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Nell’Aysén non ci sono Università. Per continuare gli studi, dopo la scuola secondaria, i giovani devono emigrare altrove. Per questo non ho rapporti con l’ambiente universitario. Mi ha quindi sorpreso l’invito a tenere la lectio inaugurale dell’anno accademico all’Università Cattolica Silva Henríquez di Santiago del Cile. Sono oltre cinquemila gli studenti che frequentano l’Ateneo, che porta il nome di un benemerito vescovo che ricoprì diverse responsabilità ecclesiali in Cile, fino ad essere arcivescovo della capitale dal 1961 al 1983. Silva Henríquez fu vescovo in un’epoca di importanti cambiamenti ecclesiali, culturali, sociali e politici. Partecipò, infatti, molto attivamente al Concilio Vaticano II, attraversò il governo democristiano di Eduardo Frei, quello socialista di Salvador Allende e la dittatura militare di Augusto Pinochet. Unanimemente riconosciuto come uno strenuo difensore dei diritti umani, egli considerava tale difesa parte integrante dell’evangelizzazione e della missione pastorale della Chiesa.

Mi è stato chiesto di dire come il card. Silva Henríquez giudicherebbe la situazione dei diritti umani oggi in Cile. Ho risposto partendo dalla sua passione per la persona umana, per i suoi diritti e doveri, soffermandomi sull’impegno da lui profuso per difenderne la dignità divina, alzando la voce e lottando per la giustizia e la pace al fine di costruire una società più fraterna e solidale. La sua costante preoccupazione per i poveri, la sua vicinanza agli esclusi lo convinsero a creare il “Vicariato della solidarietà”, il “Vicariato della pastorale operaia”, il “Vicariato della pastorale universitaria” e numerose altre iniziative di grande impatto ecclesiale e sociale. Assai importante fu il “Simposio sui diritti umani”, organizzato dall’arcidiocesi di Santiago, nel 1978, in piena dittatura militare. Per Silva Henríquez la violazione dei diritti umani era una “tortura” grave della persona, soprattutto nel caso dei poveri e degli esclusi dal sistema politico, di cui Cristo, oggi, avrebbe senz’altro ascoltato il grido.

Nella mia lezione ho mostrato come non ci sia soluzione di continuità tra la “tortura” del tempo di Silva Henríquez e quella attuata oggi dai poteri economici, politici e giudiziari, dal sistema neoliberista che sacrifica enormi settori della società, emarginandoli ed escludendoli dai beni di prima necessità e dalle decisioni importanti circa il presente e il futuro del paese. Questa “tortura” esclude e impoverisce molte persone, comunità, popoli e culture. Quanti, infatti, ancora oggi soffrono, fino alla morte, per mancanza di acqua potabile o di cibo, per l’inquinamento o per la corsa agli armamenti, per l’invasione colonialista delle multinazionali nei paesi poveri, per espressioni religiose intimiste che non liberano le persone, per leggi e Costituzioni che favoriscono la povertà, l’ingiustizia e l’esclusione! Terminata la conferenza, diversi studenti e professori si sono avvicinati per approfondire la questione con numerosi esempi tratti dalla drammatica realtà cilena, ma non solo.

Ne è scaturita una domanda allarmante: che responsabilità e che ruolo ha la Chiesa cattolica in questa struttura di potere?

Credo che la Chiesa non sia, o non dovrebbe essere, una struttura di potere. L’unica missione di Gesù è, infatti, consistita nell’annunciare ai poveri la buona notizia del Regno di Dio. Questa dovrebbe essere anche la missione della Chiesa, se vuole essere fedele al suo Maestro e Signore. Il problema-peccato sorge quando la Chiesa si allea col potere economico, politico o giudiziario, con una specie di “matrimonio” che la rende complice dell’oppressione dei poveri. Questa alleanza non ha certamente nulla da spartire con l’intuizione profetica del “Papa buono”, Giovanni XXIII, il quale inaugurando il Concilio Vaticano II, ha auspicato non solo una “Chiesa povera” ma anche una “Chiesa dei poveri”.

Dopo 50 anni, non so quanto sia rimasto di questa ecclesiologia “giovannea”, eppure qui si gioca la credibilità della nostra fede e la visibilità della nostra spiritualità.

Aysén (Cile), 5 maggio 2012.



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