo raggiunto l'illuminazione, si rende conto che la propria felicità non può che essere condivisa, aiutando gli altri nel processo di crescita. Si dice che il Buddha agisce sempre e comunque da Bodhisatva, cioè per la felicità di tutti gli esseri viventi.

Molte sono le iniziative e le attività promosse dalla Soka Gakkai anche per l'ambiente, l'ultima delle quali, portata in numerose città di tutto il mondo, riguarda la Carta della Terra e il potenziale umano, una mostra itinerante che prende in considerazione l'impatto dell'uomo sull'ambiente e il potenziale positivo dell'uomo nella risoluzione dei problemi globali. Ricordo, inoltre, che il presidente della Sokaa Gakkai Internazionale, Daisaku Ikeda, è considerato un maestro di pace. Egli ha avviato un dialogo con vari protagonisti della cultura mondiale, da Peccei a Toynbee, da Zhou Enlai a Johan Galtung, a Gorbaciov e a molti altri.

  • LAURA VALENTI.

RISPOSTA DI P. LUCIANO MAZZOCCHI.

Comprendo in parte l'obiezione che lei rivolge alle mie affermazioni circa la Soka Gakkai, in quanto in Italia, come del resto in Giappone, è difficile, forse impossibile, cogliere subito la distanza che corre fra le varie correnti che si dicono "buddismo". È altrettanto difficile, ad esempio, cogliere la distanza fra il cristianesimo dei Testimoni di Geova e quello cattolico. Riconosco che la rettitudine di una persona non si misura dall'appartenenza religiosa, ma da ciò che realmente quella persona è.

Quindi la mia risposta non è rivolta a ciò che realmente lei è o altri italiani della Soka Gakkai sono; ma piuttosto sugli elementi (principi, atteggiamenti di fondo) che la costituiscono. Nichiren Shoonin dichiarò la sua insanabile distanza fra il suo modo di proporre il buddismo e quello degli altri riformatori buddisti della stessa epoca, fra cui Eihei Dogen, fondamentale promotore dello Zen Soto in Giappone. Si rivolse alle autorità politiche per ottenere l'adesione "politica" alla sua visione e l'abbandono delle altre forme buddiste. Ciò sopravvive oggi in Giappone nel partito Komeito, attualmente al governo con il partito Jiminto. La Soka Gakkai in Italia non ha aderito all'Unione buddista italiana. È doveroso riconoscere che essa non si pone come una corrente buddista nel mantra del buddismo, ma come l'unica forma che deve prevalere sulle altre. Venendo ai principi che reggono la spiritualità di una religione, la grande distanza fra il buddismo originario e la Soka Gakkai si evidenzia nella posizione fondamentale che è data all'"io". Nello Zen, per esempio, attraverso la meditazione il praticante si pone nell'atteggiamento di lasciare il suo sé per risvegliarsi nel sé eterno che è scioglimento (morte) dell'io psichico.

Nella Soka Gakkai domina il realizzarsi dell'"io", che ovviamente il praticante si autodice essere il sé eterno. Nella Soka Gakkai il praticante si ritiene già "risvegliato, redento" dal semplice fatto di appartenervi; l'appartenenza costituisce il suo diritto ad autodirsi ciò che lui (lei) vuole diventare. Non c'è un reale risveglio o, per dirla in termini cristiani, non c'è una reale risurrezione. Non c'è la vera gratuità, novità di vita.

Ciò distanzia tanto dal buddismo di Eihei Dogen e dalla via di Cristo, dove invece il discepolo deve battezzarsi (immergersi) nel vuoto e lasciarsi rigenerare, anche se come ciò avvenga egli non lo sa. Il fedele della Soka Gakkai sa molto bene dove vuole arrivare, lo determina, lo ottiene con la recita del mantra. Si autodice che ciò è volontà pura, benevola, "valore originario - soka". Manca la conversione.

Credo di essere rispettoso e anche documentato nell'affermare quanto sopra; tuttavia ripeto quanto detto: la dignità di una persona dipende da ciò che lei è, e non dall'appartenenza.



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