Il muro di vetro, L’Italia delle religioni
Questo lavoro si propone come un primo rapporto sul pluralismo religioso in Italia, mentre è in atto una profonda trasformazione del campo religioso, non è più così monolitico, eppure sempre più presente nel discorso pubblico. Plurale sia ad intra, in un mondo cattolico sempre più diversamente “appartenente”, come ad extra, per la presenza di religioni altre “portate” da popolazioni immigrate. E quando non sono religioni diverse, diversi sono i modi di viverle.
Accanto ad una breve ricognizione sociologica, l’opera avanza alcune piste d’interpretazione della realtà plurireligiosa italiana.
Lo fa servendosi di esperti che scandagliano il tema da diversi punti di vista. Il risultato è un “rapporto” sull’Italia delle religioni che indaga la realtà e le sue contraddizioni (prima parte: analisi), fa memoria di figurechesi sono spese e si spendono per la “città del dialogo” (seconda parte: profili) come di eventi ed iniziative che concorrono a costruire, nonostante tutti i problemi, la storia civile e religiosa di questo paese (terza parte: documenti e dati).
Ora, se il pluralismo “di fatto” è un’evidenza inconfutabile, meno evidente è, invece, accogliere le indicazioni che la realtà multi religiosa offre. La prima è la pluralizzazione dei riferimenti religiosi che la “consistenza” storica della religione islamica pone al cittadino italiano. L’islam, misurato sui dati statistici,èla seconda religione d’Italia (oltre che d’Europa). Abbiamo imparato ad essere plurali, anche dal punto di vista religioso, con l’islam. I buddhisti, invece, se mai si arriverà all’Intesa con lo Stato, sono coloro che insegnano al cittadino italiano ad andare oltre il “confine” giudaicocristiano, mentre la presenza plurimillenaria, per quanto numericamente piccola, della comunità ebraica chiede che l’educazione alla cittadinanza sia interreligiosa.
Queste le indicazioni del pluralismo religioso. È la stessa realtà che denuncia alcuni nodi. Accanto a quello culturale-politico, ad oggi incapace di proporre una leggesulla libertà religiosa chesuperi la legislazione del Ventennio, anche quello culturale-comunicativo di un paese che si “percepisce” ancora come “cattolico”. Al mondo dell’informazione “religiosa” è dedicato uno dei lavori che compongono il rapporto e che conclude con la severa osservazione di trovarsi di fronte ad un “paese a bassa laicità”.
L’indagine continua segnalando pluralismi evidenticome quello rappresentato dall’immigrazione, dalle chiese evangeliche africane, dalla religiosità popolare come dal nomadismo spirituale che chiede, quest’ultimo, di “elaborare una approfondita teologia del pluralismo religioso” (p. 154). Ma anche pluralismi “nascosti” come quello che sta dentro il meccanismo dell’otto per mille, quello della galassia musulmana, che invece appare omogenea agli occhi dell’opinione pubblica, oppure quello dei blog religiosi o delle pratiche e percorsi di insegnamento della religione a scuola.
Tutti argomenti, questi, studiati all’interno di rispettivi articoli che compongono il rapporto. Al quale non potevano mancare i riferimenti a persone e figure che, nel corso dell’anno passato, hanno partecipato, a vario titolo, ad un “discorso pubblico” sulla religione contribuendo a “vedere” ed accogliere il pluralismo religioso. Che, come documentato nella parte conclusiva del lavoro, è rintracciabile anche negli eventi e nei dati.
Tra le mani, allora, un “documento” che indica un percorso: quello di rompere il “muro di vetro” che fa vedere (il vetro) gli altri, ma con i quali non permette (il muro) di relazionarsi e mettersi in rapporto.
Ma, questa la tesi degli autori, i muri, di qualsiasi materiale, non favoriscono la maturazione della democrazia e non aiutano il cammino delle chiese e delle comunità umane e religiose.
Un progetto, quello del rapporto, che si propone con cadenza biennale e del quale si sentiva la necessità.







